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Dopodiché allora noi ci siamo posti il problema di come cominciare a fare un'altra lotta però a quel punto il problema diventava quello della limitazione delle ore d'aria che erano ridotte soltanto a un'ora d'aria la mattina e anche quello della mancanza nei corridoi del lavoranti fissi che limitava al minimo la nostra possibilità di comunicazione interna e quindi la possibilità di accordarci su come muoverci insieme allora a questo punto è diventato indispensabile trovare una soluzione per avere una comunicazione interna maggiore allora all'interno delle celle si è pensato di forare i muri da cella a cella in modo che si potesse comunicare direttamente non dico buttare giù tutto il muro però almeno fare dei buchi da dove parlarsi da cella a cella

e si è cominciato a farlo e effettivamente in quasi tutte le celle sono stati fatti dei buchi e cosi c'è stata la possibilità di avere una comunicazione diretta tra noi si bucava il muro con le ultime sbarre che si riuscivano a smontare dalle finestre o dai letti o con sbarre di ferro che i lavoranti che venivano lì solo per portare i1 cibo riuscivano a passarci in maniera veramente spericolata però ovviamente ci volevano ore e ore per esempio per smontare i letti che erano fissati per terra col cemento per riuscire a ricavare delle sbarre e per riuscire a fare questi buchi nel muro le guardie sapevano tutto è evidente si picchiava tutto il giorno e quindi tutto avveniva sotto gli occhi delle guardie

c'era la preoccupazione il dubbio sempre se entravano e se entravano poteva succedere un altro macello però non c'era altra soluzione però proprio in previsione del fatto che le guardie sarebbero potute entrare si è cominciato a praticare un altro metodo e questo metodo consisteva nel barricamento notturno della cella con i turni di guardia da parte nostra per non correre il rischio di farci sorprendere nel sonno durante una loro eventuale irruzione il barricamento della cella consiste nell'infilare un oggetto uno spessore che poteva anche essere solo una penna biro o una scheggia di legno tra il cancello e la blindata perché la distanza che c'è tra il cancello e la blindata è solo di pochi millimetri

per cui è sufficiente fare uno spessore cioè infilare a forza qualcosa tra il cancello e la blindata per fare in modo che quando le guardie dall'esterno infilano la chiave la porta preme sul blocco della serratura e non riescono ad aprirla in quelle condizioni loro non possono entrare e quindi c'è tutto il tempo per organizzare dall'interno una resistenza ovviamente loro hanno i loro metodi per sbarricare che consistono per esempio nel prendere un idrante che c'è sempre nel corridoi delle sezioni e con questo grande tubo che si srotola infilare il getto dentro lo spioncino e allora evidentemente con questo getto fortissimo che spazza la cella tu non puoi fare niente nessuna resistenza perché ti sbatte contro il muro e loro intanto sbarricano mentre tu non puoi fare niente

insomma tutte le era diventata pratica costante quella di barricarsi in cella e di fare dei turni di guardia per controllare il movimento nei corridoio eravamo riusciti anche a procurarci delle schegge di specchio sempre attraverso i lavoranti che ci portavano il cibo e con queste schegge di specchio riuscivamo a metterle fuori dallo spioncino e in questo modo riuscivamo a vedere tutto quanto il corridoio fino in fondo e a controllare i movimenti delle guardie è stata una pratica costante per parecchio tempo questa del barricarsi in cella la notte e di fare i turni di guardia e passavamo il tempo giocando a carte perché le carte ci erano state concesse stavamo ventitré ore di seguito nelle celle e è andata avanti cosi per un bel po' nelle celle

quando la forma di lotta della guerra batteriologica è venuta meno allora attraverso questa comunicazione attraverso i buchi che avevamo fatto tra le celle è cominciato un dibattito per vedere quale nuova forma di lotta adottare per fare mollare la direzione su altre cose e allora era chiaro che l'obiettivo massimo a cui si tendeva con tutto quel crescendo di lotte era di distruggere il carcere nel senso di distruggerlo proprio come struttura fisica ma di fatto era ridicolo perché le condizioni in cui ci avevano messo erano che non avevamo niente da distruggere e non avevamo nemmeno niente che poteva diventare un oggetto da usare per la nostra lotta intanto perché la cella non era arredata era completamente vuota e quindi non potevi minacciare di sfasciarla non c'era niente e cosa potevi fare se non c'era niente da sfasciare

allora il passaggio offensivo successivo è stato quello dell'inondazione e così dalla guerra batteriologica si è passati all'operazione Niagara in tutte queste lotte quello che è stato messo in gioco quello che è stato risolutivo è sempre stata questa grande memoria portata soprattutto dai comuni questa accumulazione di conoscenze di un sapere di lotta dentro il carcere di un sapere accumulato nel tempo e quello che era risolutivo era soprattutto erano evidentemente le proposte dei vecchi carcerati di gente che in carcere ci stava di dieci vent'anni e che aveva provato di tutto nelle lotte quindi adesso come forma di lotta dalla guerra batteriologica eravamo passati all'operazione Niagara che è stata la nostra nuova forma di lotta

l'operazione Niagara consisteva nell'allagamento della sezione l'allagamento della sezione consisteva nel fatto che a una certa ora della giornata concordata tutti insieme tutti quanti con degli stracci ricavati stracciando le lenzuola che ci erano state finalmente concesse e le coperte si facevano degli stopponi e con questi stopponi si turava il cesso si turava il buco del cesso e si turava il buco del lavandino dopodiché con strisce del materassi di gommapiuma strisce di gommapiuma che si strappavano dai materassi si infilavano nello spazio che c'è tra la porta blindata e il pavimento e contro questa gommapiuma in più si mettevano ancora strisce di coperta in modo da non permettere che l'acqua uscisse dalla cella che uscisse fuori nel corridoio

dopodiché aprivamo tutti i rubinetti e fissavamo il bottone dello sciacquone in modo che l'acqua uscisse a getto continuo e questo lo si faceva nelle ore notturne dove i turni di guardia erano ridotti e comunque creava maggiori problemi perché durante la notte lo stato di allarme generale dentro il carcere è molto più fastidioso che lo stato di allarme di giorno perché tutte le guardie si devono alzare dal letto e tutto diventa più snervante allora durante la notte magari alle tre alle quattro di notte chiudevamo i buchi chiudevamo il lavandino stoppavamo il lavandino stoppavamo il buco del cesso e inondavamo le celle e in tutte le celle uscivano ettolitri e ettolitri d'acqua finché l'acqua ci arrivava fino alle ginocchia

l'acqua cresceva nella cella che era tappata dappertutto ermeticamente tu fai il conto quanti ettolitri d'acqua c'erano l'acqua saliva saliva e quando ti arrivava alle ginocchia si toglieva lo spessore sotto la blindata che chiudeva il passaggio tra la porta e il pavimento e l'acqua si gettava come una cascata da ogni cella ettolitri e ettolitri d'acqua si gettavano in tante cascate nel corridoio e inondavano in pochi minuti tutta la sezione e li la lotta era dannosa perché essendo al pianterreno l'acqua si accumulava nei corridoi restava li e succedeva un pantano e questo l'abbiamo fatto anche mentre era in corso anche la guerra batteriologica per cui il pantano veniva fuori proprio una cosa immonda una cosa indescrivibile immonda

le guardie camminavano ormai in un pantano oltre al fazzoletto sulla faccia adesso dovevano mettersi anche gli stivaloni di gomma mentre quest'acqua usciva a cascate dalle celle ci buttavamo dentro anche il detersivo in modo che faceva un'enorme schiuma e qualcuno faceva anche delle barchette con la carta del giornale buttavano le barchette dallo spioncino che navigavano nei corridoi trasportate dalle correnti d'acqua schiumosa era una vera e propria inondazione e questa è stata un'altra forma di lotta praticata e questo creava evidentemente parecchi problemi alle guardie un'altra forma di lotta utilizzata è stata quella di provocare dei cortocircuiti che facevano saltare la luce in tutto il carcere era l'operazione blackout e tutto il carcere restava senza luce

c'era un compagno che era elettricista e sapeva tutto sui sistemi elettrici e quindi era capace di provocare dei cortocircuiti smontando non so bene cosa io non l'ho mai fatto per cui non lo so faceva succedere del cortocircuiti e quando c'era un cortocircuito per alcuni secondi si sentiva un rumore fortissimo che si metteva in moto era il rumore del gruppi elettrogeni esterni che riattaccavano immediatamente la luce pero erano momenti di panico perché quando durante la notte va via la luce in tutto il carcere le guardie si mettono a correre su e giù con le pile insomma era una cosa molto snervante per loro ma evidentemente era snervante anche per noi perché da un momento all'altro ci aspettavamo una reazione ci aspettavamo un intervento massiccio


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