i furiosi 1994

Bompiani editore 1994

 
Indice 

PREFAZIONE
CANTO PRIMO
CANTO SECONDO
CANTO TERZO
CANTO QUARTO
CANTO QUINTO
CANTO SESTO
CANTO SETTIMO
CANTO OTTAVO
CANTO NONO
CANTO DECIMO
CANTO UNDICESIMO
i furiosi 1994

Nuova edizione DeriveApprodi 2004

Dai giornali

... nessun sociologo nemmeno quelli più avvertiti che hanno ben visto la ritualità tribale e la disperata rabbia sfogata nella violenza dei tifosi, li ha mai ritratti dall’interno con tanta veridicità. Sotto questo aspetto I furiosi è meglio di un reportage, è un autoritratto ribaldo e straccione, enfatico, grottesco e non privo di qualche orripilante grandezza… i furiosi pensanti sono i veri strateghi e inventori di questa epica teppistico-giocosa cantata da Balestrini. (Alfredo Giuliani, la Repubblica)

Fautore d’ogni tipo d’avanguardia, Balestrini si colloca agli estremi e con essi tenta di fare centro. La rivolta è permanente, la letteratura è lotta continua. Le sue frasi sono duri colpi alla testa.  K.O. “tecnici” di un narraore che fa montaggi con il parlato di questi “selvaggi” così aggressivi, così feroci e così fragili. Balestrini centra il bersaglio in più di un “canto” in questo romanzo che aspira all’epica. (Walter Pedullà, Il messaggero

Di sicuro c’è che uno come Balestrini dalla parte dell’ordine e della tranquillità non ci vuole stare neppure per un attimo, né ci crede né lo interessa. A lui interessano quelli che vogliono tutto e subito, i disperati e i ribelli. Saranno i posteri a dirci che razza di società era la nostra, quella in cui gli ultras della curva erano gli unici disperati a meritare questo nome agli occhi di uno scrittore tendenziosissimo ma raffinato (Giampiero Mughini, Panorama)

Dietro i contratti miliardari, la retorica patriottica, le ambiguità del mercato, gli interessi e il tam tam pubblicitario ci sono le storie di Picchio, Nibbio, Tuffetto, Marabù, Verdone, Luì. Un’umanità a parte, sola e insensata, orfana dei movimenti collettivi del passato, traboccante di un disagio e di un furore che la politica non ha saputo canalizzare, che grida, ogni domenica, il suo inno liberatorio: “che bella festa, che bel modo di stare insieme”. (Stefano Cazzato, Rocca)

… una sorta di contraltare al mito sociale della violenza calcistica (quella dei media dei pregiudizi e degli stereotipi), entrambi pronti a alimentarsi a vicenda. (…) Così, alle condanne moralistiche, al rifiuto e all’orrore, risponde la “presa diretta” di Balestrini che è, insieme, epopea picaresca e lucido saggio sociologico dove, attraverso le parole dei suoi protagonisti, la scena viene interamente occupata dalla percezione dell’esperienza – ovvero di ciò che viene vissuto. (Peter Freeman, il manifesto)



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