I - L’ARRESTO

Il padrino è in trappola ma spera ancora di farcela è un bagno di sudore tossisce e impreca mentre fa segno ai suoi due bambini alla moglie e al cognato di non fiatare di resistere perché ci sono gli sbirri ma non riescono a capire dove diavolo sono nascosti il boss e la sua famiglia sanno che si trovano lì in quella villetta in quella specie di magazzino da qualche parte eppure da 13 ore abbattono porte sfondano mura lanciano lacrimogeni nelle condutture senza risultati ora verrà fuori è la speranza Sandokan si difende come può tappa con abiti e lenzuola ogni bocchettone il gas penetra lentamente il suo effetto è ridotto ma non si respira nel rifugio l’aria condizionata non può accendersi spargerebbe il gas per i bambini è un inferno Chiara e Angela piangono Sandokan le consola teneramente non è niente ora passa state calme qualcuno intorno a mezzogiorno sente una voce di donna una frase Se non vanno via non possiamo muoverci poi ancora silenzio il martello pneumatico sfonda un muro in direzione di quella voce 

subito seguita da un’altra voce Non sparate ci sono i bambini mi arrendo mi arrendo  è la voce di Sandokan finisce qui la sua fuga dalla giustizia  Per carità state fermi ci sono le bambine mi arrendo ma non fate male alle bambine e a mia moglie così Sandokan al secolo Francesco Schiavone 44 anni la primula rossa della camorra campana capo indiscusso del clan più feroce dell’Italia meridionale quello dei Casalesi ha accolto gli uomini della Dia li ha aspettati con le sue due bambine in braccio quando ha capito che per lui non c’era più scampo si è consegnato così al capo della Dia di Napoli Guido Longo un catanese di 44 anni che da circa sette mesi lo stava braccando inseguendolo come un cacciatore fa con la lepre Sandokan si è arreso quando ha sentito sbriciolarsi il muro che divideva il suo rifugio dal resto della casa è venuto fuori con Chiara e Angelica in braccio per avvertire i poliziotti che c’erano le bambine e che quindi lui non avrebbe reagito

la latitanza lunga e blindata dell’inafferrabile capo della camorra si è conclusa ieri a mezzogiornno quando gli uomini della Dia hanno fatto cadere l’ultimo diaframma del bunker dove Sandokan era nascosto nella sua Casal di Principe l’ultimo diaframma è caduto a mezzogiorno sotto i colpi dei picconi e delle mazze di ferro e l’ultimo boss dei Casalesi si è arreso alla mezza risalendo dal cunicolo con le bambine tra le braccia scudo e promessa di non belligeranza è finito così l’incubo durato cinque anni la caccia infinita alla Primula rossa l’uomo dai mille trucchi dalle inesauribili risorse Sandokan è in carcere finalmente il boss furbo e sanguinario accusato di decine di omicidi inseguito da sei ordinanze di cattura la sua lunga fuga si è conclusa lì dove era cominciato nella sua Casal di Principe era tornato a casa a 200 metri dal bunker di famiglia governava il paese e i suoi uomini ancora liberi da un sotterraneo un appartamento costruito sulle fondamenta delle vecchie fogne borboniche e sui camminamenti ostruiti dal tempo e dalle macerie della città nascosta dagli inferi dell’Antistato 

il blitz della Dia è scattato di notte ormai è giorno le 12 e 20 minuti il rumore di un martello pneumatico troppo vicino al rifugio Sandokan il Totò Riina della camorra si arrende la sua resa è un urlo disperato Sto qui con i bambini non sparate ci sono i bambini è la fine della sua quinquennale latitanza la fine di una leggenda criminale Guido Longo il capo della Dia campana ammanetta Sandokan altri agenti prendono in braccio due angioletti in lacrime Angela di 3 anni e Chiara di 2 nate duranta la latitanza un’altra beffa del boss allo Stato alle 12,15 di ieri la svolta una voce proveniente da un muro avvertiva Vi prego state fermi ci sono le bambine mi arrendo era Sandokan che parlava dall’interno del suo bunker e aveva sentito l’arrivo degli agenti lo hanno sorpreso con le bimbe in braccio all’interno di un appartamento composto da due camere bagno e cucina più un tinello Sandokan si rifugiava in questo fortino da cui si accedeva grazie a un congegno alla Diabolik un blocco di granito che scorreva su due binari e che una volta chiuso nella parete celava ogni traccia nascondeva ogni ingresso

gli uomini della Dia dopo circa una settimana di appostamenti intercettazioni telefoniche e ambientali sono rimasti di sasso quando dopo aver abbattuto un cancello di 8 metri che difendeva la villa hanno trovato l’abitazione deserta arriva un’auto apre il cancello automatico è l’autista della moglie del boss scatta il blitz in 40 sono addosso a quell’auto dentro la villetta dentro la tana del boss perlustrano ovunque sopresa nessuna traccia di Sandokan il capo della Dia non demorde Guido Longo accetta la sfida Ragazzi dice ai suoi da qui non si va via senza Sandokan sono le 23 e allora via in una caccia all’uomo che dura per tutta la notte si scava si tastano i muri si cerca dappertutto lacrimogeni nelle tubature 13 ore di ricerche ieri mattina alle 12,15 il novello Diabolik viene scovato gli agenti devono abbattere un finto muro una parete di granito montata su cardini scorrevoli dalla feritoia compare lui in fuga dal novembre del ’93 in compagnia delle due bambine una delle quali ha compiuto un anno pochi giorni fa e della moglie Giuseppina Natta 

gli uomini impegnati hanno dovuto attendere l’arrivo di un’auto che permettesse l’apertura del cancello elettrico un vero e proprio fortino alto 6 metri e lungo 8 per poter accedere alla villa però del latitante nessuna traccia Da qui non ce ne andiamo se non lo troviamo è l’ordine del capo la direttiva impartita da Guido Longo ai suoi agenti  lì era il  rifugio nel quale Sandokan si incontrava con la moglie e le figlie tre volte alla settimana da almeno un mese da quando cioè era definitivamente rientrato a Casal di Principe anche se mai durante tutto il periodo della latitanza se ne era allontanato per molto tempo come del resto dimostra la nascita delle due bambine durante il periodo in cui lui era ricercato e che stavolta fosse lì era chiaro gli uomini della Dia avevano seguito Giuseppina Natta e erano in possesso di un’infinità di intercettazioni le ultime quelle che davano un’ulteriore conferma e che li hanno spinti a scavare per una notte e una mattinata intere le hanno raccolte mentre erano dentro in contatto con i colleghi fuori che intercettavano il concitato intrecciarsi di telefonate tra i parenti di Sandokan impegnatissimi a prevedere come sarebbero andate a finire le cose in quella casa

non sapeva di avere le ore contate in quel rifugio aveva di che vivere per almeno un paio di mesi ma forse dentro di sé aspettava il momento della resa estrema allo Stato lo ha capito quando i cani tre mastini napoletani passione antica che già una volta lo aveva tradito hanno cominciato a abbaiare con furia e quando ha sentito i passi concitati di decine di persone gli ordini gridati i fendenti alle pareti della stanza  che sovrastava il suo rifugio ha sentito distintamente le voci e i suoni di chi di lì a poco lo avrebbe amanettato ma questa volta non aveva scampo né possibilità di fuga né specchiettisti alle spalle quando i picconi hanno buttato a terra l’ultima parete quando ha intravisto il volto di un poliziotto che si affacciava nel cunicolo che portava fino al nascondiglio ha chiamato i nemici si è fatto riconoscere si è arreso Sono io sto qui non fate niente perché ci sono le bambine e poi si è arrampicato fino all’uscita e si è consegnato agli uomini della Dia di Napoli della squadra mobile di Caserta della Criminalpol stanchi per la fatica ma radiosi per la vittoria 

piangono per i lacrimogeni le due bimbe ma anche per quelle 13 ore di angoscia e silenzi forzati con il  nemico a un passo e papà così agitato come non lo avevano visto mai esce dal bunker una donna forte grintosa Giuseppina Natta la moglie riconosce un investigatore inveisce Sempre tu ti sputerei in faccia ammanettano pure il cognato del boss Mario poi via verso la sede della Dia con il padrino che in auto dice poche parole Avete vinto ma io non mi pento non ho niente di cui pentirmi sono vittima dell’ingiustizia avete vinto ma speravo di farcela anche questa volta non riuscivate a trovarmi avete vinto ma io non parlo infatti prima aveva tentato di andarsene anche da quel bunker cercando di sfondare a colpi di piccone una parete di tufo anziché tentare di percorrere una via sotterranea dove poi sono state trovate armi munizioni e due tende da campo alla quale si accede da una botola direttamente all’interno del bunker forse temeva che anche quel percorso fosse stato scoperto

era lì tre stanza bagno e cucina tutto ben arredato e dotato di un buon numero di confort con la moglie Giuseppina Natta le due figlie più piccole Angelica e Chiara e il cognato Mario pure lui ricercato e pure lui arrestato quando venerdì sera sono piombati nella casa quella visibile non quella segreta quaranta uomini della Dia che per tredici ore hanno cercato convinti della presenza del boss Da qui non ce ne andiamo ripeteva Guido Longo il capo della Dia di Napoli ha avuto ragione all’interno di questo fortino senza finestre dove non arriva mai la luce del sole gli agenti hanno trovato due frigoriferi stracolmi di alimenti oltre 400 videocassette tra cui un corso di pittura una cyclette il bunker era munito di videocitofono aria condizionata era dotato di ogni comfort e illuminato da luci alogene che si riflettevano su pavimenti di maiolica bianca gli uomini della Dia per entrare hanno dovuto sfondare una parete   

vane le sue vie di fuga almeno due l’ultima carta da giocare una botola nell’angolo del salone scala ripida ma sicura e una volta sotto terra il film che aveva in testa lo smacco finale della legge un cunicolo segreto che arriva che arriva a 40 metri e giù in fondo arnesi e abiti d’emergenza anche un paio di tende da campeggio e un dedalo di sentieri per andare fuori andare lontano cercare altri covi riparare tra altre braccia di camorra l’hanno fregato gli uomini della Dia tagliandogli la via di fuga non la conoscevano e lui ce l’avrebbe fatta ancora moglie e figli al seguito se gli agenti non avessero individuato le bocche dell’aria condizionata e le avessero bombardate con i lacrimogeni rendendole impercorribili inservibili inutili gli uomini della Dia ora ispezionano la tana del padrino che in tasca arrotolati ha un milione e mezzo di lire si imbattono subito in mitragliatori di fabbricazione ungherese e fucili a pompa il suo nascondiglio è su quattro livelli nel primo livello ci sono quattro stanze raccontano la vita di Sandokan in latitanza pittura libri musica poi altre tre livelli altri possibili rifugi nell’ultimo alcune tende canadesi e generi di prima necessità Sandokan pensava di rintanarsi lì dentro una tenda la sua ultima difesa non ha fatto in tempo

il suo covo una villa come tante muri alti e cancelli inviolabili un capannone messo male apposta e a terra a destra l’ultimo blocco di pietra che nasconde l’ingresso e scorre magicamente su un binario metallico ci devi entrare in ginocchio mesi di lavoro per tirarlo su così perfetto complici a centinaia e dentro una fortezza ma anche una casa piena di confort né porte né finestre ma aria condizionata di lusso salone camera da letto la stanza dei bambini cucina e bagno due frigoriferi pieni di tutto sul muro il foglio con l’ultima nota della spesa mancano i carciofi e abiti in grande quantità profumi delle migliori marche almeno due impianti stereo tre televisori di quelli che costano un occhio proiettore e schermo cinematografico a parete centinaia di film dalla medicina alla pornografia i libri di storia ma solo i Borbone e un computer la sua camorra gli appalti i politici i miliardi la contabilità dell’inferno e le armi due mitra N70 di fabbricazione bulgara un fucile a pompa 181 cartucce caricate a pallettoni un coltello a scatto

un fortino senza porte e finestre con cunicoli e grotte naturali in grado di fornire vie di fuga d’emergenza ma anche un appartamento con ogni confort era questo il nascondiglio di Sandokan che il boss con moglie e figli condividevano a Casal  di Principe vicino a Caserta un ambiente surreale illuminato da neon e con pavimenti di maiolica bianca un appartamento di un centinaio di metri quadrati con corridoio cucina ingresso sala da pranzo camera da letto e bagno il bunker munito di videocitofono aveva due accessi chiusi da blocchi di cemento su due livelli un sofisticato sistema di chiusura scorrevole su rotaie impossibile da identificare dall’esterno anche la Dia per entrare dopo un anno e sette mesi ha dovuto arrendersi e sfondare il muro con una sega elettrica e solo dopo quando Sandokan si è arreso è stato possibile identificare l’accesso principale in un deposito di una villa di Salerno

la cattura di Sandokan è frutto di un’indagine che unisce l’alta tecnologia ai vecchi e un po’ dismessi metodi pedinamenti appostamenti suole di scarpe consumate sette mesi in tutto con una accelerazione nell’ultima settimana il segreto del blitz è nel satellite e nell’abilità di chi ha saputo piazzare una microspia satellitare ultimo tipo potentissima e invisibile sotto la Rover con cui si spostava Giuseppina Natta è avvenuto non più di una settimana fa da quel momento in poi su un video un puntino si accendeva a intermittenza segnalava ogni spostamento della donna del padrino una settimana fa cinque investigatori della Dia travestiti da operai girano per Casal di Principe con un occhio a via Salerno a quella villetta venerdì sera il satellite i pedinamenti gli appostamenti tutto coincide tutto porta a credere che il boss sia lì tornato dalla Val di Fassa in Trentino arrivano due pullmini scuri stipati dentro 40 agenti della Dia alcuni impugnano mitragliatori altri pistole Beretta e attendono un segnale fra di loro ci sono gli investigatori di una squadra molto speciale della Dia i Ghostbuster gli Acchiappafantasmi quelli che danno la caccia ai latitanti

alla fine le manette a Sandokan le ha messe il vicequestore Sergio Sellitto il giovane funzionario che nell’ultimo anno ha guidato la squadra Yanez sette uomini impegnati a seguire le tracce del boss e che dovendo avere a che fare con uno che si fa chiamare Sandokan si erano scelti anche loro un nome di ispirazione salgariana il feroce capoclan è un padre preoccupato e ha una sola richiesta Dottò posso baciarli i miei bambini è accordato poi un bacio anche a sua moglie che per cinque anni ha depistato gli investigatori se ad esempio doveva andare al Nord spiegano i detective faceva due o tre tappe si fermava in due o tre città cambiava mezzo di trasporto autista orari abilissima sfuggiva a ogni controllo ma non poteva sfuggire all’occhio del satellite che ha registrato l’appuntamento di venerdì che ha scovato il boss in fuga dalla Legge lo hanno trovato lì dove è sempre stato lì dove tornava puntualmente da una latitanza pare trascorsa in gran parte nel nord Italia tornava almeno due volte alla settimana a Casal di Principe in provincia di Caserta il blitz della Dia è scattato due giorni fa in via Salerno a pochi passi dalla sua residenza anagrafica 40 agenti hanno fatto irruzione in una villa all’interno della quale era stato ricavato un appartamento bunker inaccessibile dove Sandokan era rintanato insieme con la moglie Giuseppina Natta nonché alle due figlie una di un anno e l’altra di tre

l’uomo è corpulento e si direbbe intimidito porta jeans rolex d’oro e sahariana cammina un po’ di sbieco a disagio fra due poliziotti che gli tengono basse le braccia con i polsi ammanettati non ce ne sarebbe bisogno Sandokan non tenta neppure una difesa di fronte alle telecamere che al suo apparire cominciano a ronzare impazzite guarda il mondo attraverso un paio di grandi occhiali dalla montatura trasparente in casa ne aveva tanti uno dei suoi hobby con la pittura come se volesse imprimersi bene in mente la scena e le facce lo incontrassi per strada penseresti a un contadino e invece come dicono alla Dia aveva ambizioni da intellettuale un boss che dipingeva il bunker dov’è stato trovato era pieno di quadri autografi c’era un autoritratto faccia pulita camicia e cravatta e c’era un ritratto di Napoleone che guarda al tramonto una specie di presagio c’erano testi su Cézanne Van Gogh e Tiziano un intero corso di pittura un boss con la passione per Internet c’erano nel bunker anche un paio di computer e i collegamenti per navigare

l’uomo che ha sfidato lo Stato diventando due volte padre durante cinque anni di latitanza l’uomo che parlava a tu per tu con politici e imprenditori dettando le regole e imponendo tangenti per la costruzione di autostrade ponti faraoniche opere pubbliche l’uomo che ha ucciso il suo vecchio padrino senza esitare un attimo l’uomo che si faceva chiamare Sandokan per la sua ferocia proprio come la Tigre di Mompracem e come la Tigre di Mompracem aveva lunghi capelli e barba nerissimi lo stesso uomo anche se con trenta chili in più e senza la barba di salgariana memoria ha avuto paura quando dopo tredici ore di ricerca lo hanno scovato nel suo covo dorato tappezzato di libri e quadri che lui stesso dipingeva prediligendo soggetti come Mussolini Napoleone e ovviamente sé stesso il tempo a volte è impietoso nell’uomo catturato non c’è niente se non la mole che possa ricordare l’antica somiglianza con Kabir Bedi quella che gli valse un soprannome Sandokan fatto apposta per costruirci una leggenda niente che possa tradire il capo di un impero di cinquemila miliardi a tanto ammonterebbe il giro d’affari della famiglia  

 


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