23.

 

Mentre ascoltavo quella tirata minacciosa che il giudice Lince mi giaceva io cercavo disperatamente di concentrarmi su cosa dovevo fare pensavo che se quello che mi aveva raccontato era vero allora Gelso mi aveva voluto scagionare dicendo che io gli avevo subaffittata la casa ma se era una trappola non vedevo come potevo venirne fuori era un vero casino e mi rendevo conto di come ero stato ingenuo a pensare fino a quel momento che avrei potuto spiegarmi con l'interrogatorio che avrei potuto spiegare che non c'entravo un cazzo con quella storia e che loro avrebbero capito e mi avrebbero lasciato andare così mi sono messo il cuore in pace tanto non mi mollavano più qualsiasi cosa dicevo l'interrogatorio era solo una cosa che serviva solo a fregarti ancora di più e così era meglio smettere subito perché comunque continuava non avrebbe fatto che peggiorare le cose

quando ha finito Lince ha aspettato un attimo poi visto che stavo zitto ha pensato di continuare più distaccato e con un tono compiaciuto le devo dire ancora che ho raccolto anche la testimonianza del notalo Spinone proprietario della casa da lei affittata il quale afferma di avere subito da lei e da altri individui delle vere e proprie minacce anche fisiche per convincerlo a stipulare il contratto cos'ha da dirmi in proposito allora io senza nemmeno pensarci su mi è uscita fuori quasi da sola la frase mi riservo di chiarire queste vicende nel prossimo interrogatorio e così l'interrogatorio è finito non me ne fregava un cazzo se Lince prendeva quella frase per un'ammissione a quello che mi aveva detto non me ne fregava un cazzo perché era chiaro che comunque lui era li solo per mandarmi in galera in ogni modo

Lince non ha avuto obiezioni mi ha fatto leggere il verbale e me l'ha fatto firmare anche l'avvocato l'ha firmato ha detto buonasera a tutti e senza neanche darmi un'occhiata se n'è andato via precipitosamente intanto a quell'ora il carcere era già chiuso non facevano più entrare nessuno a quell'ora e allora Lince ha detto ai poliziotti di portarmi giù nelle celle di sicurezza della questura io ho preso su da terra la mia borsetta con dentro lo spazzolino e le mutande perché mi avevano tolto le manette che evidentemente servivano solo per impedirmi di strangolare il giudice tutti se ne sono andati e mi hanno fatto rifare al contrario il percorso giù per le scale strette ma arrivati á pianterreno abbiamo continuato a scendere sempre più giù

scendiamo giù lungo i muri umidi illuminati da lampadine sporche appese a fili elettrici sbrindellati arrivati in fondo mi hanno fatto entrare in una stanzetta piccolissima uno sgabuzzino dove c'era uno sbirro giovane con la pistola nella fondina sotto l'ascella e questo mi ha preso le impronte di tutte le dita delle mani prima una mano poi l'altra mano me le schiacciava su un grande tampone d'inchiostro nero e poi l'appoggiava sulla pagina di un registro poi sotto ci ha scritto le mie generalità aveva l'aria molto sfigata si capiva che non gli piaceva per niente fare quel lavoro poi mi ha allungato uno straccio sporchissimo per pulirmi le mani ma non c'era niente da fare non veniva via niente e dopo un po' che insistevo ho rinunciato e mi sono tenuto le mani nere

mi sono ripreso la mia borsetta tenendola tra le punte di due dita siamo usciti di lì e abbiamo fatto un pezzo di corridoio con continue svolte poi uno degli sbirri che mi accompagnava bussa a una grande porta di legno tutta tarlata con la vernice scrostata nessuno viene a aprire allora quello bussa più forte e chiama a voce alta agente la porta si apre e appare un omaccione con una barbaccia nera come l'inchiostro una bocca larga come un forno e due occhi rossi e che aveva in mano un grande mazzo di chiavi con cui richiude rumorosamente il portone alle mie spalle e mi ritrovo in uno stanzone fiocamente illuminato da una lampadina che pende al centro senza finestre il pavimento e le pareti sporchissime le pareti tutte scrostate dall'umidità

l'omaccione ci fa entrare e ci dirigiamo verso un lungo tavolo che sta contro il muro quello bestemmia incazzato contro non so cosa da un corridoio arriva un vociare confuso mescolato a lamenti e a grida a un certo punto un urlo più forte e l'omaccione si precipita bestemmiando furioso e dicendo frasi sconnesse in un dialetto meridionale che non capisco verso il corridoio dove c'è una fila di pesanti porte grigie apre uno spioncino dopo l'altro urlando minacce e sbattendoli poi violentemente poi torna al tavolo e urla ai due che mi accompagnavano e questo qui indicandomi col mazzo di chiavi quelli gli spiegano che devo passare la notte li l'omaccione li riaccompagna alla porta apre e richiude poi si riattacca il mazzo di chiavi a un gancio che ha sulla cintura e torna verso di me che sono rimasto li con la mia borsetta tra due dita

quello mi strappa la borsa di mano e la butta sul tavolo poi mi grida minaccioso di spogliarmi io non ci provo neanche a dirgli che mi hanno già perquisito perché mi sembra di leggergli in faccia che quello aspetta solo un mezzo pretesto per darmi una passata ha la faccia tutta sudata e l'uniforme sudicia bisunta con grandi macchie scure dappertutto e cosi si ripete tutta la storia della perquisizione ma questa volta con

più violenza perché mi sembra che quello voglia strappare miei indumenti dalla foga con cui li maneggia sempre bestemmiando incazzatissimo roteando gli occhi rossi alla fine mi fa girare due o tre volte li nudo mi passa le sue manacce lerce due o tre volte tra i capelli che avevo piuttosto lunghi e finalmente mi dice di prendere la mia roba i vestiti la borsa e la roba che c'era dentro tutto sparpagliato sul tavolo e di seguirlo

non capisco se prima devo rivestirmi ma non glielo chiedo quello ha ripreso a urlare e a bestemmiare mi accorgo adesso che in quello stanzone fumoso si aggirano altri tre tipi simili a lui evidentemente suoi subalterni e lui gli grida delle cose con la sua bocca larga come un forno e allora cosi nudo prendo tutta la mia roba sottobraccio e lo seguo nel corridoio davanti alla fila di porte grigie da dove vengono sempre grida e lamenti lui apre una porta e mi spinge dentro nel buio con una gran manata sulla schiena che quasi mi butta per terra poi sbatte la porta con fracasso sento un gran freddo e di colpo penso che li può esserci anche qualcun altro che io non posso vedere ma che mi ha visto quando la porta si è aperta ho brividi per il freddo ma anche per la paura pensando che qualcuno mi può saltare addosso da un momento all'altro qualcuno orribile mostruoso perché li qualcuno non può che essere orribile

resto lì per qualche secondo paralizzato il fatto che sono nudo mi dà come la sensazione l'impossibilità di potermi difendere resto li immobile a aspettare che il mostro mi salti addosso incapace di muovere un dito la cosa mi sembra inevitabile finché sento di nuovo le bestemmie che si avvicinano e di colpo lo spioncino si apre vedo controluce la sagoma della sua testa e un fascio di luce fioca illumina per un momento il fondo della cella e vedo che è vuota sul fondo c'è solo una specie di rialzo di cemento nel buio annaspo ci salgo sopra finché con le mani arrivo a toccare la parete di fondo che è umida e fredda con un po' di pazienza riesco a rivestirmi arrotolo il giubbotto e po' mi stendo sul cemento e ci appoggio la testa sopra

chiudo gli occhi le orecchie mi si riempiono del vociare indistinto che viene dalle altre celle i lamenti le grida le bestemmie provo a tapparmi le orecchie ma è inutile ma sono stanchissimo sono esausto mi fanno male i muscoli delle gambe come se avessi corso tutta la giornata e mi addormento di colpo ma non è un sonno continuo ogni tanto mi svegliavo per le urla e per lo sbattere delle porte e poi ripiombavo nel sonno e poi di nuovo mi svegliavo a un certo punto ho sentito una voce di donna che cantava a voce altissima tutti la notte dormono ma lo non dormo mai era ubriaca poi quando l'hanno fatta smettere si è messa a piangere ancora più forte mi addormentavo e mi svegliavo in continuazione e così è passata tutta la notte

ho capito che era il mattino quando il mangiafuoco mi ha riaperto la cella e mi ha ordinato nel suo dialetto incomprensibile di venire fuori in fretta era ancora più sporco più unto e sudato e si grattava con tutte le due mani il barbone nero mi ha fatto venire fino al tavolo contro il muro dove mi ha restituito la borsetta e mi ha consegnato a tre nuovi poliziotti che erano lì per prendermi due giovani e uno più anziano in civile con la camicia bianca e cravatta appena rasati i capelli lucidi con tutti e tre lo stesso odore di dopobarba mi hanno messo le manette dietro la schiena uno ha preso la mia borsetta dopo averci guardato dentro e averci frugato un po' con le dita siamo risaliti su per le scale e arrivati al pianterreno la luce del sole mi ha fatto chiudere gli occhi



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