PREFAZIONE DI ALDO NOVE

Prendete la Storia. Il suo perpetuarsi attraverso orrori e soprusi.
Toglietene l'agiografia dei vincitori.
Quello che resta è l'altro volto del presente.
Guardatelo tra le pagine dei romanzi di Nanni Balestrini. Guardate dove non vogliono farsi guardare. Dove negli anni si sono nascosti i cervelli fatti schizzare sull'asfalto e le dita spezzate in nome dell'ordine precostituito. Guardate qui, almeno una volta.
Ascoltate, mentre leggete, il ritmo delle lasse, dei blocchi di narrazione congegnati per consegnare alla memoria ciò che è scomodo ricordare. Sentitene rutilare il ritmo, le pulsazioni vitali che diventano linguaggio inaudito.
Il frastuono assordante della Storia è qui, permane e non c'è tempo per inventarsi una fuga nella consolazione allucinata di un telegiornale (nella retorica del telegiornale, nell'inanellarsi soporifero dei non?fatti istituzionalizzati) o nei luoghi delegati alla distrazione (Diana Spencer che muore, Padre Pio che piange, tutta la letteratura degli anni Ottanta, Laura Pausini, Tomb Raider III, Mario Luzi).
Qui, invece, c'è la parola senza il chador della letteratura.
Nuda brutale funzione referenziale.
Con furore logico, Nanni Balestrini ha segnato, tra gli anni Sessanta e il finire della "grande stagione dell'intelligenza", la distanza tra la consolazione delle lettere e il linguaggio, i linguaggi di chi non vuole, non ha voluto consolarsi nelle lusinghe dell'esistente, dall'operaio di Vogliamo tutto al militante extraparlamentare di Gli invisibili alla complessa figura dell'editore fulminato. Ne ha sfatato il punto di fuga più forte, la psicologia, per costringere il paesaggio a rimanere sulla pagina, ancora una volta per non abiurare i fatti.
Succedono cose continuamente, in queste pagine drammatiche e densissime, secondo un movimento a spirale che è quello dell'epos costretto all'interno dei processi digestivi del Potere, questione ultima di ogni letteratura.
La metafora digestiva, cara a Rabelais e a tutta la cultura popolare, rende perfettamente la funzione della scrittura di Balestrini.
Scrittura ematica dove tutto indifferentemente viene digerito e reso (vomitato) al mittente, il Potere, attraverso l'azione (la reazione) dell'antagonista e degli antagonisti sociali, dell'effetto di linguaggio scelto a scardinare l'insostenibile esemplarità della forma (del Potere).
La lingua di chi non ha diritto alla parola diventa, nella ricerca splendidamente inaugurata da Vogliamo tutto, il centro della scena e si rappresenta come rivolta in atto e riflessione sulla rivolta.
Nello stesso momento in cui questa avviene. Senza nessun pathos della distanza.
Senza nessuna pietà per le rose.



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