42.


Questa cosa montava montava queste piccole lotte quotidiane montavano continuamente fino a che evidentemente da parte della direzione si è posto il problema di un intervento massiccio risolutivo per farla finita una seconda volta e per sempre però all'interno delle guardie c'erano due componenti mentre noi il di là delle differenziazioni politiche e delle diverse opinioni sul risultato della rivolta stavamo adesso lottando per questioni elementari per questioni che riguardavano la semplice sopravvivenza e quindi adesso era chiaro che l'unità era l'unica condizione per garantirci questa sopravvivenza per cui lottavamo

da parte delle guardie invece la questione stava in termini diversi per cui tra loro c'erano due componenti c'era la componente degli interventisti insomma di chi teorizzava che bisognava intervenire subito con la forza e invece quelli che teorizzavano che non era il caso di intervenire con la forza e questa contraddizione ovviamente coinvolgeva anche le gerarchie c'erano brigadieri e marescialli interventisti e brigadieri e marescialli non interventisti però gli interventisti avevano fatto delle provocazioni era successo per esempio che in una cella le guardie hanno fatto un giorno un'irruzione perché un compagno aveva insultato un brigadiere tirandogli in faccia la cicca di una sigaretta

è successo che mentre la maggior parte del compagni erano all'aria un pomeriggio sono arrivate un gruppo di guardie con gli scudi i caschi e i manganelli e hanno fatto irruzione nella cella e hanno sequestrato questo compagno e l'hanno portato alle celle d'isolamento e allora la tensione è salita a mille e ovviamente i compagni hanno minacciato di fare del disastri se non riportavano immediatamente in sezione questo compagno allora le guardie hanno meditato su questo e hanno permesso a altri compagni di andare a visitare il compagno però la direzione diceva che siccome era in atto una denuncia da parte di questo brigadiere che si era ricevuta la cicca di una sigaretta in faccia ci sarebbe stato il processo e quindi non potevano fino al giorno del processo toglierlo dall'isolamento

però il giorno del processo è stato fissato solo due o tre giorni dopo il fatto e così questo compagno è andato al processo dove l'hanno condannato ovviamente e poi è tornato immediatamente a casa cioè in sezione anzi ha colto l'occasione durante il processo per denunciare pubblicamente le condizioni in cui eravamo tenuti ancora dopo più di un mese e questa situazione di lotta quotidiana per la sopravvivenza allora il ministero della giustizia ha elaborato il suo piano di risoluzione del problema che come tutti i piani di risoluzione dei problemi quando si tratta di lotte unitarie e omogenee la soluzione del problema è sempre una sola la separazione dei detenuti la rottura di questa unità e di questa omogeneità

cioè quello che loro fanno sempre in queste circostanze è sempre di cercare di individuare quelli che secondo loro sono gli elementi trainanti nelle lotte e di dividerli dagli altri e di cercare una differenziazione su cui applicare dei trattamento diversi e allora un giorno mentre eravamo tutti quanti all'aria sono arrivate una marea di guardie hanno fatto venire anche da altre carceri non so quante centinaia di guardie era una cosa paurosa che noi abbiamo pensato qua sono arrivati per sistemare un'altra volta la faccenda con lo stesso sistema e li tutti i compagni portavano ancora i postumi del massacro dopo la rivolta e sono arrivati un numero incredibile di guardie ma hanno dichiarato immediatamente le loro intenzioni dicendo noi dobbiamo fare una separazione fra di voi e portare della gente al primo piano vi dobbiamo solo separare

ci hanno dichiarato la loro intenzione li all'aria e hanno cominciato a tirare fuori il loro listone e hanno detto o uscite voi o entriamo noi e succede un disastro le guardie erano veramente tante con tanti scudi manganelli idranti eccetera e così abbiamo pensato che era meglio accettare e così tutti quelli che erano destinati al primo piano sono saliti su si sono fatti portare al primo piano non c'è stata nessuna violenza ma la prima cosa che i compagni hanno fatto appena sono saliti su è stata quella di saggiare subito la tenuta del nuovi vetri blindati che avevano messo il sopra e con gli sgabelli che sopra c'erano ne hanno spaccato qualcuno così per saggiare la resistenza di questi nuovi vetri blindati che avevano messo lì

gli altri compagni li hanno lasciati giù sotto al pianterreno la loro intenzione era quella di rompere ancora una volta il circuito della comunicazione interna mettendo la gente su due piani perché mettere la gente su due piani voleva dire provocare la rottura del flusso di comunicazione che ormai avevamo conquistato però anche a questo si è subito rimediato perché i compagni di sopra stracciando le lenzuola ne hanno fatto delle strisce e calavano dalle finestre del primo piano al pianterreno i bigliettini attaccavano un limone alla striscia di lenzuolo con i bigliettini e facevano penzolare giù davanti alla finestra del pianterreno il limone e i bigliettini

però contemporaneamente a questa divisione sono cominciati anche i primi trasferimenti di massa il ministero della giustizia era riuscito a tempo record a ristrutturare a ricostruire quell'altro carcere speciale che era stato completamente distrutto qualche mese prima avevano ristrutturato questo carcere e quindi in base alle loro liste di quelli che loro consideravano come i promotori della rivolta sono cominciati i trasferimenti di massa arrivavano trasferimenti di dieci persone per volta hanno cominciato prima con quelli che avevano messo al piano di sopra poi i trasferimenti sono continuati finché nel carcere lì siamo rimasti solo una ventina in tutto dopo tutti questi trasferimenti

qualche giorno prima del trasferimenti la direzione aveva dato a tutti il permesso di salire uno per volta accompagnati dalle guardie al primo piano che era stato distrutto dalle guardie ci avevano fatto salire per recuperare le nostre cose nelle celle che occupavamo prima della rivolta quando io sono salito ho visto i buchi delle bombe nel pavimento della rotonda e il cancello divelto appoggiato al muro il corridoio era quasi buio sentivo dell'acqua sotto i piedi dovevano esserci delle grandi pozzanghere e l'acqua gocciolava anche dalle tubature rotte c'erano caloriferi rovesciati nel corridoi tavoli rotti armadietti sfondati sgabelli sparsi dappertutto tutto rotto e sfondato

pezzi di televisori materassi libri sparsi dappertutto avanzi di cibo indumenti inzuppati d'acqua e c'era una puzza di umido e di marcio che stagnava nel corridoio la mia cella era illuminata sulla porta sono inciampato nel violino sventrato con le corde strappate sono entrato e ho visto il disastro della mia cella tutto fracassato tutto divelto tutto sfasciato tutta la roba per terra in due tre centimetri d'acqua una poltiglia che marciva lì da due mesi le guardie guardavano e non dicevano niente io non sapevo da che parte cominciare non sapevo cosa fare non riconoscevo più niente c'erano delle camicie delle maglie fradice con chiazze di muffa verde ho lasciato il tutto le camicie e le maglie

ho preso due maglioni che si erano salvati perché stavano sopra a altra roba poi ho preso anche un paio di pantaloni mezzi marci e anche strappati in fondo ma proprio mi servivano ho visto in un angolo un mucchietto le mie lettere strappate accartocciate stracciate ho riconosciuto il quadratine giallo dell'ultimo telegramma dì China c'erano le sue lettere e altre lettere le ho raccolte in una manciata vedevo sul pezzi di carta la sua calligrafia e me li sono messi in tasca ho cercato i miei libri qualcuno era ancora in buono stato anche se bagnato li ho asciugati un po' e li ho messi insieme ai maglioni dopo avere cercato di aisciugarli un po'

ho cercato ancora un po' ma senza molta convinzione ho rimestato un po' col piede tra i piatti di plastica e i giornali inzuppati sono rimasto li un po' a guardarmi intorno nella mia cella le guardie non mostravano di avere nessuna fretta ho guardato fuori dal vetri rotti della finestra poi mi sono chiesto perché facevo tutto quello e ho lasciato cadere per terra i libri ho tenuto solo i maglioni e i pantaloni marci poi mi sono messo la mano in tasca ho tirato fuori i pezzi delle lettere senza guardarli ho lasciato cadere per terra anche quelli anche le sue lettere e prima di andarmene mi sono tolto dal collo anche la sciarpa rossa che avevo sempre al collo e l'ho buttata lì anche quella e me ne sono andato in fretta con le guardie perché tanto non me ne importava più niente di niente


Indice Precedente Successiva