SCENA SETTIMA

I ricchi facciano i ricchi se non vogliono cacciarsi nei guai o combinare guai penso così con malinconia dell'editore un ricco infelice pieno di problemi personali che in fondo non interessavano a nessuno sempre implicato in vicende clamorose che gli appassivano tra le mani incapace di fermarsi in un lavoro in un amore in una idea sempre alla ricerca di qualcosa che lo tenesse in piedi che desse un significato alla sua vita alle sue contraddizioni alle sue stravaganze mentre scrivo so poco del modo nel quale è morto vedremo di capire meglio se sarà possibile ma temo che neppure questa sua fine tragica

comunque siano andate le cose riuscirà a fare di lui qualcosa di diverso da un uomo fallito la sua morte è un finale come si suol dire emblematico c'è qualcosa di logico e di fatale nel fatto che questo ricchissimo borghese sia stato trovato dilaniato da una carica di dinamite la stessa dinamite che egli metteva contro una società che gli aveva permesso di nascere in una culla tappezzata di miliardi cioè in definitiva contro se stesso è la sorte che aspetta tutti questi buffoncelli del sinistrismo in spyder fra i quali il povero editore

fa spicco se non altro per un certo coraggio l'editore è approdato all'ultima spiaggia di una morte violenta che ha suggellato una esistenza difficile inquietante contraddittoria l'origine miliardaria che più o meno confusamente senti come una condizione che lo segnava con le comode stimmate del privilegio ha condizionato la sua vita spingendolo tra sbandamenti e confusioni alla ricerca di miti e di soluzioni disperate e isolate convinto che l'Italia fosse in pieno colpo di stato viveva in clandestinità all'estero dopo aver mal digerito la lezione del Che in America latina alle teorie aberranti aggiungeva un pizzico

di bizzarria confinante da vicino con la stravaganza l'assurda avventura dell'editore è di quelle che si snodano oscillando paradossalmente tra il mondo ricco e dorato di origine e la ricerca disperata di primeggiare in ambienti assolutamente opposti che quel mondo vuole abbattere istinti autopunitivi labilità di carattere frustrazioni profonde possono certo spiegare sotto il profilo psicologico o meglio psichiatrico la personalità del miliardario dinamitardo il Che diventa la sua stella polare la tecnica della guerriglia lo affascina e appena gli affari glielo consentono vola

a Cuba e vi soggiorna per lunghi periodi senza tralasciare di farsi vedere in giro con belle donne e di condurre una vita molto agiata nel 1954 fonda la casa editrice e due anni dopo lascia il Pci dopo i fatti di Ungheria la Milano-bene sorride soddisfatta il transfuga ritornerà presto tra le file ha finito di fare il sovversivo le due anime dell'editore l'impronta del grande ricco e l'insoddisfazione che lo spinge sempre verso una ricerca individualistica e esasperata si manifestano in modo clamoroso i suoi viaggi a Cuba la sua brevissima detenzione nelle carceri

della Bolivia si alternano all'apparizione su Vogue in cui appare fasciato in un mantello di lontra marrone firmato da Jole Veneziani giustificava la sua latitanza dicendo che quando il Reichstadt brucia occorre tenersi lontani ma continuava a inguiaiarsi in clamorose disavventure di svolte nella vita privata e pubblica dell'editore milanese ce ne sono state molte e talune sconcertanti e difficilmente omologabili sotto una comune e chiara matrice il tarlo dell'avventura doveva roderlo senza sosta forse gli eroi della rivolta proletaria e dell'anarchia immortalati dalle sue pubblicazioni l'ossessionavano doveva diventare uno di essi specialmente

il Che Guevara non contento delle ville delle barche di lusso delle automobili che vanno a trecento all'ora delle pellicce e dei gioielli che poteva regalare aveva scelto l'hobby della dinamite e del populismo si portava dietro troppi complessi d'inferiorità e troppi bollori momentanei per non diventare uno strumento nelle mani di qualcuno più abile di lui un boy-scout che voleva essere considerato pericoloso ma che non c'era mai riuscito che voleva essere considerato un estremista ma era guardato con sospetto dagli estremisti veri fino in fondo l'editore ha tentato di diventare un primo attore senza capire che aveva i mezzi soltanto per particine

di contorno quella del traliccio era la sua grande occasione la sfortuna la maledetta sfortuna non l'ha mollato fino all'ultimo giustificava la sua latitanza dicendo che quando il Reichstadt brucia occorre tenersi lontani ma continuava a inguiaiarsi in clamorose disavventure nello stesso tempo per altro egli non smette certi atteggiamenti tendenti a épater le bourgeois in questo senso è certo significativo che egli riesca a offrire al pubblico nello stesso momento due contemporanee e opposte immagini di sé quella del playboy e quella dell'editore impegnato d'avanguardia pronto

a pagare di persona siamo infatti al settembre del 67 i lettori di L'Uomo Vogue possono ammirare le foto dell'editore in veste di indossatore di costosissime pellicce in un servizio sui quattro re della foresta di cemento milanese dopo aver lanciato Il dottor Zivago scrive la rivista l'editore yé-yé ora lancia le pellicce Zivago e infatti l'editore posa in una foto di studio con un mantello di lontra marrone addosso e in un'altra avvolto in un mantello di persiano S.W.A. con colbacco chi vorrà scrivere una biografia o un tentativo di biografia

di questo gigantesco Ossesso in senso dostoeskiano dovrà necessariamente far partire la sua inchiesta informativa la sua indagine conoscitiva da un'accurata analisi del corpo già vastissimo delle sue edizioni più che delinquenziale il suo caso mi sembra patetico e soprattutto rivelatore di una certa mentalità molti si domanderanno per quali vie ideologiche questo rampollo di una delle più ricche dinastie lombarde sia arrivato al terrorismo posso garantire che l'ideologia non c'entra per il semplice motivo che questo ragazzo non era in grado di capirne nessuna ciò sembrerebbe in contrasto con la sua attività di editore che vantava anche notevoli successi

ma realtà questi successi vanno accreditati unicamente agli uomini di cui si era circondato tradendo l'acume dei filosofi e dei sociologhi marxisti che egli a preferenza di altri pubblicava i suoi autori preferiti quelli a cui dedicava non confessate ore di appassionata lettura erano quelli che molti anni fa avevano inventato i personaggi di Fantomas di Rocambole e di Arsenio Lupin in quegli eroi trovava rassomiglianze stupefacenti stimoli esempi da imitare gli sarebbe piaciuto essere il Fantasma dell'Opera o uno di quei misteriosi e sanguinari tipi per cui Eugène Sue

e Carolina Invernizio prosciugarono piscine d'inchiostro una lunga e pressoché ininterrotta omertà ha sempre legato il Pci e il suo figliol prodigo con troppi soldi e troppi raptus rivoluzionari si ricattavano e si condizionavano a vicenda sfortunatamente per entrambi il boy-scout lasciato a far di testa sua non si accontentava delle bombe con la crema voleva anche fare il Pietro Micca e il Reichstag è bruciato per davvero ma con lui dentro il rifugio segreto tra i monti della Carinzia in una romantica baita sepolta dalla neve e nascosta tra i boschi dove l'editore progressista aveva conservato tutti gli antichi vessatori

diritti padronali e si pagava un pedaggio per transitarvi e le guardie col cappello piumato catturavano e consegnavano alla polizia le donnette che andavano a far legna più tardi fu convertito alla rivoluzione da un giardiniere e abbracciò la sua nuova fede con il medesimo fanatismo cieco apparteneva a un genere di uomo comune in Italia che poteva passare da un movimento estremista a un altro opposto purché illiberale e mitologico senza fermarsi alle idee forse noiose e troppo serie perché non promettono nessun miracolo ma solo fatica non ereditò dagli avi quell'amore per lo stato

italiano che era invece insegnato naturalmente ai discendenti di patrioti dell'800 né per le idee di libertà e come molti figli di borbonici un secolo fa egli continuò senza accorgersene la lotta all'Italia liberale e indipendente ma da posizioni di sinistra per capirlo bisogna forse evocare alcuni personaggi simili egli somigliava al grande industriale tessile russo presso il quale erano impiegati l'ingegner Skriabin detto Molotov e l'ingegner Krassin e che al principio del secolo finanziò per anni Lenin l'Iskra e la Pravda e dopo la rivoluzione si impiccò in una camera

d'albergo di Cannes avendo capito a che erano serviti i suoi denari ricorda curiosamente per certi aspetti anche Howard Hughes il miliardario americano che vive in un mondo separato tutto per lui circondato dal segreto servito da sicofanti cortigiani e dipendenti fedeli come schiavi la rivista di moda Vogue si occupò di lui pubblicandone una foto in pelliccia con questa didascalia Dopo aver lanciato Il dottor Zivago l'editore yé-yé ora lancia la pelliccia Zivago a sinistra in un mantello di lontra marrone di Jole Veneziani a destra in un mantello di persiano S.W.A. marrone scuro di Fendi con colbacco torna in Italia deluso

dalla Bolivia mentre la sua sterile avventura balza all'onore delle cronache di tutti i giornali torna nella grande villa stile liberty sul lago di Garda con un giardino da mille e una notte ed un chilometro di spiaggia privata riprendono i party sfarzosi ed assurdi con centinaia di invitati intellettuali anarchici estremisti avventurieri di tutti i colori e molte belle donne guerriglia e champagne atteggiamenti da Filippo egalité che la Milano bene comincia a disprezzare in merito all'attentato di Segrate l'on. Malagodi ha fatto la seguente dichiarazione se veramente l'attentatore morto è l'editore termina così tragicamente per lui e sull'orlo del dramma

per Milano una carriera di dilettante della Politica rivoluzionaria di un uomo ricchissimo per eredità che giocava non da ieri al mistero e all'estremismo dinamitardo in nome di un progressismo senza sbocchi di progresso è un nuovo esempio di quella confusione degli spiriti che può essere vinta soltanto dalla ragione e dalla buona volontà in nome della libertà e dell'umanità secondo i rapporti del controspionaggio l'editore reduce dalla Bolivia e desideroso di importare in Italia i metodi della guerriglia come primo passo verso l'insurrezione armata ritenne assurdamente che in Sardegna avrebbe potuto opportunamente stimolata crescere la pianta

della rivoluzione in Sardegna a suo avviso la base rivoluzionaria esisteva bastava trovare la leva giusta mancava invece un esercito di guerriglieri l'editore credette di trovarlo già bello e pronto nelle bande che operavano sequestri e rapine nel Nuorese e Graziano Mesina il più celebre il più popolare e anche il più amato dei banditi sardi fu designato come capo nella mia costernazione per la tragica fine del povero editore devo confessare che c'è una venatura di rimorso non è che me ne senta in qualche modo responsabile ma avendolo conosciuto ragazzo quando si allenava alla contestazione esercitandola contro la madre il patrigno i precettori il latino il galateo e soprattutto

il sapone forse avrei dovuto dargli qualche consiglio che a lui non sarebbe servito a nulla lo so perché l'avrebbe rifiutato ma che ora servirebbe a me per mettermi in pace la coscienza nell'atteggiamento dell'editore c'è la chiave per comprendere il fondamentale errore della sua concezione della lotta politica in Italia per lui erano finite le illusioni della via italiana al socialismo le sostituì con altre strade che lo hanno portato a essere un tragico simbolo di fallimento nella foto un'immagine dell'editore pubblicata da Vogue all'epoca del successo del Dottor Zivago e si chiama appunto modello

Zivago una pelliccia lunga fino ai piedi di agnellino di Persia da portare con un colbacco dello stesso pelo l'editore accusava un'impotenza manifesta e permanente con molta probabilità egli soffriva di una sindrome infantile ossia era rimasto bloccato ad uno stadio infantile per effetto di traumi contratti durante l'infanzia e l'adolescenza nell'ambiente familiare e sociale di conseguenza non avrebbe raggiunto né la maturità psicologica né la maturità sessuale ma gli elementi attinenti alla sfera sessuale si riflettono su ogni altro aspetto della personalità di qui la sua rivolta alla famiglia alla classe sociale dalla quale proveniva al sistema al quale apparteneva quasi

biologicamente per nascita e consanguineità di qui il suo bisogno disperato di distinguersi e di differenziarsi il suo protagonismo disperato il denaro ebbe una grande influenza i miliardi facili danno a coloro che li possiedono un senso di ebbrezza paragonabile all'effetto che producono certe droghe tutto sembra loro consentito nessuna remora non l'opinione altrui non il codice penale non le regole della vita normale li ferma li ferma solo talvolta il timore di perdere i miliardi e con essi il potere e l'immunità ma l'editore non aveva questo timore perché le risorse erano immense perché si illudeva di potersi rifare e perché infine

stava conducendo una manovra speculativa che egli considerava sicura la sua posizione di potere si sarebbe rafforzata e quella degli altri ricchi distrutta il giorno in cui egli sarebbe tornato in Italia alla testa della rivoluzione non dategli del delinquente non lo era soltanto un ragazzo di poca testa che ha fatto il terrorista perché oggi questa è l'unica attività che fa notizia e riempie le pagine dei giornali fa perfino il manichino per la rivista di moda Vogue che lo presenta in posa da indossatore con un cappotto e colbacco di astrakan i baffi cadenti lo disegnano come un satrapo cosacco abbiamo di fronte soltanto la fine

allucinante di un uomo ricchissimo insoddisfatto sempre più perso dietro le sue lucide follie che si addestra nell'uso dell'esplosivo e parte all'attacco di un traliccio nella notte della campagna lombarda una fine assurda da pazzo soldato solitario un contestatore con moti soldi e molti complessi tragico simbolo di un fallimento la politica che diventa la sua passione ossessiva riconducendo ogni azione ogni gesto ogni parola al bisogno di soddisfare un impulso oscuro ma esigente ha voluto giocare alla rivoluzione è lo sfogo probabilmente di tutti i suoi complessi l'assurda avventura del guerrigliero

dinamitardo dilettante isolato della rivoluzione la morte di un ricco infelice che corre dietro al clamore una vita piena di svolte velleitarie una vita inquieta sbagliata e contraddittoria sotto il traliccio di Segrate la fine di una vita sbagliata il romanzaccio giallo di Segrate si articola in una serie ancora incompiuta di capitoli che spesso dopo una prima lettura risultano del tutto estranei alla trama della vicenda e non è proprio il caso di illudersi che manchino poche pagine all'epilogo né tantomeno che questo epilogo sia tale da sciogliere tutte le incertezze e fugare tutti i dubbi sul personaggio

un play-boy della rivoluzione un giovane patrizio viziato dagli agi e dai miliardi un bambino capriccioso incapace di dare un senso alla propria esistenza un alto-borghese degenere e degenerato un boy-scout un commesso viaggiatore alla ricerca di pubblicità assetato di clamore e di avventura ecc. ecc.



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