XVI – L’OBITORIO

E’ il dodici luglio da un po' di tempo ho lasciato il mio paese e sono salito al Nord dove ho trovato un lavoro per fatti miei tranquillo è mattina e mi mandano a chiamare  perchè c’è una telefonata di una ragazza per me mi prendono pure in giro perchè dicono che non devo farmi chiamare dalla mia ragazza sul lavoro ma dall’altro capo del telefono c’è mia sorella Letizia che piangendo mi racconta che è stato ucciso Peppinotto nel nostro paese quasi tutti i diminutivi vengono fatti in otto Peppinotto Cicciotto Raffaellotto e cose del genere Peppinotto è il cugino carnale del marito di mia sorella Tiziana che è questo ragazzo che viene ammazzato c’avrà avuto trentuno anni è sposato da poco aveva un figlio di pochi mesi qualche mese prima hanno ammazzato un parente del Cocchiere e come risposta due ragazzi della sua  banda rivale di quella di cui faceva parte Peppinotto l'hanno ucciso perchè anche adesso quando oramai la guerra è finita almeno la guerra grossa tra i diversi clan adesso che i capi si sono tutti uccisi tra loro salvo Sandokan e il Cocchiere che è in prigione adesso ci sono ancora degli scampati dei sopravvissuti che continuano a farsi una guerra all’ultimo sangue

i due sono entrati nell’officina di Peppinotto hanno sparato subito entrando e l’hanno ammazzato lui e il meccanico che lavorava con lui anche lui sui trent’anni e anche un cliente un contadino che era passato di là per farsi riparare il trattore perchè questo Peppinotto pure occupandosi prevalentemente di camion essendo figlio di agricoltore conosceva molti agricoltori amici del padre che venivano nella sua officina se avevano problemi col trattore o con altri mezzi agricoli perchè comunque lui era in grado di aiutarli e uno di questi contadini un poveraccio si trova proprio in quel momento nell’officina e viene ammazzato pure lui c’è un ragazzino di dodici anni un apprendista che si nasconde sotto un camion e viene scoperto dopo la sparatoria ma viene mandato via gli si dice di non dire niente a nessuno e infatti questo ragazzo per due o tre anni non è più uscito di casa e poi se ne è andato via lontano dal paese perchè non riusciva a riprendersi da quel fatto

questi due killer vanno all’officina è tardo pomeriggio è un giovedì perchè poi era venerdì quando mi hanno telefonato e mi hanno raccontato i fatti mi hanno raccontato dei due che sono andati là e come l’hanno ammazzato come hanno ammazzato lui e il meccanico e il contadino il venerdì mi arriva la telefonata chiedo il permesso al lavoro mi faccio in gran fretta la valigia e parto per casa il venerdì sera sono a Napoli alla stazione mi vengono a prendere arrivo a casa e mi raccontano quello che è successo e la domenica mattina vado a casa di mia sorella Tiziana dove era anche casa di Peppinotto che si era costruito l’officina di fronte sulla strada provinciale che porta dal paese a Villa Literno e là ci sono tutti i miei parenti e poi il marito di mia sorella Antonio che ha quasi quarant’anni mi chiede di accompagnarlo all’obitorio a Caserta dove hanno fatto l’autopsia di Peppinotto

a Caserta io e mio cognato andiamo all’obitorio facciamo tutte le carte e poi entriamo non so se siete mai stati in un obitorio la puzza che si sente è quella di una macelleria del reparto di congelazione di una macelleria quella puzza di sangue freddo congelato che ti entra dappertutto e ti resta pure addosso per un po’ di tempo attaccata ai vestiti che non va più via me ne sono accorto poi dopo quando ce ne siamo andati via dall’obitorio e mi sentivo sempre addosso quel freddo e quella puzza è la stessa identica puzza che sentivo sempre addosso a un mio amico che ha una macelleria che studiava con me all’università e lavorava mezza giornata nella macelleria del padre lui puzzava sempre così non si poteva stargli vicino è una puzza che ti dà la nausea e insieme una sensazione di freddo di sangue congelato che sembra ti entra dappertutto sembra che ti entri sotto la pelle nelle ossa

noi entriamo nell’obitorio ci fanno entrare in uno stanzone seminterrato completamente vuoto senza neanche una finestra coi muri grigi illuminato da lunghi tubi al neon dove cominciamo a sentire questo odore e stiamo un po’ lì a aspettare che ci facciano vedere Peppinotto io e questo mio cognato dopo mezz’ora si sente un cigolio che si avvicina da un corridoio che dà sulle celle frigorifere un inserviente ce lo porta su una specie di carrello cigolante Peppinotto è completamente nudo completamente rasato capelli barba peli tutto la pelle è singolarmente pallida color bianco avorio su sfondo grigiastro e là dove era stato colpito è ricucito la faccia è quasi irriconoscibile perchè ha preso anche parecchi proiettili in faccia ha queste cuciture un po’ dappertutto perchè l’hanno colpito allo stomaco alle gambe e dappertutto

io quando mi viene fatta la richiesta di andare con questo mio cognato Antonio all’obitorio di Caserta a vestire Peppinotto ucciso avevo accettato subito senza discutere perchè mi ero reso conto che lì in quella casa tranne me e lui non c'era nessun altro che poteva farlo dato che gli altri erano tutti o donne o uomini anziani quindi comunque dovevo per forza farlo io con mio cognato perchè sapevo che mi spettava anche se la cosa mi spaventava ma poi quando sono lì a Caserta nell'obitorio un po’ per quella puzza un po’ vedendo Peppinotto così nudo irriconoscibile steso sulla barella io resto praticamente  bloccato mentre mio cognato Antonio con tutta calma e tranquillità come se fosse stato un lavoro che fa da sempre comincia a rivestirlo tutto metodicamente da capo a piedi calzini maglietta slip pantalone scarpe camicia bianca cravatta nera giacca tutto

io non ce la faccio a tenere gli occhi sul cadavere perchè mi fa stare male devo girare la faccia dall’altra parte resto lì un po’ immobile ma poi cerco di muovermi verso Antonio per aiutarlo per fare qualcosa lui fortunatamente mi dice non c'è bisogno non ti muovere non guardare perchè se vieni qua ti senti male vomiti sicuramente ma il fatto di non poterlo aiutare mi fa stare ancora più male e allora Antonio che si accorge di come sto mi dice è meglio che vai fuori e mi aspetti fuori dalla porta dell’obitorio io esco passa un po' di tempo e mi sento un po' meglio poi una volta usciti di là mio cognato Antonio che l’ha vestito l’ha sistemato per bene e tutto il resto appena usciti dall’obitorio la prima cosa che fa è infilarsi in un bar a prendere un caffè con due cornetti come se nulla fosse stato con una tranquillità con una abitudine alla morte che mi chiedo da dove cazzo gli veniva

il fatto di avere un morto in famiglia per motivi di questo genere direttamente oppure indirettamente per rapporti di parentela è una cosa che se fai il giro del mio paese è toccata in misura maggiore o minore a tutte le famiglie nel paese vedi sempre dappertutto donne vestite di nero le donne vestite di nero nel mio paese sono una cosa immutabile io per esempio negli ultimi anni non ho mai visto mia madre con un colore addosso che non fosse il nero perchè prima c’è stata la scomparsa dello zio Francesco che è stato coinvolto incidentalmente in una sparatoria dei clan quindi mia madre si veste di nero dopo un po’ gli muore la madre quindi continua col nero adesso ammazzano il cugino del marito di sua figlia e quindi ancora  nero e quando poi finalmente mia madre si sarà tolta quel nero di dosso non la riconoscerò più perchè ormai mi sono abituato a quella sua figura tutta nera ma intanto quel giorno sono ripartito subito la sera stessa per il Nord ho buttato via i vestiti che ancora puzzavano di quella puzza orribile di sangue congelato mi sono fatto portare alla stazione e mi sono detto con rabbia che non tornerò mai più al mio paese  


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