X. L'ULTIMA PREDA


Adesso nella stanza non c'è nessuno
adesso vedeva da vicino il suo viso
alza il braccio e lo colpisce
a passi rapidi piegandosi in avanti

attraverso la porta aperta
aveva gli occhi lucidi e umidi
aveva le gambe aperte
aveva un vestito rosso

avvicinandosi a lei da dietro
comincia un rombo sordo
cominciava a scendere le scale
di colpo chiuse gli occhi

di nuovo cade la neve
doveva controllare ogni suo movimento
e continuando a sollevare il braccio
e finalmente la porta si aprì

era soltanto l'inizio
e richiuse la porta lentamente
esplode in un fracasso assordante
facendo cadere la neve

facendo tremare i vetri
fa un passo in avanti
fingendo di cercare qualcuno
gira la testa e lo guarda

gli chiede qualcosa a bassa voce
gli posa una mano sulla spalla
guardando al di sopra della sua spalla
il falco volava sempre più basso

il ritorno fu freddo e noioso
il suo corpo si scuoteva tutto
il suo viso bianco si afflosciava
il suo volto sembrava più magro

il tempo era afoso e umido
il vento scuote i lampioni
i passi si avvicinavano
i suoi occhi terribilmente azzurri

la neve cadeva fitta
la neve di colpo si arresta
la prende con forza per un braccio
la sensazione di felicità finiva

l'asfalto era ancora umido
la sua andatura da ubriaco
la testa appoggiata a una mano
la testa nascosta tra le mani

la testa riversata all'indietro
la testa si protende da un lato
le file dei lampioni immobili
le labbra si muovono ininterrottamente

le stanze erano vuote
le sue dita si serrano
le sue labbra si avvicinano
l'indomani mattina quando si sveglia

mentre piegava il ginocchio
mise fine ai suoi sforzi
nel buio della stanza
nella stanza immersa nell'oscurità

non aveva che un unico desiderio
non risponde a nessuno
non si sentiva a suo agio
non si sentiva nessun rumore di passi

pensava che tra qualche minuto
prendendola per le spalle
proprio in quel momento si volta
quando esce è già mattina

quel silenzio carico di elettricità
quindi la porta si spalanca
restò a fissarla in silenzio
ricorda il suo sorriso provocatorio

rischiarata dalle luci dell'alba
rovesciata all'indietro la testa
sale le scale apre la porta
scende di corsa per le scale deserte

sembra illuminarsi dall'interno
senza lasciargli la mano
senza rivolgersi a nessuno in particolare
si agitavano in un movimento ininterrotto

si chiude la porta alle spalle
si era fatto grigio e contratto
si era seduto in fondo alle scale
si faceva sempre più debole

si fece largo a spintoni
si fece per un attimo pensieroso
si gira con aria spaventata
si lancia giù di corsa per le scale

si volta in modo impercettibile
sollevando in alto una gamba
sollevandosi sulla punta dei piedi
sollevò un poco le braccia

sposta con cautela la mano
stava seduto sugli scalini
sulla piazza era acceso un falò
sulle prime il movimento fu lento

sventolando un fazzoletto verde
tiene le braccia abbandonate
tutto è bianco e celeste
tutto si svolge sotto i suoi occhi

uscendo nel freddo delle scale
vagava tutto il giorno per le strade
verso sera smette di nevicare
vide la finestra illuminarsi



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