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La macchina si ferma in un cortile buio circondato da vecchie case scrostate per metà disabitate viste le poche luci accese alle finestre con me c'è China e Ortica e Nocciola subito dopo arriva l'auto di Scilla con su Cotogno Valeriana e Gelso il cerchio di luce della torcia elettrica corre veloce su ciuffi d'erba pezzi di legno cocci di bottiglia tegole rotte poi saliamo su per una ripida scala di legno con la ringhiera che dondola i gradini che scricchiolano Scilla infila la chiave nella serratura che cigola un colpo con la spalla e entriamo dentro c'è un tanfo di chiuso Scilla accende una lampadina che pende dal soffitto da un filo sfilacciato qualche vecchio mobile macchie d'umidità sulle pareti e un manifesto di Humphrey Bogart sopra un letto con una grande spalliera metallica

ci sediamo intorno al tavolo sulle sedie impagliate Cotogno e Valeriana si siedono sul letto non ci sono sedie per tutti e Scilla prende da una credenza sbilenca una bottiglia di whisky e la mette sul tavolo con alcuni bicchieri sapete lo scopo di questa riunione dice Ortica si tratta di valutare le diverse proposte di organizzazione maturate dentro il movimento c'è una componente che pratica azioni d'avanguardia con l'uso delle armi dell'illusione che di per sé determinino la crescita di tutto il movimento ora noi non siamo contrari di principio a queste pratiche perché sappiamo tutti benissimo che non si può affermare di essere coerentemente rivoluzionari senza porsi il problema dell'esercizio della forza della necessità di costruire un contropotere pari e anzi più violento a quello che quotidianamente viene esercitato dallo stato

ma la nostra critica a questi compagni è sul fatto che questa costruzione e esercizio del contropotere deve vivere tutta all'interno del movimento ormai si tratta di una coscienza acquisita a livello di massa basta vedere le cronache l'uso della forza si va diffondendo in maniera accelerata dentro tutte le occasioni di lotta l'illegalità di massa è oggi una pratica abituale si tratta allora di discutere se riteniamo possibile un ulteriore salto in avanti di massa di tutto il movimento il cui contenuto non può che essere quello dell'organizzazione della forza o il problema della lotta armata se si preferisce Cotogno si alza dal letto cigolante prende la bottiglia dal tavolo e versa il whisky nel bicchieri anche Scilla si è alzato e è andato a rovistare in una vecchia cassapanca in un angolo della stanza

adesso è inutile che sto lì a raccontare per filo e per segno come si è svolta tutto quello che è successo in quella riunione che è andata avanti fino all'alba e che è stata anche l'ultima perché poi ci siamo divisi e poi non ci siamo più visti è scoppiato un casino quella volta lì è scoppiata una lite che quasi finiva a botte Cotogno a un certo punto si è messo a gridare c'è chi adesso non vuole vedere che adesso siamo oggettivamente in una situazione di guerra non volere vedere questo è o opportunismo di chi non vuole assumersi e fino in fondo le sue responsabilità di rivoluzionarlo per cui chi non vuole vedere che adesso siamo oggettivamente in una situazione di guerra va combattuto e emarginato

ma quale guerra ha gridato Ortica la guerra che dici tu che pensi tu è la guerra che vogliono loro e non ha niente a che fare ma proprio niente con tutto quello che noi abbiamo fatto e con tutto quello che abbiamo pensato noi fino a adesso tu pensi tu sei convinto che l'obiettivo sia la conquista del potere così com'è e quindi per te adesso tutto il problema diventa solo quello di vincere o di perdere Scilla è tornato al tavolo e ci ha appoggiato sopra due pistole una grande a tamburo e una più piccola che bisogno c'era di portare qua le pistole ha detto China Scilla l'ha guardata male una è una rivoltella l'altra è una pistola ha detto l'ha presa in mano maneggiandola con abilità con disinvoltura ha premuto il calcio col pollice e ha estratto il caricatore e poi ha estratto i proiettili e li ha disposti uno a uno in fila sul tavolo

il whisky versato nel bicchieri restava sul tavolo nessuno pensava a bere mentre la tensione nella stanza saliva gli schieramenti erano chiari da una parte Scilla Cotogno Valeriana dall'altra Ortica Nocciola China e io c'era solo Gelso che non si capiva bene da che parte stava era nervosissimo stava zitto non faceva che pulirsi continuamente le lenti degli occhialini e mordersi le unghie noi sostenevamo che era una follia decidere in nome del movimento il salto nella clandestinità cancellare d'un colpo tutto quello che si era fatto fino a lì mollare un movimento di lotta di migliaia di persone per fare la guerra in 20 o 30

è finita all'alba con urla e insulti Scilla continuava a smaneggiare le sue armi e quando a un certo punto Nocciola gli ha detto di smetterla Scilla velocissimo ha impugnato la pistola a tamburo e gliel'ha puntata contro ti faccio un buco nella testa gli ha detto ci siamo fermati tutti è piombato il silenzio si sentiva solo la goccia che cadeva nel lavandino tutti guardavamo Scilla col braccio teso sospeso in aria la pistola puntata contro Nocciola sapevamo tutti che era scarica ma non era quello che importava ci siamo alzati e ce ne siamo andati via Ortica Nocciola China io e gli altri sono rimasti lì intorno al tavolo anche Gelso immobile con la testa bassa che si mangiava le unghie fissando il tavolo dove c'erano le armi e i bicchieri di whisky che nessuno aveva bevuto

dopo quella sera non li abbiamo più rivisti sicuramente si erano trasferiti in un'altra città perché con quel salto che intendevano fare non potevano più stare lì nella nostra zona dove erano troppo conosciuti non ho più visto Valeriana Cotogno e Scilla mentre Gelso mi capitava di incontrarlo per caso ma tutti e due evitavamo di parlare di quello che era successo mi sembrava patetico Gelso lui che era sempre stato un fricchettone si vestiva serio adesso con la giacca e la cravatta e i capelli tagliati corti e la montatura degli occhiali che da rotondi erano diventati quadrati poi non abbiamo visto più nemmeno lui e così è finito il nostro gruppo di affinità e la loro è diventata un'altra storia che non spetta a me qui adesso di raccontare

noi dentro al collettivo ci siamo messi a lavorare con più foga di prima era come se sentivamo dietro di noi qualcosa di distruttivo di mostruoso che ci inseguiva sempre più da vicino e forse anche perché c'era come il bisogno di dimostrare a noi stessi che la scelta che avevamo fatto di restare dentro il movimento era la scelta giusta la repressione avanzava giorno dopo giorno agli attentati seguivano arresti in massa indiscriminati ma la repressione non erano soltanto carabinieri e poliziotti era anche l'assedio della stampa e dell'informazione unito alla rottura della nostra rete di comunicazione le difficoltà e spesso l'impossibilità che si aveva per fare uscire i nostri giornali per via degli arresti del sequestri della mancanza di soldi

si è messa in moto una martellante campagna di criminalizzazione di tutto il movimento la mattina leggevo il giornale un giornale qualsiasi e non c'era nessuna differenza dall'ultimo scribacchino di cronaca fino all'illustre intellettuale sociologo filosofo psicologo storico romanziere eccetera tutti scrivevano che il movimento non era altro che un'agitazione convulsa di spostati avventurasti fascisti schizofrenici delinquenti che andavano spazzati via il più presto possibile per la salvezza della democrazia e della civile convivenza c'era in noi un senso d'impotenza di fronte a quella falsificazione sistematica di tutto ma abbiamo creduto che non ci fosse altra scelta che accettare comunque la sfida sul terreno della comunicazione e così abbiamo deciso di costruire una radio di movimento

finanziariamente il problema lo abbiamo affrontato come tutte le altre volte tutti i compagni si sono dati da fare come meglio hanno potuto per trovare soldi senza tanto andare per il sottile sui metodi e così abbiamo cominciato a procurarci l'attrezzatura Nocciola si è fatto prestare un furgone e con due compagni ha fatto il giro delle case in costruzione nella zona e dal cantieri ha portato via lana di vetro pannelli di polistirolo e altro materiale utile poi ci siamo procurati anche qualche centinaio di confezioni di cartone per l'imballaggio delle uova e con tutta questa roba abbiamo cominciato a insonorizzare un locale della sede e poi l'abbiamo diviso in due con del pannelli di panforte e lastre di perspex da una parte la sala di registrazione dall'altra parte la regia

adesso dovevamo procurarci l'apparecchiatura il mixer l'amplificatore le piastre di registrazione e i piatti stereo ma il problema più grosso era quello di farsi largo nella giungla delle frequenze farsi largo con i soldi o con la forza perché o si avevano tanti soldi e allora si comprava un trasmettitore potente che copriva le altre radio oppure si doveva usare il sistema di farsi largo a spintoni facendo tacere le altre radio e su questo non ci facevamo scrupoli perché ci dicevamo cosa cazzo trasmettono queste radio commerciali oltre alla pubblicità trasmettono musica di merda quiz di merda notiziari di merda e poi di chi sono queste radio sono comunque radio nemiche che partecipano alla distruzione che il potere stava facendo della nostra comunicazione

allora abbiamo cominciato la notte a fare visita alle antenne e ai trasmettitori delle radio commerciali della zona che ci davano fastidio e le sabotavamo tiravamo giù i piccoli tralicci che reggevano le antenne e se potevamo portavamo via i trasmettitori o altre attrezzature che potevano servirci per la nostra radio era facile compiere queste azioni di esproprio e di sabotaggio perché in genere le apparecchiatura si trovavano in zone piuttosto isolate le antenne erano piazzate su collinette o su tetti di edifici alti ci andavamo anche in dieci o quindici senza particolari precauzioni c'erano dei gabbiotti di lamiera con dentro i trasmettitori e noi aprivamo la serratura e i lucchetti con un trapano a pila e se non ci riuscivamo versavamo un litro o due di benzina sotto la porta e ci buttavamo un cerino e così poco a poco ci aprivamo uno spazio nella giungla delle frequenze dove soltanto il più forte poteva sopravvivere



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