IL ROMANZO ITALIANO
Essere scrittori attuali? Si può

di Angelo Guglielmi

NANNI BALESTRINI, "LA GRANDE RIVOLTA",
BOMPIANI, PP. 355, LIRE 32 MILA.

In un incontro pubblico dedicato ai temi della cultura Walter veltroni lamentava e denunciava l'assenza del "contemporaneo" nella narrativa italiana di oggi e si chiedeva il perchè. Io non ho avuto modo di intervenire; avrei voluto intanto ricordargli che un esempio di narrativa impegnata sul "contemporaneo" era appena uscito ("La Grande rivolta" di Nanni Balestrini) per poi convenire con lui che in generale gli scrittori italiani non sanno dare parola ai grandi eventi della storia di oggi. La ragione è che l'attualità della storia è un nodo introcinato dove si aggomitoano fili diversi (tra reali, ipotetici e virtuali) che è impossibile portare a unità e che dunque sfuggono alla presa del linguaggio (così preoccupatemente elementare) degli scrittori italiani, al massimo buono a registrare un fremito del cuore o a dar conto di un litigio tra coniugi.
Al contrario Balestrini non ha trovato impossibile raccontare il lungo intervalo caldo della storia d'Italia tra gli anni 60 e gli anni 80. La soluzione da lui adottata è stata non tanto raccontare i fatti accaduti (il '68, la morte di Feltrinelli o gli arrestati di Padova), ma raccontare il linguaggio in cui quegli eventi si erano epressi.


Così ha messo uno accanto all'altro il linguaggio dei documenti ufficiali con i linguaggi della cronaca, della riflessione etica, del commento popolare, delle sentenze giudiziarie, ecc. strettamente intrecciandoli in modo che cortocircuitassero e esplodessero dando vita a una formazione nuova al fondo della quale i fatti di riferimento si mostrassero finalmente liberi dagli umori (l'"acreaere") che ne ostacolavano la vista. Si è trattato (più semplicemente) di un intervento sul linguaggio per neutrallizzare le interferenze emozionali e ideologiche e restituirlo a una pluralità attiva.


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