17.

 

La porta si apre e il dottor Donnola entra nella stanza mi viene incontro serio con la faccia preoccupata ma tranquillo chiede agli altri se mi hanno perquisito e poi gli dice di uscire perché vuole fare quattro chiacchiere con me la carogna gli chiede se mi deve ammanettare no no fa il dottor Donnola e poi mi guarda dicendo noi ci conosciamo già e gli altri escono in fretta dalla stanza e lasciano la porta socchiusa il capo fa il giro della scrivania e si siede dall'altra parte sposta con la punta delle dita i miei oggetti che sono sempre lì sembra non avere nessuna fretta poi finalmente attacca paterno e confidenziale senti io lo so che tu sei un bravo ragazzo sei uno di quelli che parlano nelle assemblee che fanno le manifestazioni ma io lo so che tu non sei uno di quelli che sparano io aspetto che vada avanti a dirmi qualcosa i più invece lui si ferma e mi resta li a guardare fisso dietro i suoi occhiali quadrati senza aggiungere altro

allora tocca a me a parlare non so bene cosa dire e mi viene solo fuori da dire ma perché mi avete portato qui no no io non ti sto interrogando dice subito Donnola non posso farlo io la legge non lo permette non vedi che siamo qui da soli e che non scrivo niente voglio solo fare quattro chiacchiere con te se tu hai qualcosa da dirmi io non ci capivo niente e butto là ma cosa l'e devo dire siete voi che dovete dirmi mi avete portato qua voi non sono mica venuto qua io no insomma tu non mi vuoi dire niente fa Donnola niente di cosa chiedo io ma del tuoi amici della tua casa no quello andava col contagocce giocava al gatto col topo quali amici quale casa gli faccio lo e Donnola sorride ironico come quale casa casa tua la casa dove abiti

ma io adesso da un po' di tempo non abito più regolarmente da nessuna parte rispondo io subito abito un po' in giro di qua e di là mi faccio ospitare da amici a volte dormo a casa dei miei Donnola sorride ancora ma non sei tu l'affittuario della casa della via tale non è a tuo nome il contratto si sono io perché e Donnola fa un sospiro e dice tutto d'un colpo guardandomi fisso abbiamo fatto una perquisizione a casa tua e abbiamo trovato le armi io non ci ho creduto giuro che non ci ho creduto ho pensato questo bluffa e bluffa anche basso e allora gli ho sorriso senta dottor Donnola gli ho detto senta non è il caso ma Donnola è rimasto serio troppo serio c'è stato un attimo di silenzio poi Donnola riprende allora non mi vuoi dire proprio niente no dico io se mi vuole fare delle domande voglio un avvocato e dico così perché non sapevo proprio cosa dire

va bene dice allora Donnola dopo un attimo di silenzio non mi dici proprio niente peccato e rimane ancora li fermo sulla sedia a guardarmi aspettando ma anch'io non mi muovo e non dice niente finché Donnola si alza chiama gli altri tre che stavano li fuori nel corridoio a aspettare e gli dice andate a casa dei suoi genitori e poi si rivolge a me e mi dice senti c'è un mandato adesso dobbiamo fare una perquisizione a casa dei tuoi poi ti porteremo dal giudice che ti deve interrogare lo ho detto va bene ma la mia unica preoccupazione era quella di chiamare l'avvocato e ho detto a Donnola va bene però io adesso voglio chiamare l'avvocato me lo fate chiamare da qui e Donnola sempre placido no da qui no lo chiami poi da casa tua se vuoi

poi mi hanno rimesso le manette questa volta però me le hanno messe davanti e quando scende le scale non mi hanno più spinto siamo arrivati giù c'erano già pronte due auto civili su una c'erano già su quattro in borghese mi hanno squadrato da cima a fondo e a me mi hanno messo nell'altra dietro tra due di quelli che mi avevano arrestato ma la carogna è rimasta giù davanti c'erano due nuovi che non avevo mai visto e siamo partiti per il paese io ero molto preoccupato per come l'avrebbero presa mio padre e mia madre certamente si sarebbero spaventati e continuavo a pensare a cosa fare per non farli spaventare per tranquillizzarli i poliziotti erano abbastanza tranquilli e l'unico rumore che si sentiva era il gracchiare della radio in contatto con la questura

si tenevano in contatto e ogni tanto segnalavano la posizione segnalavano dove si trovavano man mano che passavano i paesi non avevano tirato fuori le pistole per puntarmele contro e quello che stava davanti e che non avevo mai visto a un certo punto si è girato e mi ha chiesto se voglio una sigaretta io ho una voglia matta di fumare ma gli dico no mi viene spontaneo di dirgli no mentre vorrei dire sì poi dopo un po' di giri arriviamo a casa mia le auto si fermano davanti al cancello senza la più piccola incertezza evidentemente controllavano tutto da tempo e quello che mi ha offerto le sigarette probabilmente era il graduato che comandava la spedizione perché ha ordinato di togliermi le manette e mi ha chiesto serio se in casa avevo delle armi macché gli ho risposto io

i due autisti sono rimasti in macchina e tutti gli altri sono saliti in corteo per le scale lo sono entrato per primo e ho parlato subito a mio padre e a mia madre che mi erano venuti incontro sorpresi per tutta quella gente strana io gli ho detto state calmi non preoccupatevi questi sono poliziotti che devono fare una perquisizione non è niente di grave non è successo niente adesso chiamo l'avvocato il graduato con un tono gentile mi interrompe mi dice no senti non è il caso di scomodare l'avvocato ci mettiamo un attimo anzi se hai delle armi diccelo subito cosi evitiamo di perdere tempo tutti mia madre impallidisce quando sente la parola armi lo dico non ci sono armi di nessun genere qua ma l'avvocato io lo voglio chiamare lo stesso nooo fanno in coro svogliati tutti gli sbirri

finalmente il graduato mi chiede dove abita l'avvocato e io dico qui vicino qui in un paese vicino mi era venuto in mente il nome di un avvocato che sapevo che difendeva i malavitosi della zona io non lo conoscevo ma avevo sentito parlare di lui da qualcuno cerco il suo nome sulla guida del telefono e trovo il numero l'avvocato c'è ma fa delle storie è l'ora di cena e dice che preferirebbe non venire ma io insisto gli dico che deve assolutamente venire e così ci mettiamo tutti a aspettare l'avvocato in silenzio i poliziotti seguono ogni mossa che faccio e non mi staccano gli occhi di dosso 10 mi preoccupo soltanto che a mia madre non salti in mente di offrire da bere ai poliziotti per cortesia mio padre è visibilmente sconvolto accasciato sulla sedia mi fissa con gli occhi sbarrati

il tempo passa e l'avvocato non arriva i poliziotti cominciano a lamentarsi perché si fa tardi e stanno facendo gli straordinari arriviamo a una mediazione io gli dico che possono cominciare a perquisire mentre aspettiamo l'avvocato ma una stanza per volta e in mia presenza non voglio che si sparpaglino per le stanze e che io non posso controllare se mi mettono qualcosa che prima non c'era io non ero preoccupato per la perquisizione perché sapevo che in casa non c'era niente di compromettente l'unica cosa che poteva interessargli era in cantina il mio archivio di documentazione del movimento tutti i giornali le riviste i volantini di questi anni io ero geloso del mio archivio avevo passato delle ore a riordinarlo ma era tutta roba legale e quindi non avevo nessuna preoccupazione a tenerla in casa

l'avvocato e arrivato poco prima che i poliziotti scendessero in cantina a perquisire un bell'avvocato mi ero scelto un vero mafioso ruffiano per prima cosa grandi strette di mano con i poliziotti coi quali evidentemente era intimo e quando ha saputo che era una questione politica ha detto subito che lui di cose del genere non si occupava solo a fatica sono riuscito a convincerlo a restare ancora un po' adesso che la cosa era quasi finita lui l'ha fatto di malavoglia ma per tutto il tempo non ha fatto che parlare e scherzare con i poliziotti e giù in cantina poi quando hanno aperto l'armadio il graduato si e passato una mano sulla fronte disperato e adesso come facciamo qui ci mettiamo due giorni a controllare tutto no facciamo così sequestriamo tutto e poi ci pensano i magistrati

e così hanno cominciato il via vai del trasloco dall'armadio ai bauli delle macchine io ero disperato sapevo che il mio archivio non l'avrei mai più rivisto sarebbe marcito nelle cantine di -qualche questura o tribunale sarebbe scomparso come negli anni dopo sarebbero scomparsi tutti gli archivi dei compagni distrutti da loro stessi tutti i giornali tutte le riviste tutti i volantini tutti i documenti tutti i manifesti tutta la stampa del movimento distrutta scomparsa tutto cacciato in cartoni e in sacchi di plastica della spazzatura e bruciato o gettato nelle discariche quintali di roba stampata la storia scritta del movimento la sua memoria scaricata negli immondezzai data alle fiamme per la paura della repressione una paura giustificata perché bastava un volantino trovato in una perquisizione per farsi qualche anno di galera allora

i poliziotti caricano tutto il mio archivio sulle macchine e quando hanno finito mi dicono beh adesso si va in città dal giudice come se gli dispiaceva gli dispiaceva per loro perché continuavano a discutere su quanto ci avrebbero messo su quando sarebbero tornati indietro l'avvocato dice che lui in città non può venire e io non insisto neanche meglio lasciarlo perdere quel figlio di puttana mio padre e mia madre cominciano a fare domande agitate al poliziotti ma dove lo portate quando torna eccetera quelli stanno sul vago non gli dicono mica che sono agli arresti e anch'io per tranquillizzarli dico che è quasi sicuro che per la notte non torno ma di non preoccuparsi e di prepararmi una borsa con un paio di mutande una maglietta il dentifricio lo spazzolino come per mio fratello quando era partito per il militare ho detto a mia madre scherzando

poi scendiamo e quando mi volto e li vedo pallidi in cima alle scale mi viene un senso di colpa penso che non dormiranno tutta la notte continuo a pensarci mentre le macchine attraversano il paese e pensavo che poi sarebbe stato ancora peggio perché ero convinto che questa volta sarei finito dentro che questa volta finivo proprio in galera abbiamo attraversato altri paesi prima di arrivare all'autostrada dai finestrini guardavo le case le macchine che passavano la gente a piedi e in bicicletta la gente che se ne andava per i fatti suoi quel movimento della gente lì sulle strade cosi normale che non ci badi mai e in quel momento mi pareva qualcosa di bello mi è venuta la malinconia poi sull'autostrada ho visto le montagne lontane era il tramonto vedevo le montagne e i paesi bianchi giù più in basso che avevo visto da sempre e che forse non avrei rivisto più per chissà quanto tempo e mi sembrava di dirgli addio per sempre



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