24.

 

Improvvisamente una luce fortissima ci illumina di colpo avevano portato li due grandi generatori a motore è cominciato un ronzio assordante e hanno cominciato a proiettare dei fari enormi in direzione dei cortili loro stavano nell'ombra e tu eri completamente illuminato con questa scena intorno di sangue dappertutto di gente con le teste rotte tutta quanta rotta e che si lamentava e hanno cominciato questi sempre mascherati nell'ombra a picchiare con le sbarre e con i manganelli sulle reti dei cortili e a urlare figli di puttana froci ve la faremo pagare a tutti in ginocchio chiedete perdono bocchinari inculati questo qua è solo l'inizio e questa è una cosa che ci faceva veramente terrorizzare cazzo se questi veramente entrano e danno anche solamente ancora dieci botte a questi che sono qua per terra conciati così basta è finita

hanno fatto tutto questo puttanaio e intanto è successo che c'era un compagno dentro la mia aria che stava li seduto immobile lo non ci ho parlato perché essendo in piedi aiutavo quelli che erano più conciati e siccome l'avevo visto li immobile seduto e apparentemente non aveva sangue né niente ho pensato l'avrà scioccato la situazione ma non ha niente quando poi le cose più gravi i feriti quelli pieni di sangue si sono un po' rimediate si è messa la gente seduta con le spalle al muro le cose minime insomma e io gli ho detto oh come stai lui mi ha detto piano mi sento qualcosa di rotto dentro in effetti questo aveva tutte le costole rotte poi l'hanno portato all'ospedale durante la notte perché rischiava di rimanerci non poteva fare il minimo movimento che urlava dal mal con tutte le costole rotte

io aspettavo quel mio compagno di cella che nel momento della confusione quando i carabinieri sono entrati ci eravamo separati ero molto preoccupato perché lui era sceso al primo piano e io pensavo che sotto era successo un disastro che c'erano i morti perché quando arrivavano man mano i compagni io chiedevo a tutti ma è morto qualcuno e uno mi aveva risposto credo più di uno e allora io aspettavo questo mio compagno e poi questo compagno l'ho visto sfilare e ho visto tutte quante le botte che gli hanno dato gliene hanno date proprio tante poi è entrato nella mia stessa aria è entrato in piedi continuando a saltellare senza staccarsi le mani da dietro la testa aveva i guanti di lana e gli ho detto come stai e lui mi ha detto bene però devo avere tutte le dita rotte allora gli ho sfilato più piano possibile i guanti dito per dito con questo che bestemmiava tutte le madonne ma non li aveva rotti tutti solo qualcuno

dopo che le guardie hanno minacciato di entrare un'altra volta nei cortili dell'aria se ne sono andate è calato un silenzio pauroso nessuno parlava più con gli altri e quella è stata una cosa alla quale poi ho ripensato perché tutti quanti in quel momento secondo me pensavano che era inutile parlare dire qualsiasi cosa c'è stato un momento in cui tutti sono rimasti immobili li cosi come si trovavano come statue pietrificati sotto la luce fortissima dei generatori e si sentiva solo il rumore dei generatori poi è tornato il fracasso le guardie erano salite nei piani e stavano spaccando tutto hanno devastato tutto hanno distrutto tutto fracassando tutto e devastando tutto quello che c'era lì urlavano come dannati e si sfogavano sulla nostra roba che stava nelle celle

hanno preso le televisioni e le hanno scaraventate per terra hanno preso tutti gli oggetti tutte le scatole tutte le bottiglie e le hanno fatte a pezzi e calpestate hanno spaccato sgabelli e tavoli hanno spaccato tutto hanno stracciato i libri hanno preso i vestiti e li hanno strappati e li hanno buttati per terra e ci hanno pisciato sopra hanno divelto i caloriferi è uscita l'acqua e ha inondato tutto il piano hanno distrutto tutto il carcere l'hanno reso inutilizzabile loro l'hanno distrutto non noi per mezz'ora si sono sfogati contro le nostre cose contro il carcere gridando urlando erano impazziti poi si sono calmati anche perché probabilmente erano arrivate le notizie le guardie sequestrate avevano detto come erano andate le cose che non erano state ferite dal prigionieri che a ferirle erano stati i carabinieri

mentre quelli sfasciavano il carcere la gente si era un po' tranquillizzata perché fintanto che sfasciavano le cose voleva dire che non venivano da noi poi si è capito che il peggio era passato quando le guardie sono tornate giù e non erano più mascherate non avevano più i passamontagna e allora li si è capito che questi non avrebbero picchiato più perché avevano la faccia scoperta e i brigadieri hanno cominciato a dire chi sta male lo portiamo all'ospedale però nessuno voleva uscire dal cortili perché non si fidava neanche quelli che stavano peggio neanche quelli che proprio stavano male e avevano le ossa rotte e allora i brigadieri hanno cominciato a dare rassicurazioni no non vi facciamo niente vi portiamo all'ospedale e quelli che stanno meno male li portiamo qua in infermeria

allora c'era un compagno che stava particolarmente male perché gli avevano dato un colpo sulla gola e non riusciva più a respirare questo qua sveniva continuamente rantolava sembrava che soffocava allora a turno bisognava mettergli le dita perché a questo qua gli si attorcigliava indietro la lingua e gli andava giù in gola non respirava più e diventava cianotico rischiava di soffocare allora bisognava tenerlo su con la schiena contro il muro e mettergli le dita io e un altro compagno lo facevamo a turno gli mettevamo a turno le dita in gola gli prendevamo con le dita la lingua cercando di schiacciargli la lingua giù di tenerla ferma per fargli passare un po' d'aria nella gola ma era difficile perché questo non stava fermo con la testa

è andata avanti per un'ora cosi e questo diceva con un filo di voce quando riuscivamo a farlo respirare un po' a forza non voglio andare all'ospedale perché ho sentito dire una guardia che mi picchiava che mi vogliono ammazzare allora cercavamo di rassicurarlo perché li cosi rischiava di morire veramente intanto altri compagni hanno cominciato a uscire per farsi tare all'ospedale poi è stata una sfilata per tutta la notte poi gente che andava all'ospedale o in infermeria e a quelli che avevano le ossa rotte gli hanno fatto le ingessature a quelli che avevano i tagli li hanno cuciti gli hanno dato i punti eccetera ma questo che non respirava era ancora li a metà della notte che non voleva uscire e si pensava che moriva poi verso le quattro le cinque del mattino ci siamo decisi e lo abbiamo accompagnato al cancello perché proprio non poteva più rimanere lì cosi

da quel momento che hanno cominciato a portare la gente all'ospedale e in infermeria le guardie non hanno più minacciato né fatto niente è passata questa notte freddissima forse era la notte di Natale non mi ricordo adesso figuriamoci se gli importava qualcosa li a qualcuno del Natale faceva un freddo sotto zero e non avevamo niente all'alba sono arrivate delle guardie con il latte incredibile con il pane e il latte caldo e le coperte la gente era ancora li tutta dolorante ma era già ingessata era passata la paura allora sono cominciate le prime voci la gente ha cominciato a parlarsi dentro ogni aria poi sono cominciate le prime voci che rimbalzavano da aria a aria perché c'erano i muri divisori e non ci si vedeva come sta quello come sta l'altro eravamo contenti che non era morto nessuno e poi la cosa principale era che ora non ci picchiavano più

per tutta la giornata siamo rimasti tutti distesi per terra su queste coperte perché venivano fuori tutti i dolori i lividi le botte a mezzogiorno ci hanno portato delle salsicce delle cose cotte dell'altro pane poi è calato ancora il buio e quella notte era splendida perché era serenissimo il cielo e c'erano tantissime stelle l'aria era freddissima e poi pian piano hanno cominciato a farci uscire uno alla volta dai cortili e ci hanno portato nelle celle del pianterreno dove c'erano i lavoranti avevano sgomberato tutto dalle celle avevano tolto tutto e avevano lasciato solo i letti il pianterreno non era stato coinvolto nella rivolta sopra non potevano metterci perché tutto era stato distrutto e allora hanno preso i lavoranti e li hanno messi da un'altra parte provvisoriamente

hanno tolto tutto nelle celle hanno tolto gli armadietti i tavoli gli sgabelli qualsiasi cosa nelle celle non c'era più niente c'erano solo le brande fissate per terra e i soliti materassi di gommapiuma che erano dei semplici pezzi di gommapiuma e basta e hanno cominciato a uno a uno a farci uscire e ci sistemavano a gruppi in queste celle a me mi hanno messo in una un cameroncina con cinque letti eravamo in dieci e una volta sdraiati tutti non c'era più spazio per camminare e eravamo li così in dieci senza niente con delle coperte con gli stessi vestiti perché mica potevamo cambiarci la nostra roba era su nel piano distrutto avevano ancora addosso gli stessi vestiti sporchi di sangue strappati sporchi e li dentro siamo rimasti in queste condizioni per tre settimane



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