Nanni Balestrini
La Grande Rivolta


"A volte non ci si capisce e non ci si mette d'accordo perché uno è abituato a parlare in un modo e uno in un altro. Chi è abituato a parlare da cristiano chi da sottoproletario chi da borghese."


La proposta editoriale che oggi viene fatta dalla Bompiani, cioè la pubblicazione dei tre romanzi di Nanni Balestrini, Vogliamo tutto, Gli invisibili, L'editore, accompagnati da una Antologia critica, rappresenta quasi una volontà di sistematizzazione della riflessione sugli anni più difficili del secondo dopoguerra. Ma questi romanzi non hanno solo (anzi non hanno soprattutto) una finalità per così dire storica, piuttosto invece rappresentano il punto più alto, e forse conclusivo, della narrativa moderna, che darà poi avvio al cosiddetto romanzo postmoderno. Autenticamente letterari, nella ricerca linguistica e compositiva, i tre romanzi, composti nell'arco di quasi vent'anni, vedono tre diverse situazioni e tre tipologie umane attraversate dalla profonda frattura sociale rappresentata dalla fine degli anni Sessanta e dagli anni Settanta.
In Vogliamo tutto il protagonista, e narratore in prima persona, è un operaio, che emigrando al nord, passando da una situazione contadina ad una urbana, compie la sua maturazione culturale e politica all'interno della fabbrica italiana per eccellenza, la Fiat, dove, da un generico rifiuto della sua condizione esistenziale, raggiunge la solidale consapevolezza del valore (anche se la sconfitta è inevitabile) delle lotte collettive e dell'opposizione al sistema economico trionfante.
In Gli invisibili è una generazione intellettuale perdente e la società, (che criminalizzando spinge al margine chi le si oppone) che muovono situazioni temporali e narrative diverse, ricomposte poi nei capitoli dedicati al processo, cioè alla "resa dei conti" finale dei personaggi. Il carcere, la violenza profonda di questa istituzione totale, appare ancora oggi forse tra i più attuali temi del romanzo capaci di colpire la coscienza del lettore.
L'ultimo romanzo della triade, L'editore, utilizza una tecnica si può dire "wendersiana": un regista, un professore universitario, un libraio e una giornalista discutono sulla possibilità di realizzare un film sulla morte di Giangiacomo Feltrinelli. Diviso in dodici scene il romanzo ha il suo momento più epico nella scena dei funerali dell'editore: simbolo di sconfitta e di vitalità nello stesso tempo, di una generazione, di una volontà rivoluzionaria, di un'epoca.
L'aspetto che più, ancora oggi, dà forza a questi tre romanzi è la scelta linguistica: incisiva, coraggiosa ricerca che giunge alla conquista di una ritmica e di una sonorità espressive straordinarie, utilizzo di codici diversi, uniti dalla comune tensione interiore di chi li usa. L'andamento a paragrafi della narrazione occupa lo spazio necessario all'idea nel suo esprimersi: essenzialità quindi di un'epica contemporanea che ha appunto in Balestrini uno dei suoi più complessi interpreti.



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