15.

 

La volta che mi hanno arrestato eravamo appena arrivati col treno dal paese camminavo con China e con altri due compagni per la strada dalla stazione verso la sede c'era la riunione alla sede per la radio che stavamo mettendo su la stavano mettendo su Gelso e Ortica e doveva trasmettere in tutta la provincia passa via un'auto civetta della questura sputtanatissima che negli ultimi tempi vedevamo spesso ferma davanti alla sede ma non ci badiamo neanche tanto stanno controllando come al solito pensiamo ma poi quelli si fermano di colpo proprio di fianco al marciapiede qualche metro davanti a noi si fermano di colpo e subito scendono scendono in fretta con le pistole in mano e vengono verso di noi a me la cosa mi sorprende perché questi ci conoscevano benissimo e non era il caso di fare tutta quella sceneggiata per chiederci i documenti come era già successo ormai un sacco di volte i tre in civile non badano molto ai compagni che sono con me ma mi circondano mi puntano le pistole addosso e mi dicono di stare fermo non muoverti mi gridano e chi si muove dico io questi si avvicinano e uno mette al muro i compagni e anche China con le mani alzate poi li fruga un po` ma senza convinzione gli altri invece mi prendono per le braccia e mi spingono verso la macchina mi spingono dentro la macchina e mi ritrovo schiacciato tra due con le pistole in mano che me le appoggiano ai fianchi erano piuttosto agitati e non dicevano una parola e allora anch'io non dico una parola riesco solo girando un po' la testa a vedere China sul marciapiede che correva verso la macchina che in quel momento parte di colpo

tutto questo è avvenuto tutto velocissimo quello che era rimasto giù quando ha visto che ero entrato nella macchina ha mollato i compagni che teneva contro il muro con la pistola è corso alla macchina è salito davanti e è partito sgommando a zig zag poi ha guardato dietro nello specchietto e ha detto l'avete perquisito no fa quello alla mia sinistra sempre spingendomi la pistola fra le costole quello che guida s'incazza ma come non l'avete perquisito ma siete fessi dovevate perquisirlo e frena e fa per accostare al marciapiede ma sempre quello alla mia sinistra dice non fermarti adesso quello che guida riprende velocità e dice ma almeno mettetegli le manette no e poi mi chiede minaccioso sei armato

no dico io quello a destra tira fuori le manette e quello che guida gli dice mettigliele dietro allora quello alla mia sinistra mi prende con una mano per i capelli e mi dice avanti metti le mani dietro io ubbidisco ma mi muovo molto lentamente perché mi sento premere la canna della pistola sul fianco quello a sinistra mi tira ancora i capelli finché appoggio la faccia contro il sedile davanti mentre l'altro mi mette le manette intorno ai polsi ma ci mette un po' a metterle perché c'è poco spazio e così finalmente mi trovo ammanettato quello a sinistra mi lascia i capelli adesso sono ammanettato e scomodissimo per via delle braccia dietro la schiena e i due di fianco che mi premono sempre le pistole fra le costole ma preferisco stare zitto e non chiedere niente

la strada che porta alla questura è corta però faccio in tempo a pensare a mille cose penso che questi stanno facendo una cosa dura di intimidazione non capisco per quale motivo ma è certo che stanno facendo una cosa dura e visto come vanno queste cose appena arrivati in questura mi riempiono di botte e penso che sono ammanettato e che così è facile picchiarmi senza che posso nemmeno difendermi e così mi salta addosso la paura delle botte non riesco neanche più a pensare per quale motivo possono avermi fermato penso solo alle botte che mi daranno e arrivati davanti all'entrata principale mi fanno scendere a spintoni sempre con le pistole 'n mano mi spingono su per le scale continuando a spingermi anche se non c'è bisogno mi spingono se salgo piano e se accelero mi dicono dove vai e mi tirano indietro per le manette

insomma facciamo due piani così sempre con questi che mi spingono e mi tirano poi questi mi fanno entrare in una stanza e mi fanno sedere su una sedia io nell'attimo in cui mi siedo sempre con le manette dietro penso adesso cominciano ecco e invece quello che mi aveva messo le manette tira fuori di tasca una chiavetta minuscola e me le toglie io ho tirato un sospiro perché ho pensato che se mi dovevano picchiare era più facile farlo quando ero ammanettato mi frego un po' i polsi che sono rossi e mi fanno male poi quello che guidava mi fa deciso spogliati dà i in fretta io non faccio obiezioni mi tolgo il giubbotto la sciarpa poi mi tolgo il maglione la camicia e la maglietta dà i su in fretta anche i pantaloni mi tolgo le scarpe mi sfilo i pantaloni e poi li guardo

ma sempre quello riattacca da incazzato ho detto tutto ti devi mettere nudo tutto hai capito e mi dà un colpetto sulla spalla con la punta delle dita tese e con una faccia sprezzante io vedo questa sua espressione sprezzante e mi viene naturale fissarlo in faccia e gli vedo questa espressione sprezzante negli occhi e sento salirmi una vampata d'odio di rabbia tu sei una carogna gli dico con gli occhi non ho il coraggio di dirglielo perché lo vedo lì tutto teso pronto a partire con una botta se faccio la minima reazione e così mi tolgo le calze e le mutande e resto lì nudo ho freddo ma non mi muovo è come una rivelazione per me e penso sono proprio così sono proprio fatti così ma perché mi stupisco quante volte ce lo siamo detto che sono così

i tre si mettono a frugare i vestiti rivoltano le tasche del giubbotto le tasche del pantaloni rovesciano fuori quello che c'è dentro sul tavolo poi prendono tra le dita una per una tutte queste cose che sono le solite cose le sigarette l'accendino le monete foglietti di carta le chiavi le solite cose che ci sono sempre quelle tasche le guardano le riguardano se le fanno passare da una mano all'altra due o tre volte le girano le sentono tra le dita poi se le passano tra di loro l'accendino le chiavi i foglietti di carta li leggono attentamente li guardano controluce li riappoggiano delicatamente poi tolgono le sigarette dal pacchetto tolgono anche la stagnola la osservano attentamente da una parte e dall'altra ma cosa stanno cercando mi chiedo cosa pensano di trovare

poi fanno passare i vestiti tastano il collo del giubbotto le cuciture strappano la fodera e ci passano dentro la mano a turno tastano il collo della camicia la rivoltano controllano le cuciture rovesciano i pantaloni e il maglione controllano ogni centimetro sempre con lo stesso ritmo calmo si vede che sono per loro gesti abituali meccanici poi prendono in mano le mutande le tastano bene anche quelle poi tocca alle scarpe ci infilano la mano sollevano la linguetta le mettono sotto la luce per guardarci dentro di sbieco controllano la suola la piegano in due e poi le buttano per terra alla fine la sciarpa rossa e i calzini sempre con le mani nervose li tirano su li tastano li girano e li rigirano tre quattro volte se li passano di mano poi quando hanno finito uno esce dalla stanza

raccolgo la mia roba sparsa in giro per terra faccio le cose lentamente continuo a non capire dove vogliono arrivare penso che adesso potrebbero anche dirmi qualcosa però io evito di fare domande finisco di rivestirmi lentamente e poi mi siedo su una sedia guardo fuori dalla finestra anche se non c'era niente da guardare perché eravamo al secondo piano e c'era solo il cielo grigio fuori dalla finestra guardavo fuori nel cielo grigio per non guardare quelli che anche loro adesso sembravano rilassati e non badavano più molto a me uno si era seduto sulla scrivania e faceva andare avanti e indietro le gambe penzoloni mentre con la mano giocherellava con gli oggetti che erano nelle mie tasche e che adesso formavano un mucchietto sulla scrivania

la carogna ce l'avevo dietro le spalle non lo vedevo ma ero sicuro che aveva fatto apposta a mettersi li per darmi insicurezza perché potevo pensare ogni momento che stava per arrivarmi una botta finché dopo qualche minuto quello che era uscito riappare e gli chiedono se è arrivato il capo ma guarda penso io lo chiamano davvero il capo e quello risponde adesso arriva io lo so chi è il capo l'ho già visto tutte le volte che abbiamo fatto una manifestazione era sempre lì col suo impermeabile doppio petto color crema dietro il finestrino di una macchina civile con la ricetrasmittente davanti alla bocca a dare ordini ai suoi ragazzi perché lui li chiama proprio cosi i miei ragazzi e loro lo chiamano il capo che tipi sono questi sbirri si comportano e parlano veramente come gli sbirri che si vedono nei film



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