25.

 

Era una bellissima giornata e non faceva freddo nel cortile della questura c'era un grande via vai di gente in uniforme e in civile macchine bianche e celesti che entravano e che uscivano velocissime mi hanno fatto salire su una macchina civile io dietro con vicino quello che portava la mia borsetta l'altro giovane guidava e quello più anziano con l'aria di un buon padre di famiglia vicino a lui siamo partiti e appena fuori mi sono guardato nello specchietto retrovisore avevo una faccia spaventosa gli occhi gonfi e rossi i capelli aggrovigliati e dritti le mani nere con cui non mi potevo nemmeno toccare ma soprattutto mi sembrava di avere sulla pelle sui vestiti sui capelli dappertutto uno strato di unto sporco e viscido come quello delle guardie in quella fogna giù da dove venivo

adesso sto andando in carcere penso che cos'è il carcere non ne so niente di preciso cerco di scavare nella memoria quel poco che avevo letto sul fogli del movimento o i racconti che avevo sentito di quelli che c'erano stati ma non saltava fuori molto per farmi immaginare che cosa mi aspettava arriviamo a un semaforo rosso l'autista frena di fianco alla macchina vedo dal finestrino c'è una ragazza su una bicicletta un piede su un pedale e l'altro appoggiato per terra mi piacerebbe anche a me adesso andare in giro in bicicletta se mi veniva in mente ieri non me ne sarebbe fregato niente avrei pensato che andare in bicicletta è una cosa che non dà nessun piacere particolare anzi è una faticaccia in più e per niente adesso invece mi sembrava una cosa bellissima

poi scatta il verde e l'auto fila via dritta mentre la ragazza è ancora lì ferma con un piede sul pedale e l'altro appoggiato per terra avrei voglia di girarmi ma non lo faccio sono lì in mezzo a dei poliziotti e il mio ruolo è quello di uno che sta andando in galera mica posso girarmi a guardare le ragazze che vanno in bicicletta quello più anziano si gira e con un tono paterno m, chiede se è la prima volta che vado dentro si gli rispondo io e lui fa una faccia dispiaciuta e mi chiede la mia età sei giovane è una brutta esperienza e scuote la testa sono sempre così quelli più vecchi quelli più giovani sono duri stanno zitti non ti dicono niente se ti parlano è solo per darti degli ordini si indovina il disprezzo e l'odio ma anche i vecchi tutti sono la stessa cosa sono rutti uguali nella sostanza fanno tutti le stesse cose lo stesso mestiere

il mio ruolo è quello di uno che sta andando in galera adesso pensavo ai compagni e questo mi consolava perché pensavo che adesso tutti si stavano mobilitando si stavano dando da fare per me non mi avrebbero lasciato solo e ero orgoglioso del fatto che avevo tutti questi compagni questa grande famiglia che si prendeva a carico la mia situazione i miei problemi che avrebbe pensato a tutto l'avvocato i soldi a tutte le altre cose che adesso non mi immaginavo sentivo che non ero solo facevo parte di una forza collettiva e questo mi dava una grande forza avrei sopportato con fierezza tutto quello a cui stavo andando incontro e pensavo che adesso dovevo comportarmi come sotto gli occhi dei compagni non ero solo c'erano loro con me sempre presenti sulla scena

arriviamo al carcere l'auto costeggia per un pezzo il muro di cinta con le torrette per le guardie poi si ferma davanti a un grande portone chiuso davanti c'è ferma una volante e intorno ci sono quattro poliziotti in uniforme con i mitra imbracciati e i giubbotti antiproiettile che si guardano intorno tesi e guardano dentro le macchine che passano lente a passo d'uomo il portone si socchiude e spunta fuori per metà un'uniforme grigia anche questo col giubbotto antiproiettile e il mitra in mano la canna un po' alzata verso l'alto quello più anziano della mia scorta scende va verso di lui gli parla e gli passa dei fogli di carta l'uniforme grigia li prende li osserva un attimo poi rientra nel portone e il portone si richiude

dopo un po' il portone si riapre quanto basta per lasciarci passare la nostra auto che si ferma davanti a un secondo portone mentre il primo portone si richiude dentro è buio nell'atrio ci sono solo le luci di due lampade fioche sulla destra c'è una guardiola chiusa da vetri antiproiettile con dentro altre uniformi grigie armate i poliziotti della scorta scendono e consegnano le loro pistole poi risalgono mentre lo non mi muovo dal sedile posteriore il secondo portone si apre e l'auto si avvia lentamente per una stradina asfaltata trenta quaranta metri e si ferma di nuovo scendiamo tutti un altro grigio ci apre un cancello che dà su un corridoio lungo stretto altra guardia altro cancello altro corridoio poi a sinistra una porta con scritto ufficio matricola

entriamo in uno stanzone pieno di scaffali pieno di registri accatastati alla rinfusa e di tavolacci di formica verde tutti screpolati e di uniformi grigie che sembrano lavorare come impiegati tra le carte sparse dappertutto c'è un bancone alto che vide la stanza in due per tutta la lunghezza i tre della scorta mi tolgono le manette parlano in fretta con quello che sembra essere lì il capufficio gli consegnano delle carte e la mia borsetta e se ne vanno senza neanche guardarmi il capufficio mi fa segno di sedermi su una panca e riprende il lavoro che stava facendo quando siamo entrati prende un mucchio di carte da un tavolo e le trasporta su un altro tavolo poi prende un altro mucchio di carte da un altro tavolo e lo trasporta sul primo tavolo ma non sembra soddisfatto e riporta tutto come prima scuotendo la testa

dopo un po' mi fa segno di venire lì al bancone tira fuori un grosso registro e un tampone e mi riprende le impronte digitali le mie mani si sporcano ancora d'inchiostro sono ormai completamente nere lo ormai so come si fa e cerco di premere da solo le dita sul foglio perché mi dà fastidio che quello prenda le mie mani fra le sue ma quello lo fa lo stesso evidentemente perché è abituato a farlo poi mi chiede anche lui le generalità le scrive sotto le impronte e ci aggiunge l'imputazione e posso leggere associazione sovversiva banda armata e detenzione di armi poi mi misura l'altezza con un trabiccolo come quelli che si usano durante la visita militare e scrive anche quello sul registro e lo mette via

alla fine mi fa consegnare il portafoglio con i soldi e la carta d'identità mi fa consegnare l'orologio e la cintura e tutte le cose che avevo in tasca l'accendino e le chiavi e le mette sul bancone vicino alla borsetta chiama due guardie e dice portatelo alle celle questo è in isolamento giudiziario non ti chiamano per nome qua tra loro le guardie ti chiamano sempre questo e io vado con le due guardie superiamo moltissimi cancelli dove a ognuno c'è sempre una guardia che apre e che chiude nei corridoi incrociamo altre guardie che passano sole o a gruppi o scortano dei detenuti a un certo punto arriviamo davanti a una porticina che una guardia ci apre e scendiamo le scale che portano all'interrato dove si trovano le celle d'isolamento

in fondo alle scale c'è un'altra porticina che ci viene aperta dall'interno c'è un largo corridoio lungo trenta quaranta metri e su ciascun lato del corridoio ogni due tre metri c'è una porta metallica grigia chiusa con uno spioncino chiuso e in fondo al corridoio c'è una parete senza finestre con una piccola porta chiusa tutto è illuminato da lampade al neon le due guardie che mi accompagnano si rivolgono a una delle guardie che sta nel corridoio chiamandolo capoposto il capoposto ha attaccato alla cintura un grosso mazzo di chiavi ne prende una e apre la porta blindata della cella numero 27 poi con la stessa chiave apre un cancello che sta dietro la porta blindata

prima di farmi entrare una delle guardie che mi scortava appiccica sul muro di fianco alla porta un cartoncino con su il mio nome e cognome e numero di matricola un numero di cinque cifre poi mi fanno segno di entrare io entro loro entrano dietro di me e mi dicono ancora una volta di spogliarmi nudo io mi spoglio nudo un'altra volta e questi mi fanno da capo una nuova perquisizione controllando bene tutti gli indumenti dove non c'è ormai più niente poi escono il capoposto chiude il cancello fa girare la chiave nella toppa poi la due passi indietro e spinge la porta e la porta si chiude con uno scatto secco sento la chiave che gira e mi ritrovo li in piedi nudo con le mani tutte nere nella cella d'isolamento numero 27



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