VI. FINALE APOCRIFO
Adesso lei alza gli occhi e guarda
ferma al centro della scena
davanti a sé il pubblico della poesia
che la guarda seduto nella sala

il pubblico della poesia ha mille occhi
multicolori vari vaghi insondabili
come le stelle del cielo profondo
in cui lei si specchia inaccessibile

lei non crede ai suoi occhi
vedendo tutti quegli occhi appassionati
riabbassa i suoi occhi sognante
accennando a un leggero passo di danza

il pubblico della poesia estasiato
si strappa gli occhi e li lancia sulla scena
ai piedi della sua favorita che
sotto quel grandinare si riscuote

solleva i suoi occhi stupita commossa
da una così grande manifestazione di devozione
che non pensava di meritare
che infatti non merita perché improvvisamente

spinta da un istinto irrefrenabile
si lancia in un frenetico tip tap
inseguendo coi suoi tacchi micidiali
schiacciandoli uno a uno tutti quei poveri occhi

che scoppiano si sgonfiano restano lì
sparsi spappolati sulla scena spenti
lei presto però si rende conto
del disastro compiuto privandosi così

del suo così affezionato pubblico
che non potrà mai più rivederla
che certo non verrà mai più a applaudirla
e lei invecchierà sola triste e disperata

lei cerca disperatamente un rimedio
di colpo s'illumina
le viene in mente quella frase che diceva
il pubblico della poesia ha mille occhi

calcola rapidamente se ci sono cento persone
fanno duecento occhi che ha schiacciato
ma tolti ai mille ne restano sempre abbastanza
per dotarne abbondantemente tutta la sala

cosa che avviene in un battibaleno
tra l'emoziome e la riconoscenza generale
c'è chi ne approfitta per farsi anche tre o quattro occhi
e così finalmente il pubblico della poesia

può tornare a contemplare la sua favorita
che conclude la sua agile danza
sul tappeto fiorito di tutti quei morti occhi
e scoppia alla fine in un applauso generale (28)



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