21.

 

Dopo l'esame di maturità al liceo avevo deciso di andarmene di casa di non vivere più in famiglia di lasciare il paese definitivamente e di trasferirmi di affittarci una casa e di viverci con China e con gli altri compagni che costituivano il nostro gruppo di affinità lo chiamavamo cosi gruppo di affinità perché eravamo appunto affini riguardo al nostro modo di vivere c'era un'intesa tra noi naturale su come prendere le cose su come viverle c'era una grande tensione a fare insieme le cose a vivere insieme tutto il tempo eravamo in cinque e per tutti e cinque il movimento costituiva il nostro interesse e il nostro impegno principale eravamo due ragazze e tre ragazzi e avevamo deciso di andare a vivere insieme come risultato naturale del nostro rapporto di piccolo gruppo

tutti e cinque ne avevamo pieni i coglioni di stare in famiglia di continuare a vivere questi pezzi di tempo in famiglia che poi si limitavano al momento di mangiare e di dormire al momento di mangiare in cui non c'era niente da dirsi intorno alla tavola non c'era nessuna comunicazione non c'era nessun interesse e partecipazione e a parte questi pezzi di tempo vuoti e estranei che passavamo in famiglia tutto il resto del tempo lo passavamo in giro come randagi nella sede dentro i luoghi del movimento coi compagni e li sì che c'era interesse partecipazione comunicazione c'era esperienza sperimentazione ricerca il movimento era la mia famiglia con le sue decine di case aperte ospitali disponibili era lì che avevo centinaia di fratelli con cui discutere e fare

i due problemi principali erano i soldi e lo spazio della casa lo spazio doveva essere grande sufficiente a garantire a ognuno una stanza autonoma per i soldi c'era qualche problema perché solo due di noi avevano un'occupazione e quindi un salario fisso io e gli altri che non avevamo lavoro avremmo dovuto cercarlo però Cotogno e Gelso dicevano di non preoccuparsi perché loro potevano garantire l'affitto per i primi tempi e anche per le spese e il mangiare si sarebbe fatta cassa comune chi li aveva li metteva e basta poi magari si sarebbe fatto a turno a andare a lavorare quelli che adesso lavoravano avrebbero smesso per un po' e avrebbero lavorato gli altri e così via dunque in fondo il problema dei soldi era un problema che si poteva risolvere

abbiamo cominciato a girare e a chiedere alle agenzie ma non si trovava niente e quello che si trovava aveva dei prezzi che per noi erano impossibili poi un giorno Cotogno girando alla periferia ha visto una casa una villetta a due piani con un piccolo giardino davanti si vedeva che era sfitta da anni c'erano le erbacce che si arrampicavano fin su sui muri però non c'era nessun cartello di affittasi o vendesi abbiamo suonato a qualche campanello delle case vicine finché abbiamo saputo che il proprietario di quella casa che era disabitata da sei anni era un notaio della città che si chiamava Spinone abbiamo guardato sull'elenco e abbiamo trovato l'indirizzo del notaio Spinone e abbiamo deciso di andarci e di farci affittare la casa

avevamo deciso di andare dal notaio in tre Cotogno io e China e siccome avevamo a che fare con un notaio abbiamo pensato che dovevamo vestirci bene Cotogno per l'occasione si era messo anche una cravatta di suo padre che faceva orrore a vederla con un nodo enorme su una camicia bianca non stirata in più si era data una spuntata al barbone incolto e si era tirato indietro i capelli lunghi che aveva sempre arruffati e ci aveva messo della lacca per schiacciarli giù solo che ce ne aveva messa troppa e i capelli erano così schiacciati giù che gli spuntavano fuori delle enormi orecchie a sventola da cui però non aveva tolto l'orecchino che per lui era sacro e per completare il tutto e avere un'aria seria si era messo anche un paio di occhiali di tartaruga che gli facevano vedere tutto annebbiato quando l'abbiamo visto non l'abbiano riconosciuto e non abbiamo fatto che ridere per tutto il tempo che abbiamo dovuto aspettare nella sala d'aspetto del notaio Spinone

quando è il nostro turno Cotogno scatta in piedi e dice perentorio lasciate parlare me poi entra nello studio con noi due dietro e il notaio Spinone che se ne stava sprofondato nella sua poltrona di pelle marrone dietro un'enorme scrivania tutta decorata e lucida senza un granello di polvere ha avuto un sobbalzo quando si è visto davanti Cotogno a noi due ha gettato solo un'occhiata rapida e è tornato a fissare Cotogno visibilmente impressionato dal suo aspetto ma dato che eravamo del clienti si è sforzato di sorridere e di chiedere in che cosa ci poteva essere utile e Cotogno ha subito attaccato con decisione senta mio cugino qui con la sua fidanzata si devono sposare tra qualche settimana e stanno cercando casa lei capisce e il notaio sorridendo ha fatto sì con la testa

per fortuna abbiamo saputo che lei ha una casa sfitta in via tale e vorremmo affittarla ha buttato là Cotogno ricambiandogli il sorriso ma Il notaio è diventato subito serio e anche irritato e ha risposto no guardi che io non ho nessuna intenzione di affittare quella casa come ha visto non c'è nessun cartello mi dispiace buongiorno e si alza in piedi ah non ce la vuole affittare dice Cotogno no risponde Spinone impaziente non è che non la voglio affittare a voi è che quella casa non è da affittare come le ho già detto Cotogno si alza anche lui e dice va bene se è cosi ci rivediamo no guardi perché ci dobbiamo rivedere non c'è nessuna ragione di rivederci ma Cotogno insiste buongiorno ci rivediamo presto e va verso la porta seguito da noi due che non capiamo

quando siamo fuori Cotogno ci spiega il suo piano prima di tutto informarsi attraverso un compagno che lavora al catasto e salta fuori che Spinone è padrone di altre due case e di cinque appartamenti tutti sfitti e poi chiedere a una ventina di compagni di darci una mano questi naturalmente non si fanno pregare e così una settimana dopo ci ripresentiamo dal notaio ovviamente senza preavviso lasciamo i compagni di sotto in strada e saliamo sempre noi tre questa volta Cotogno è vestito come il solito ma non è che fa meno impressione la segretaria del notaio appena ci vede si irrigidisce e ci dice sulla porta il signor notaio oggi è assente ma Cotogno senza guardarla la scosta con due dita e punta dritto verso la porta dello studio

Spinone appena ci vede entrare diventa paonazzo ma come vi permettete ma Cotogno non lo lascia parlare senti cocco tu adesso ci affitti la casa e senza tante storie lui minaccia di chiamare la polizia se non ce ne andiamo immediatamente allora Cotogno gli dice che è meglio di no perché se no salta fuori che lui ha otto case sfitte su cui per di più non paga nemmeno le tasse Spinone è sempre più paonazzo sembra che è li per esplodere da un momento all'altro e si sfoga gettandosi con un urlo su China che indifferente come se quella storia non la riguardasse aveva preso dalla scrivania una penna stilografica d'oro e stava svitando il cappuccio con un urlo Spinone si getta su di lei e le strappa di mano la stilografica e la rimette al suo posto

Cotogno è andato alla finestra la spalanca vieni qui invece di gridare e quello senza capire bene si avvicina ma poi per stare a distanza da Cotogno apre la finestra vicina e guarda giù sulla strada sotto e sulla strada tutti i compagni si erano messi a guardare su verso le finestre aperte e come succede anche i passanti si erano fermati a guardare su dopo qualche minuto c'era una piccola folla che guardava su senza capire che cosa stava succedendo a quel punto un compagno srotola un grande foglio su cui c'è scritto Spinone fai il bravo dacci la casa Spinone si tira indietro pallido e soffia con un filo di voce mafiosi delinquenti Cotogno gli si avvicina e guardandolo fisso gli dice delinquente sei tu che sei uno speculatore di merda noi la tua casa te la paghiamo vogliamo un affitto regolare facci il contratto se no chiamiamo noi la polizia e ti denunciamo vuoi che la chiamo subito la polizia guarda che la chiamo dice Cotogno appoggiando la mano sul telefono

barcollando Spinone torna alla sua scrivania si lascia cadere sulla poltrona e rimane in silenzio per qualche minuto mordendosi le labbra mentre dalle finestre aperte si sentiva il coro dei compagni Spinone dacci la casa Spinone dacci la casa Spinone era ormai cotto ha tentato di dire va bene ma ci devo riflettere tornate tra qualche giorno ci vuole il suo tempo per fare un contratto neanche per sogno gli ha detto duro Cotogno sedendosi sulla scrivania tu il contratto ce lo fai ora e subito se no non andiamo via e anzi facciamo venire su anche i nostri amici che sono sotto e cosi alla fine visto che non c'era niente da fare Spinone ha ceduto e cosi abbiamo avuto quella casa che però poi è stata l'origine di tutti i miei guai



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