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Nella sede i picchetti contro gli straordinari del sabato erano diventati una pratica sistematica e a farli non ci andavano solo gli operai direttamente interessati ci andavano un po' tutti e le prime volte ci si divertiva anche tutti li davanti alle fabbriche alle sei del mattino con la grappa la musica e i fuochi dei copertoni ma poi dopo i primi mesi sono scoppiate le prime contraddizioni abbiamo cominciato a chiederci ma chi ce lo fa fare a stare qui a parlare con questi stronzi rincoglioniti dal lavoro che stanno a ascoltarci solo perché hanno paura del picchetto più che del padrone e che la volta dopo se non ci sei riprendono ancora con li straordinari non si può mica andare avanti all'infinito a spiegargli all'infinito che se fanno gli straordinari fregano i disoccupati fanno passare la ristrutturazione il decentramento produttivo ripetere tutto all'infinito come un disco rotto

così è finita che non ci siamo alzati più alle sei di mattina per fare i picchetti è finita che con quattro o cinque macchine alle dieci o alle undici facevamo il giro delle fabbriche e se vedevamo che si lavorava cominciavamo subito col fare svenire tutte le vetrate a tiro utile e se poi riuscivamo a mettere le mani sulle macchine degli stronzi che lavoravano o sui camion della fabbrica tanto meglio si faceva più in fretta e ci si divertiva di più e si facevano più danni e gli operai e i padroni dovevano fare i loro conti se guadagnavano di più coi loro straordinari del sabato di quello che gli sfasciavamo noi poi naturalmente il sindacato faceva i suoi comunicati di condanna e i carabinieri si mettevano a fare le ronde contro di noi solo che loro potevano impiegare un solo pullmino in una zona dove ci sono duecento fabbriche e così dopo un mese finisce lo straordinario in quella zona

le notizie delle lotte che arrivano dalle grandi città del sud dove i disoccupati si sono organizzati fanno nascere nella sede un altro collettivo appunto di disoccupati la maggioranza del collettivo non è costituita da disoccupati veri e propri piuttosto si tratta di precari che fanno lavori saltuari o il lavoro nero nei laboratori o a domicilio ci sono molti che hanno scelto volontariamente di rinunciare al posto fisso e di lavorare solo lo stretto necessario per vivere e poi ci sono ovviamente anche del diplomati e anche qualche laureato anch'io partecipo al collettivo disoccupati perché dopo che ho lasciato la fabbrica di celluloide sono un vero disoccupato le prime riunioni che facciamo sono incasinatissime perché è difficile avere un'identità precisa di quello che si è dato che ci sono tante differenze

e allora l'idea che ci viene è quella di cominciare un'indagine sull'organizzazione produttiva del territorio raccogliamo informazioni attraverso i compagni delle fabbriche ordiniamo i dati e intanto un compagno che lavora in comune ci procura un'enorme mappa eliografata della zona che appendiamo a un muro della sede e ci segniamo con colori diversi le diverse articolazioni della produzione che dalle grandi multinazionali si snodano alle fabbrichette al covi del lavoro nero e alla rete dei mezzani che l'organizzano che distribuiscono il lavoro alle famiglie e a domicilio e che permettono ai padroni un enorme sconto sul costo del lavoro la possibilità di pagare dieci volte meno il lavoro col vantaggio anche di potere ristrutturare bloccando le assunzioni e di potere continuare a produrre anche in caso di sciopero

lanciamo una campagna di propaganda in tutti i paesi della zona sputtaniamo con manifesti i mezzani scrivendo nomi e cognomi e poi decidiamo di fare anche le ronde contro l'organizzazione del lavoro nero come prima le facevamo contro gli straordinari la prima volta siamo andati in uno di questi scantinati dove si faceva il lavoro nero in una ventina con i fazzoletti rossi sulla faccia e qualche bastone perché non si sapeva mai China ha preso la bomboletta e ha scritto sul muro chiudiamo i covi del lavoro nero quelli che lavoravano lì facevano pena si sono spaventati a morte salvo un vecchio pensionato che non ha mosso dito è rimasto seduto immobile come se non stesse succedendo niente facendo finta di niente

c'era una incinta invece che si è messa a urlare perché pensava che eravamo rapinatori Valeriana e China hanno cercato di spiegarle cosa facevamo e cosa volevamo ma questa non capiva niente faceva sì con la testa ma non capiva niente lo si vedeva dalla faccia pallida e dagli occhi sbarrati che aveva c'erano due ragazzini che hanno capito subito che non ce l'avevamo con loro e hanno detto che il padrone non c'era che era sempre in giro per lavoro io e Nocciola abbiamo squarciato coi coltelli gli scatoloni di materiale plastico e gettato dappertutto interruttori viti e prese di plastica poi abbiamo detto ai ragazzi di dire al padrone di farla finita col lavoro nero o la prossima volta lo scantinato andava in fumo e così abbiamo cominciato le ronde contro i covi del lavoro nero

ma intanto c'era un altro problema che ci stava venendo addosso tutto d'un colpo era quello dell'eroina che si stava diffondendo a macchia d'olio e anche nel movimento cominciava a fare presa ne abbiamo discusso e ridiscusso per giorni e giorni è chiaro che fa comodo al potere questa situazione che già conta un sacco di morti e di zombi che si trascinano intorno alle fontanelle delle piazze con la siringa e il cucchiaino è chiaro che l'eroina in genere incula i più ribelli e i più insoddisfatti quelli che più rifiutano questo sistema e non riescono più a sopportarlo con l'eroina ci viene semplicemente offerto uno sbocco individualistico e autodistruttivo alla voglia di cambiare alla rabbia che abbiamo dentro

il fatto che l'eroina dilaghi nel proletariato giovanile rappresenta una potenziale sconfitta perché dilaga proprio sullo stesso terreno del bisogni della volontà di cambiare la vita quelli che si bucano vivono esattamente i nostri stessi problemi uno si buca perché non ce la fa più e perché non crede più che si possa lottare per una vita diversa per cui non dobbiamo assolutamente emarginare chi si buca e nemmeno delegare il problema alle istituzioni sarebbe un'illusione e sarebbe il pretesto per aumentare il controllo su di noi per reprimerci di più la principale arma che abbiamo è la solidarietà e dobbiamo usarla di più verso quelli che stanno peggio

ma intanto abbiamo pensato anche che era utile cominciare a fare delle ronde contro i covi della droga abbiamo individuato un bar dove si spacciava l'eroina e sapevamo che anche il padrone di questo bar era ammanicato nella faccenda perché dal traffico ricavava la sua bella fetta di torta e così quel bar siamo andati una notte lo China Nocciola e Ortica a bruciarlo avevamo preparato quattro bottiglie le avevamo fatte bene con cura perché ci tenevamo che bruciasse proprio tutto avevamo sciolto del polistirolo espanso nel solvente alla nitro e l'avevamo aggiunto con dell'olio bruciato alla benzina che così non brucia in un attimo ma si forma una pappetta che si attacca alle cose anche ai muri e brucia per un sacco di tempo dove si attacca

siamo arrivati sul posto all'una di notte il bar era chiuso Ortica con una mazzetta da muratore ha dato una gran botta alla vetrata e si è sentito un fracasso d'inferno e Ortica dallo slancio è finito dentro il bar con tutti i vetri che gli cadevano addosso ma non si è tagliato China gli ha detto dai dai vieni fuori in fretta e ha acceso gli antivento della sua bottiglia Ortica è uscito saltellando e China ha lanciato c'è stato un botto soffocato una fiammata che ha illuminato tutto l'interno del bar abbiamo lanciato le altre bottiglie senza neanche accendere gli antivento tutto è diventato rosso poi una nuvola densa di fumo nero ha cominciato a uscire piano piano dalla vetrata rotta siamo corsi via è bruciato tutto in quel bar non è rimasto più neanche un bicchiere più niente

intanto era venuta l'estate e ci si preparava a partire per le vacanze si partiva per il sud al mare in gruppi di macchine ci sì fermava in posti a caso ci restavamo finché ci andava e poi ripartivamo per un altro posto conoscevamo altra gente come noi altri compagni che fanno le stesse cose che parlano anche loro del movimento nessuno partiva solo nessuno stava più solo anche le coppie non stavano più sole era diventato normale ci si muoveva in carovana tutti insieme anche solo per andare su un prato la domenica e tutte le sere ci si trovava tutti insieme nella sede il grosso arrivava dopo cena e quando si arrivava davanti alla sede c'era sempre la solita scena il grande fascio di luce che attraversa la strada le macchine le moto i motorini del compagni che ingombrano tutta la strada la gente a gruppi per la strada e intorno alle panchine

un via vai continuo una grande animazione rumori di macchine che partono e che arrivano la musica delle autoradio ferme lì davanti e la musica che esce da dentro la sede la musica strimpellata delle chitarre i suoni dolci dei flauti i fischi del pifferi il tamburellare ritmico del bonghi ogni sera ci sono facce nuove ogni sera cose nuove da vedere da sentire da fare il giro del saluti il giro delle stanze i tazebao e i volantini freschi da leggere le notizie le informazioni i commenti da scambiare le riunioni da fare l'assemblea generale gli attacchinaggi di manifesti in carovana le discussioni gli scazzi l'impaccio e la timidezza del nuovi venuti la sicurezza del vecchi compagni l'arrivo del pazzo o dell'alcolizzato

intorno alla sede le strade sono percorse continuamente da gruppi di compagni la sera è animata vivace chiassosa per i nostri rumori le grida i canti la musica e colorata dal nostri giacconi le sciarpe le gonne i cappelli i muri sono ininterrotti graffiti disegni e scritte che si mescolano si sovrappongono su tutti i muri contro i padroni contro il lavoro nero contro tutti i lavori contro il ghetto contro il clero contro il sindaco contro il sindacato contro i partiti contro la giunta contro i maschi contro l'eroina contro i fascisti contro gli sbirri contro i giudici contro lo stato contro la miseria contro la repressione contro la galera contro la famiglia contro la scuola contro i sacrifici contro la noia



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