31.

 

A sinistra una guardia sta dentro un gabbiotto di vetri antiproiettile e sopra ci sono le telecamere puntate sugli spicchi in cui il cortile è diviso da robuste cancellate spicchi piccolissimi grandi non più delle celle sopra lo spicchio c'è una pesante grata di ferro in fondo sotto una piccola tettoia di cemento un rubinetto con un lavandino e un cesso alla turca sporco meglio comunque del bugliolo puzzolente adesso posso finalmente cagare anche se non in pace perché a pochi metri le guardie passeggiano oltre il cancello coi loro manganelli in mano e c'è quello nel gabbiotto e le telecamere puntate poi dal braccio del carcere che riesco a vedere da lì mi arriva qualche voce e capisco che li devono stare insieme nelle celle non sono soli come me

io non ho mai vissuto la solitudine o almeno non ho mai avuto il senso della solitudine e non mi immaginavo che il fatto che ti obbligano a stare solo a non vedere gli altri poteva essere una cosa dura brutta e deprimente ti mettono lì apposta per farti prendere paura per farti soffrire una solitudine forzata che tu non ti sei scelto che giustificano con la storia che così non inguini le indagini e puoi riflettere puoi pensare è un'ipocrisia di merda ti mettono lì per farti prendere paura per intimidirti per angosciarti per farti soffrire per farti assaggiare la loro forza di farti stare male senza che puoi farci niente puoi solo subire e se accenni a ribellarti ci sono le guardie là fuori coi loro manganelli che fanno girare tra le mani per farti capire cosa ti aspetta se rompi i coglioni

niente carta igienica e allora straccio il fazzoletto e mi pulisco con quello cammino avanti e indietro al posto di quattro passi e mezzo qui ce ne sono quasi sette ma almeno non c'è la puzza della cella la guardia col manganello si avvicina al cancello e picchietta con la chiave sulle sbarre per segnalare che il tempo è passato che è ora di rientrare tre quarti d'ora non sono lunghi e li mi sono sembrati ancora più corti mi hanno fatto fare l'ora d'aria presto prima degli altri per farmela fare completamente solo anche gli altri li chiudono ognuno in uno spicchio da solo ma gli fanno fare l'aria tutti insieme in due o tre turni

poco dopo che sono rientrato in cella il lavorante mi porta il caffelatte annacquato comincia un altro giorno un altro giorno uguale al primo segnato dalle stesse cose la conta delle guardie e il lavorante che ti porta da mangiare e la guardia che passa per la spesa del giorno dopo dopo pranzo improvvisamente ho sentito una voce che mi chiamava dalla finestra di fianco era un ragazzo che stava di fianco a me e che poi non l'ho nemmeno mai visto in faccia sentivo solo la sua voce solo che in un primo momento quando mi faceva delle domande chiedendomi perché ero finito in carcere io ero timoroso stavo sulle mie perché non mi fidavo pensavo che poteva essere uno che mi avevano messo lì apposta per farmi chiacchierare

però il dubbio poi mi è passato perché mi è sembrato uno del tutto spontaneo mi ha dato subito una serie di informazioni mi ha detto che ha capito che era la prima volta che finivo in carcere e per questo ha capito che era importante darmi delle informazioni spiegarmi come funzionavano lì le cose perché più hai informazioni più ti senti sicuro mi ha detto di non preoccuparmi mi diceva il carcere non è così questo non é il carcere normale perché sopra si può fare la pastasciutta e si può cucinare quello che si vuole si hanno tutti i libri che si vogliono si sta in cella con gli altri insomma mi ha spiegato cosa c'era sopra e poi mi ha dato anche del consigli giuridici mi ha detto che dopo l'interrogatorio del giudice istruttore avrei potuto fare i colloqui con l'avvocato e anche con i familiari

e mi ha detto che se non ero sposato e volevo fare il colloquio con la mia compagna avrei potuto fare il certificato di convivenza e come si faceva a farlo e tutte queste cose insomma nessuna guardia è intervenuta per farci stare zitti parlare e questo mi ha stupito abbastanza poi qualche giorno dopo è riuscito anche a passarmi un libro tramite il lavorante che portava da mangiare mi ricordo che era un romanzo tipo serie nera sesso e pistole però questo libro era tutto scritto in francese e io non sapevo il francese e lui si è stupito che non sapevo il francese mi ha detto ma come voi politici siete tutti professori e tu non sai il francese allora sai l'inglese no gli ho detto non so neanche l'inglese è stato zitto un momento era molto meravigliato che non sapevo le lingue

poi quella sera per la prima volta succede una storia che poi vedrò ripetersi decine di volte dentro la galera sento vociare con insistenza dentro una cella erano forse le sei o le sette uno alza la voce dice frasi che non riesco bene a capire sento però che chiama le guardie continua a chiamare guardia ma evidentemente la guardia non arriva perché questo continua a chiamare con insistenza con un'insistenza che innervosisce è impossibile che la guardia non senta perché io sento i suoi passi che vanno su e giù la voce si alza sempre di più e diventa un grido seguito da insulti poi questo dentro la cella comincia a picchiare coi piedi probabilmente contro la porta perché fa un grande rumore contro la blindata che rimbomba nel corridoio

questo urla picchia bestemmia e chiama forse sta male chiama la guardia forse perché sta male sono impressionato e incerto se devo fare qualcosa non sento altro rumore che quello che fa questo e sento che tutti gli altri devono stare zitti perché non sento altre voci altri rumori dalle altre celle sono indeciso istintivamente penso che dovrei mettermi anch'io a picchiare perché se quello chiama con tanta insistenza ci sarà bene una ragione ma sono sorpreso che nessun altro lo fa mentre sono lì indeciso se cominciare anch'io a picchiare sulla blindata sento uno scalpiccio veloce nel corridoio di passi che corrono veloci molti passi come un gruppo di persone che corre lungo il corridoio è facile immaginarseli perché il corridoio è vuoto e tutti i rumori rimbombano amplificati

poi lo scalpiccio si ferma qualche cella dopo la mia e sento aprire la porta le urla di questo aumentano ma adesso sono urla diverse sono come urla di paura ma continuo a non capire cosa dice poi sento dei rumori confusi delle urla fortissime di dolore e di colpo capisco che lo stanno picchiando adesso insieme alla voce che urla sempre più forte sento altre voci e colpi sordi contro i muri come se picchiassero contro i muri lo stanno picchiando non c'è dubbio la cosa dura tanto o almeno a me pare che duri tanto perché tutti quei rumori che sento mi fanno pensare che continuano ancora a picchiarlo che non smettono più di picchiarlo e che sono in tanti a picchiarlo e mi immagino lí un gruppo di guardie a picchiare uno dentro quel buco a picchiarsi tra di loro per picchiarlo dentro quel poco spazio che c'è

poi i rumori e i colpi finiscono di colpo sento parlare a alta voce due o tre voci che parlano tra loro insieme e un lamento continuo poi sbattere il cancello e la porta con un colpo fortissimo che rimbomba nel corridoio poi più niente per qualche istante poi dei rumori metallici sono gli spioncini che vengono aperti per qualche secondo e poi sbattuti stanno facendo il giro delle celle e aprono gli spioncini sento quello prima del mio poi si apre anche il mio io sono davanti al cancello davanti allo spioncino sono rimasto lì immobile dal primo momento da quando ero indeciso se picchiare anch'io sulla blindata o no sono rimasto lí immobile a aspettare

lo spioncino si abbassa una faccia una faccia giovane e scura con gli occhi sbarrati stravolti che in un primo momento mi pare quella del capoposto ma non è il capoposto è un altro anche lui con la pelle scura e gli occhi neri ma più giovane la faccia tutta sudata guarda dentro per un attimo sconvolta eccitata del pestaggio mi guarda dritto negli occhi per un secondo con gli occhi stravolti poi sbatte subito lo spioncino mi sale un odio con il sangue nella testa mi sale la sensazione una sensazione che non avevo mai provato una sensazione di odio un desiderio violentissimo di uccidere di volerlo uccidere subito immediatamente di una cosa che non sapevo ma che era un desiderio violentissimo di volere schiacciare di volerla pestare quella faccia di ammazzare

mi sentivo male c'è stato poi subito anche lo sconforto come un sentirsi stanchi come una grande stanchezza deprimente che non mi faceva più stare in piedi che mi faceva le gambe molli mi sono sdraiato sul letto le scritte si confondono tutte insieme un intrico di segni indecifrabili e confuso con le macchie di umidità con le bolle dell'intonaco scrostato con le crepe del pavimento con la luce forte che picchia negli occhi mi giro sul fianco con la faccia verso il muro e davanti agli occhi ci sono le macchie marroni quegli schizzi e quelle virgole sull'intonaco giallastro e umido e non ho più dubbi adesso su cosa sono di cosa sono tutte quelle macchie quel colore adesso so cos'è quelle macchie marroni schizzate dappertutto sui muri della cella



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