Poesie

Le avventure complete
della signorina Richmond
seguite dal Pubblico del labirinto


Che cosa si nasconde dietro l'immagine eterea della signorina Richmond? Le utopie rivioluzionarie degli anni Settanta oppure un disincantato osservatore della società dello spettacolo, vittima non consenziente dell'inganno mediatico quotidiano? Un cronista fazioso che rilegge con corrosiva ironia gli ultimi venticinque anni della nostra storia pubblica e privata? O ancora, semplicemente, la poesia? Nei testi poetici per la prima volta qui riuniti in volume, composti fra il 1974 e gli anni Novanta, c'è tutto questo, e anche molto di più: uno straordinario repertorio di macchine linguistiche, un caleidoscopio di ritmi, un implacabile sperimentare sempre nuove avventure del senso. Un viaggio al centro della poesia.


Introduzione di Oreste del Buono

Succedevano allora in Italia, nei dieci anni 1968-1978, cose che oggi non ci si crede. Scioperi generali; rivolte nelle carceri di San Vittore e di Poggioreale; manifestazioni operai-studenti all'Italsider, al Petrolchimico di Porto Marghera, alla Piaggio di Ancona, all'Apollon di Roma, alla Pirelli Bicocca di Milano, alla Fiat di Torino; occupazioni lunghe due mesi alla Bocconi, esami collettivi alla facoltà di Architettura a Milano; spaccature fra gli anarchici, convegni del movimento studentesco; occupazione del Duomo di Parma da parte di cattolici dissidenti (inclusa Lidia Menapace). E più tardi l'immagine d'Italia appariva quella di una società mortifera e necrofila: sedi del potere presidiate da armati, esercito e mezzi corazzati impiegati in funzione di ordine pubblico, moltiplicazione delle polizie private, carceri speciali, iconografia guerresca, dibattiti fra intellettuali concentrati su concetti desueti quali il coraggio e la paura, riti funebri, gruppi di lotta armata (Avanguardie comuniste rivoluzionarie, Brigate di fuoco, Nuclei armati proletari e Nuclei di contropotere territoriale, Brigate Rosse, Ronda proletaria). Parole di Cossiga: "L'Italia è il Paese più democratico del mondo". Parole di Enrico Berlinguer: "Il momento è tale che tutte le energie devono essere unite e raccolte perché l'attacco eversivo sia respinto con il rigore e la fermezza necessari". Parole di Moro: "Il mio sangue ricadrà su di voi". Parole di Sciascia: "C'è una classe di politici che non muta e che non muterà se non suicidandosi. Non voglio per nulla distoglierla da questo proposito o contribuire a riconfortarla".
Fra questi e altri avvenimenti, la signorina Richmond, testimone e visionaria, utopista e cronista, trascorreva come portatrice d'una nuova forma di poesia civile: appassionata quanto Pasolini, ironica furente e sentimentale quanto quei cantautori che esprimevano le emozioni dei ragazzi, forte nell'energia e nei ritmi quanto i danzatori di tango. Già era straordinaria l'impresa di rispecchiare quel tempo in versi. Ancora più straordinario il linguaggio, che mescola frasi quotidiane colloquiali, motti proverbiali alterati da minime variazioni capaci di cambiarne il senso, discorsi diretti, invettiva, allusioni a titoli, battute o sentenze di film, canzoni, giornali o romanzi, spiegazioni razionali dei fatti, giochi di parole, una sconosciuta comicità, eco remota di sogni, slogan, suono aspro dissonante: e tutto, miracolosamente, con una sapienza letteraria che non allontana il lettore facendolo sentire ammirato però impari, suggestionato ma secondario, che ne facilitava invece l'identificazione, la partecipazione. La novità caratteristica dei romanzi dell'autore si riversava nelle ballate della signorina Richmond, intatta e differente.
Nel fatale decennio 1968-1978, attraversava i fatti pure Nanni Balestrini: con i suoi modi calmi e dolci, i suoi sorrisi leggeri appena accennati, le sue apparizioni e sparizioni di fantasma galante e combattente, il suo parlare soft, la sua resistenza. Insieme con i lavori dell'antologia poetica I Novissimi, del "Verri", di "Alfabeta", del Gruppo 63, di "Quindici", da Feltrinelli, da Marsilio e nella Cooperativa Scrittori, ha proceduto quel lavoro politico che rende Balestrini uno dei pochi intellettuali della sinistra davvero impegnati (nell'opera come nel movimento), uno dei pochi irriducibili senza enfasi e senza ostentazione, impossibili da scoraggiare, tenaci senza pathos. Uno dei fondatori di Potere Operaio e dei sostenitori di Autonomia, incriminato per appartenenza a banda armata, esule politico a Parigi e in Germania, assolto dalle accuse, tornato in Italia: del tutto indenne da rimpianti, rimorsi, nostalgie, cedimenti.
Il suo lavoro romanzesco (Vogliamo tutto, Gli invisibili, L'editore, ripubblicati da Bompiani con il titolo La Grande Rivolta) resterà a testimoniare momenti cruciali del Paese (la ribellione della nuova generazione operaia del Sud negli automatismi industriali del Nord, la cancellazione fisica e culturale dei rivoltosi, la morte di Giangiacomo Feltrinelli), e insieme l'evoluzione d'un linguaggio letterario. Nel suo lavoro di poesia,
Le avventure complete della signorina Richmond offrono un'altra prova della maestria dell'autore nel condensare nuova storia italiana e nuovo stile d'espressione, un'"Italia senza" e un italiano mai riconciliato.


Primo libro: Le ballate della signorina Richmond
1974 - 1977

Secondo libro: La signorina Richmond se ne va
1977 - 1983

Terzo libro: Il ritorno della signorina Richmond
1984 - 1986

Quarto libro: Il pubblico del labirinto
1985 - 1989


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