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Dopo la rivolta nello speciale dopo che siamo stati sistemati in quel modo nelle celle vuote al pianterreno del carcere distrutto da quel momento in poi non ci sono stati più pestaggi di massa e si è cominciata la discussione all'interno di ogni camerone su quello che era successo ovviamente le posizioni erano molto diverse ma le discussioni più accese sono venute fuori in un secondo momento perché nei primi giorni tutti quanti badavano a leccarsi le ferite perché cominciavano a uscire gli acciacchi delle botte e più che altro il clima era quello di una infermeria da campo intanto ci avevano concesso i giornali e quello che si leggeva sui giornali era assurdo veramente assurdo non c'era niente di vero sembrava che non fosse successo niente tutte le notizie erano distorte e per lo più anzi completamente false

per i giornali l'operazione dei reparti speciali era stata assolutamente incruenta si era risolta senza nessun problema sembrava che avevano distribuito quattro scappellotti e tutto si era risolto nella maniera più pacifica noi abbiamo cominciato a fare pressioni per avere del colloqui coi famigliari che era l'unico modo per rompere questo blackout della stampa su quello che era veramente successo alla fine ci hanno concesso qualche colloquio simbolico di appena qualche minuto col vetro divisorio il risultato è stato di riuscire a farci vedere per qualche minuto dal parenti dietro i vetri divisori in modo che i parenti vedevano come eravamo conciati non c'era nemmeno bisogno di parlare per fare capire come stavano le cose come erano andate le cose

siccome le uniche cose che avevamo erano gli indumenti che avevamo addosso al momento dell'irruzione dei reparti speciali i parenti ci hanno visto con questi vestiti coperti di sangue le ingessature le ferite i tagli le botte eccetera e questo è stato sufficiente con questi colloqui insomma siamo riusciti a scalfire un po' il muro del blackout che voleva imporre il silenzio sulla vicenda soprattutto evidentemente abbiamo fatto in modo che al colloqui ci andassero quel compagni che erano nelle condizioni più brutte nelle condizioni peggiori fisicamente quindi la gente che era stata più massacrata poi a loro volta i parenti si sono dati loro da fare hanno cercato di fare passare queste notizie sulla stampa

i primi giorni sono stati qualcosa di molto duro sul piano della semplice sopravvivenza dentro queste celle dove non c'era niente però piano piano ci siamo organizzati per riuscire a vivere anche in quelle condizioni e abbiamo anche ricominciato a lottare un'altra lotta che aveva come obiettivo di uscire da quelle condizioni bestiali in cui eravamo ridotti a vivere così in dieci in queste celle e questa lotta invece (li essere soffocata come poteva essere facilmente soffocata in quelle condizioni in cui eravamo è riuscita nel senso che dopo i primi giorni in cui era stata abolita addirittura l'ora d'aria la direzione ha dovuto concederci l'aria scaglionandoci a gruppi e concedendoci un'ora d'aria

la rivolta era stata una fiammata che aveva bruciato tutto tutta la forza che avevamo accumulata si è bruciata dentro la rivolta quindi adesso si trattava di rimetterci passo dopo passo per riprenderci tutto quello che avevamo perduto e ovviamente i primi passi erano quelli di garantirci una migliore vivibilità all'interno del carcere vivibilità vuol dire tante cose vuol dire per esempio lottare per riavere i colloqui perché i colloqui sono la comunicazione con l'esterno vuol dire lottare per riavere le ore d'aria perché oltre a essere la cosa fisicamente indispensabile che è uscire in un cortile almeno un'ora o due al giorno andare all'aria vuol dire anche la ripresa della comunicazione interna coi compagni

siccome eravamo tutti sistemati al pianoterra era possibile un minimo di comunicazione perché anche se le blindate erano chiuse gli spioncini erano aperti quindi la gente urlando dagli spioncini nel corridoi si comunicavano le cose la direzione aveva abolito addirittura la funzione del lavorante per impedire che ci fosse tra noi la circolazione delle informazioni e del dibattito sul da farsi ormai nel corridoi circolavano soltanto le guardie però attraverso le urla attraverso i bigliettini che si riuscivano a fare passare di cella in cella la discussione riusciva a essere collettiva poi una volta che è stata ristabilita l'ora d'aria tutto quanto è diventato più semplice

dopo un po' ci hanno permesso di farci la barba potevamo farcela con un rasolo di plastica che ci davano ogni volta e che dovevamo consegnare subito dopo indietro potevamo usare solo il sapone normale e non avevamo specchietti e così ci radevamo tra noi uno con l'altro a vicenda e nella mia cella poi c'era un compagno che aveva tutte e due le mani ingessate e non poteva fare niente e noi dovevamo togliergli le scarpe i pantaloni il maglione la sera per andare a letto e rivestirlo la mattina dovevamo imboccarlo quando mangiava lavarlo pulirlo e lavargli il culo quando cagava tutto dovevamo fargli e lui diceva sempre grazie compagno grazie compagni

i rapporti con le guardie erano cambiati perché nei pochi momenti che le guardie sfuggivano al controllo del graduati dei brigadieri e dei marescialli che almeno uno di loro era sempre presente nei corridoi quando per un momento capitava che non c'era nessun graduato le guardie ci parlavano e continuavano a ripeterci che loro non avevano fatto il massacro che loro non c'erano che non avevano avuto nessuna parte in quel massacro che c'era stato e che anzi non erano assolutamente d'accordo con quello che era successo e dicevano addirittura che tutte le guardie che avevano partecipato a quel massacro era state tutte trasferite

però evidentemente questo non era assolutamente vero e ci sono state diverse occasioni nelle quali i compagni hanno creduto di identificare alcune guardie che stavano nel corridoio che facevano servizio e erano sicuri che erano state tra le guardie che ci avevano picchiato e ci sono stati anche momenti di tensione ogni tanto scoppiava un casino quando qualcuno credeva di identificarne uno di quelli che ci avevano picchiato perché allora quelli che avevano preso più botte gli andava il sangue alla testa e allora partivano le minacce pesanti e cose così è naturale un giorno un compagno che era sicuro di avere identificato uno del suoi picchiatori gli ha detto stai tranquillo che un giorno ti vengo a prendere anche se ti nascondi sotto terra e ti taglio la testa

la reazione del brigadiere che arrivava nel corridoio proprio in quel momento è stata quella di trasferire immediatamente in un altro posto questa guardia minacciata per fare sbollire la cosa poi però di questa cosa di queste minacce loro se ne sono ricordati poi perché tutti quel compagni che durante quel giorni hanno fatto minacce alle guardie tutti quel compagni quando nelle settimane e nei mesi successivi è arrivato il momento che sono stati trasferiti in un altro carcere allora sono stati pestati duro un'altra volta perché funziona sempre così in non sempre le reazioni sono immediate dipende sempre dal momento dipende dal rapporto di forza magari succede che delle cose te le fanno pagare anche molti mesi dopo

le guardie calcolano che a volte non è il caso di fare pagare di picchiare uno subito a caldo perché ci sarebbe immediatamente la reazione di solidarietà di tutti gli altri detenuti e allora scoppierebbe il casino generale è molto più comodo per loro segnare il nome sul libro nero dopodiché il giorno che arriva il giorno del trasferimento e questo viene tolto dalla cella perché parte per un'altra destinazione e non tornerà più in quel carcere almeno per un bel po' di tempo allora lo si picchia ecco sono successe anche cose di questo genere durante quei giorni però il clima in generale era molto alto il morale di tutti i compagni era molto alto e quella è stata una verifica della grande solidarietà che c'era tra tutti i compagni al di là delle posizioni politiche differenti



© 1999 Ed. Bompiani



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