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Nelle celle d'isolamento spesso la gente non ce la fa più a resistere e allora si fa del male perché una volta che sei cacciato lì solo dentro quel buco ferirti procurarti delle ferite diventa la sola arma che hai per attirare su di te l'attenzione per poter stare contro la lunghezza dell'isolamento per ottenere che il magistrato ti interroghi c'è chi riesce a procurarsi una lametta e si taglia c'è chi ingoia pezzi di vetro pezzi di ferro chi si spacca le dita e cose di questo genere le forme di autolesionismo sono tante e fantasiose ognuno deve arrangiarsi con quello che ha o che riesce a procurarsi c'è chi sbatte la testa contro il muro sembra impossibile crederci ma c'è proprio chi prende la rincorsa e sbatte la testa contro il muro si spacca la testa così perché è l'unico modo c'è chi fa l'autolesionismo perché è depresso o spesso anche solo per farsi curare se è malato e non viene curato

oppure c'è chi fa l'autolesionismo per evitare un pestaggio delle guardie ci si fa male in anticipo per limitare le botte delle guardie che arrivano lì per massacrarti e ti vedono giù pieno di sangue così si limitano perché hanno paura che uno già ferito se lo pestano può rimanerci e allora per forza ci sono le indagini e possono capitare dei guai mi vengono in mente i racconti che facevano per guadagnarsi qualche giorno di malattia Pepe si era fatto sbattere una portiera della cinquecento su una mano da Olivo anche Ortica raccontava che una volta si era rotto un mignolo della mano col classico sistema del militari di leva anestetizzandosi il dito col gas dell'accendino e poi infilandolo nel collo di una bottiglia di cocacola si prende la bottiglia con l'altra mano e la si rovescia indietro con un colpo secco così il dito si rompe e non senti male poi vai dal medico e ti fai dare i giorni

a me sembravano racconti pazzeschi ma poi mi sono reso conto anch'io quando sono andato a lavorare in fabbrica di come stavano le cose io non avevo mai lavorato finora ma adesso del nostro gruppo di affinità l'unica che lavorava era rimasta Valeriana e soldi non ci bastavano per la casa Cotogno aveva perso il posto faceva l'elettricista ma non andava d'accordo col suo padrone perché questo pretendeva di averlo sempre disponibile anche per lavorerei fuori orario la sera e anche il sabato poi la cosa era degenerata quando Cotogno durante un lavoro in un negozio di elettrodomestici si era portato a casa un televisore a colori il padrone del negozio non aveva prove però ne ha parlato col padrone di Cotogno che con un pretesto lo ha licenziato

Valeriana lavorava all'ospedale già da due anni finito il liceo non aveva trovato altro che quel lavoro all'ospedale come infermiera ma in realtà le facevano fare le pulizie le facevano lavare i pavimenti e la biancheria si era iscritta a lettere all'università ma non aveva mai frequentato né dato un esame ne aveva le palle piene di fare quel lavoro e non vedeva l'ora di mollarlo ma China andava ancora al liceo e così toccava a me e a Gelso darci un po' da fare ci siamo messi a distribuire depliant pubblicitari di una società ammobiliare avremmo dovuto fare quartieri interi infilando i depliant dentro le cassette delle lettere una paga di merda facevamo mezz'ora a distribuire e poi buttavano i pacchi ancora incartati dentro i sacchi della spazzatura poi passavamo la sera nell'ufficio della società a prendere i soldi

dopo qualche giorno si sono accorti che non li distribuivamo e non ci hanno dato più il lavoro facevano dei controlli mandavano in giro qualcuno a controllare se i depliant erano stati distribuiti e telefonavano un po' a casaccio nelle case per verificare a noi non ce ne fregava niente dopo di noi sarebbero arrivati altri e avrebbero fatto la stessa cosa allora io ho avuto l'occasione di lavorare nella fabbrica di celluloide perché avevo un parente che ci aveva lavorato fino alla pensione e li le assunzione erano fatte coi criterio della parentela la direzione assumeva solo delle persone che avevano un parente che lavorava lì da anni in genere era il padre che già lavorava li da una vita e allora si assumeva il figlio così c'era maggiore garanzia maggior controllo maggiore possibilità di ricatto

ma questo criterio di assunzione non valeva per tutti i reparti della fabbrica la direzione usava questo criterio solo nel reparti che considerava centrali poi c'era il settore della semplice produzione quello del lavoro più massacrante nel quale mettevano in conto un ricambio naturale e quindi in questi reparti assumevano manodopera dequalificata soprattutto giovani meridionali che sapevano già di entrarci per qualche mese e poi licenziarsi perché era un lavoro insopportabile molto nocivo e con ritmi impossibili da reggere e era il lavoro che facevano sulle calandre che erano enormi macchine formate da una specie di grande imbuto in alto che convogliava i blocchi di celluloide scaldati a alta temperatura dentro due enormi rulli d'acciaio che giravano verso l'interno facendo venire fuori in basso le lastre di celluloide

il reparto dove lavoravo lo invece era il reparto sperimentazione si chiamava così e era un po' il cuore della fabbrica dove si sperimentavano i prodotti nuovi si facevano i prototipi insomma li si producevano montature per occhiali e pettini la sperimentazione riguardava i diversi colori da dare alla celluloide del pettini e delle montature per occhiali era considerata una cosa prestigiosa lavorare in quel reparto non solo perché i ritmi non erano quelli massacranti della produzione ma soprattutto perché si lavorava a fianco dei tecnici e degli ingegneri e questo era motivo di orgoglio per quei vecchi operai che nel lavoro ci credevano e lavoravano tutti come scemi erano tutti vecchi gli operai in quel reparto ce n'erano solo due giovani come me

io non sapevo bene cos'era quella fabbrica la vedevo dall'esterno come una cosa mostruosa enorme e sporca che scaricava fumi nell'aria e liquidi puzzolenti nel fiume che gli scorre di fianco l'impressione che ho avuto la prima mattina di lavoro è stata dura c'era questa storia di alzarsi che faceva ancora buio perché era inverno di prendere l'autobus che passava nei paesini a raccogliere gli operai e poi la sosta davanti ai cancelli la fila che entrava in una specie di tunnel e poi timbrare il cartellino e mi hanno indicato dove dovevo andare e già lì subito mi è venuto voglia di andarmene via di girare le spalle e via uscire di lì e andarmene quando ho visto il mio reparto una specie di corridoio lungo e stretto senza finestre c'erano solo del grandi lucernari in alto e una puzza tremenda di solventi toluolo benzina eccetera

gli operai avevano tutti dei grembiuli neri tranne il caporeparto che aveva un grembiule bianco e che stava nel suo ufficio in fondo al corridoio chiuso da una vetrata da dove poteva vedere controllare tutto il reparto il caporeparto mi ha fatto vedere le macchine mi ha detto di comprarmi un grembiule nero e di guardare per i primi giorni quello che facevano gli altri operai per farmi un'idea del lavoro e così ho cominciato a guardarmi in giro sfruttando tutte le occasioni che avevo per uscire dal reparto per andare a prendere del materiale eccetera e vedere come era fatta la fabbrica c'erano questi grandi corridoi scuri con delle diramazioni che di colpo sbucavano nel reparti di produzione dove c'erano rumori assordanti un clima irrespirabile un caldo una puzza impossibile pensavo per la gente che ci lavorava

ho scoperto anche che in un cortile interno c'era una porta che dava in un piccolo locale di quattro metri per quattro dove gli operai andavano a fumare perché i materiali usati erano altamente infiammabili e allora la direzione permetteva agli operai di andare lì ogni tanto a fumarsi una sigaretta era un locale senza neanche una finestra e il fumo delle sigarette lo riempiva che non ci si vedeva neanche in faccia c'era solo qualche panca contro i muri scrostati ci venivano per lo più i vecchi operai con le loro facce consumate e rassegnate non si scambiavano neanche una parola fumavano la loro sigaretta in quel locale tossico e pieno di fumo e poi tornavano nel reparti che avevano una nocività altissima perché le sostanze usate erano tutte cancerogene soprattutto i coloranti e lì dopo che andavano in pensione tutti morivano di cancro dopo qualche anno

dopo il periodo di prova il lavoro che mi hanno dato da fare insieme agli altri due giovani era una cosa demenziale ci hanno portato in un locale dove c'era una grande vasca contro una parete la vasca di ferro era piena d'acqua che bolliva scaldata da fornelli a gas che correvano sotto la vasca sopra la vasca c'erano del cerchi di ferro dove bisognava infilare le ampolle di vetro con dentro il solvente e il colore in polvere preparato dal tecnici dall'ampolla chiusa con un tappo di sughero partiva un tubo di gomma che finiva in una serpentina di vetro ci hanno dato del guanti di gomma fino ai gomiti perché dovevamo ogni tanto agitare l'ampolla sulla vasca d'acqua bollente per aiutare il colore a mischiarsi bene

la parete dietro alla vasca era tutta rossa e il vecchio operaio che ci ha portati li ci ha detto sghignazzando che era scoppiata un'ampolla qualche mese prima e quello che la teneva in mano va in giro ancora adesso dipinto di rosso perché il colore è indelebile lo ho preso in mano l'ampolla di vetro e dovevo stare attento a non farla urtare contro il cerchio di ferro o il bordo della vasca perché se no scoppiava e dovevo anche stare attento a non piegare il tubo di gomma perché se no la pressione del liquido non aveva sfogo e scoppiava tutto lo stesso e ogni volta che tiravo fuori un'ampolla per agitarla sudavo freddo appena la agitavo il liquido schizzava su per il tubo e riempire tutta la serpentina fino al livello massimo e se lo superava scoppiava tutto lo stesso

dopo qualche giorno ho pensato bene di farla finita con quella storia ci siamo procurati un po' di colorante e lo aggiungevamo a ogni formula che ci davano e così i colori alla fine risultavano tutti sbagliati e il danno era grosso perché ogni formula sbagliata erano un sacco di soldi che volavano via in quel periodo c'era un casino generalizzato dappertutto nelle fabbriche e fuori nelle città strade intere s'incendiavano al passaggio di cortei di decine di migliaia di persone scontri violentissimi con la polizia armerie svaligiate fabbriche e università occupate cacciata di sindacalisti era chiaro che il minimo che si poteva fare in quella fabbrica di mummie era un po' di sabotaggio e poi andarsene e così una mattina abbiamo smesso di andarci e in poco tempo anche tutti i giovani che lavoravano in quella fabbrica se ne sono andati via uno dopo l'altro preferivano fare i disoccupati che crepare lì come i loro padri



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