33.

 

Dopo dieci giorni di isolamento è arrivato un brigadiere e mi ha detto di rare la mia roba perché mi trasferivano di sopra al braccio e appena sono stato portato di sopra e mi hanno aperto questo portone che dava sul corridoio del braccio immediatamente ho capito che lì al braccio la situazione era completamente diversa ho sentito un baccano incredibile il tutte le blindate delle porte delle celle erano aperte anzi allora non erano nemmeno blindate erano semplicemente porte di legno pesanti le porte di legno erano aperte e erano chiusi solo i cancelli delle celle c'era un grande movimento un grande chiasso e vedevo dietro i cancelli gente che si faceva da mangiare che giocava a carte insomma c'era molto movimento molto chiasso e questa era la cosa che più mi ha impressionato dopo dieci giorni di isolamento

c'era il vociare dei detenuti e c'era la televisione tutte le televisioni accese in tutte le celle a altissimo volume sentivo le sparatorie del western spaghetti che le televisioni private trasmettono a ogni ora del giorno e della notte una delle caratteristiche del comuni che ho scoperto subito è che vivevano la notte perché stavano svegli tutta la notte a giocare a carte giocavano a soldi e i pagamenti poi venivano regolati fuori dagli amici e famigliari perché in carcere non si possono tenere soldi stavano svegli tutta la notte a giocare a soldi con le televisioni accese al massimo e poi dormivano di giorno mettevano con lo scotch dei giornali alle finestre e sopra ci mettevano delle coperte e così nelle loro celle non c'era mai la luce del giorno se gli serviva la luce accendevano le lampadine

erano del veri coatti in carcere si usa questo termine coatti per definire questi comportamenti questa maniera di vivere la carcerazione questo stile che poi si esprime anche attraverso l'abbigliamento il coatto classico è quello che sta sempre con l'accappatoio o la tuta o il pigiama anzi la tuta è già una cosa più elegante questi erano sempre con il pigiama e l'accappatoio scendevano all'etra sempre così pantaloni del pigiama con sopra l'accappatoio ciabatte con le calze senza radersi mai mentre nella giornata del colloquio si trasformavano perfettamente rasati lo shampoo colonia e dopobarba il vestito elegante camicia bianca e cravatta qualcuno anche con il doppiopetto gessato e le scarpe di vernice lucidissime si vestivano così per il colloquio con la moglie la famiglia mentre il resto della settimana stavano in pigiama

sono stato portato in questo braccio mi hanno portato fino al cancello della mia cella che era un camerone in cui c'erano già tre compagni tre politici mentre nella cella vicina c'erano altri due compagni eravamo in tutto sei politici in quel braccio di comuni ma l'aria non la facevamo insieme noi facevamo l'aria a un orario diverso da quello dei comuni appena entrato nella cella la cosa che mi ha colpito era la quantità di oggetti che era accumulata nella cella che a differenza della cella d'isolamento era una cella arredata e c'erano accumulati viveri e vestiti dappertutto era una cella molto colorata le pareti erano di colore azzurro le avevano colorate di azzurro che mi sembrava un colore stranissimo per la cella di un carcere

sono entrato in questa cella dove c'erano questi compagni che mi hanno visto un po' sballottato mi hanno fatto subito il caffè e poi hanno preparato subito da mangiare in cella dei ravioli in brodo erano praticamente dieci giorni che mangiavo solo il cibo schifoso del carcere e i ravioli mi sembravano buonissimi i compagni si informavano su quello che mi era capitato e mi hanno dato del consigli legali mi hanno dato l'impressione di conoscere un sacco di cose che io proprio non conoscevo avevano in cella anche un codice penale e ogni tanto lo consultavano quando non si trovavano d'accordo su qualcosa e poco a poco mi hanno aiutato a capire come funzionava il meccanismo carcerario mi indicavano le guardie più morbide e quelle più carogne e il modo di comportarmi secondo le circostanze

in quel braccio ho cominciato anche a capire che tipo di rapporto c'è tra noi e i comuni o almeno i comuni di quel braccio perché non è che tutti i comuni sono uguali e lì i comuni attraverso le richieste che ci facevano attraverso il lavorante o gridandoci dalle celle ci chiedevano in continuazione di tutto ci chiedevano roba da mangiare sigarette di tutto in continuazione e i compagni della mia cella mi hanno spiegato che questi comuni avevano la convinzione che noi avevamo più soldi di loro perché eravamo per loro una grande famiglia perché ragionavano io sono un piccolo delinquente senza soldi e qui in carcere mi tocca magari fare storie incredibili per mangiare e per fare avere dei soldi alla famiglia per l'avvocato eccetera

mentre voi siete una grande famiglia avete la solidarietà e il sostegno materiale di tanta gente fuori perché quando vi arrestano la gente fa le manifestazioni per voi firma appelli fa casino raccoglie soldi per voi e ve li manda in carcere e avete gli avvocati che sono vostri amici che pagate poco o che addirittura non pagate niente e tutte queste sono cose che noi non abbiamo e a voi i soldi non mancano mai quindi se vi chiediamo le sigarette non dovete avere nessuna difficoltà a darcele insomma quello che chiedevano era di partecipare anche loro indirettamente a tutta questa solidarietà che vedevano che noi avevamo chiedevano attraverso qualche segno che questa solidarietà arrivasse in parte anche a loro

un'altra funzione che ci chiedevano era quella di scrivani per la compilazione di richieste di colloqui di permessi di trasferimenti di sconto pena di semilibertà istanze di tutti i tipi che inviavano in continuazione al magistrati ai giudici alle corti agli avvocati alla direzione del carcere al ministero eccetera e ci chiedevano anche di scrivere le lettere alle fidanzate e alle mogli se non lettere intere almeno delle idee o delle belle frasi delle poesie perché noi avevamo la cultura eravamo gente che aveva studiato io qui in carcere mi sono accorto dell'importanza di scrivere prima praticamente non avevo mai scritto delle lettere non l'avevo mai considerato un mezzo di comunicazione e adesso invece era l'unico modo insieme al colloquio settimanale se vuoi conservare del rapporti se vuoi portarli avanti

una volta lì mi è capitato che uno mi ha chiesto di scrivere a delle donne aveva trovato gli indirizzi negli annunci di qualche rivista c'erano anche dei magnaccia in questo braccio che da dentro mandavano avanti il loro lavoro cercando di costruirsi delle nuove relazioni e scrivevano alle donne nella prospettiva di vederle poi fuori facevano la domanda alla direzione un'altra cosa era per esempio che i lavoranti lì dentro noi politici ci riempivano di favori c'era il lavorante della lavanderia che si offriva di lavare la nostra roba personalmente perché anche lui ci considerava dei detenuti privilegiati a cui era bene fare del favori poi c'era il lavorante che faceva il panettiere e che faceva un pane schifoso sempre o troppo cotto o troppo crudo ma a noi in più ci dava la pizza la focaccia che lui cucinava a parte anche per i brigadieri e i marescialli per farseli amici o in cambio di favori perché lui ragionava con la logica della gerarchia e aveva individuato nel nostro braccio noi politici come quelli più importanti e ci offriva le pizze però gente così il più delle volte è infame è gente che la direzione usa per avere informazioni è gente di merda ruffiani spinosi viscidi infami

ma quello che più di tutto mi aveva colpito in quei primi giorni in questo mondo del carcere che stavo scoprendo è stata la televisione lo erano anni che non vedevo la televisione se non il telegiornale mentre lì ho cominciato a subire la televisione perché si tratta proprio di subirla di bersela tutta ventiquattro ore su ventiquattro e all'inizio la subisci e basta senza nessun criterio di scelta te la vedi tutta indiscriminatamente perché ti dà l'illusione di sentire di meno il tempo di distrarti però dopo un po' di tempo ti ritrovi conciato come tiri cretino ti ritrovi rincoglionito completamente e se poi spegni la televisione credi di stare peggio perché non sai più come fare a fare per fare passare il tempo



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