VII – IL GRANDE SALTO

L’omicidio di Simeone segna la fine di un’epoca la fine di un certo tipo di clan che nella mia zona è ancora in buona parte legato all’agricoltura alla terra legato al controllo della terra anche se si occupa di traffici e di attività illegali di vario tipo e comincia adesso invece un nuovo tipo di clan molto più aggressivo e violento molto più affamato e deciso perchè loro si rendono conto che oggi per fare i soldi non basta più il controllo della terra farsi pagare la guardiania dai contadini oggi l’unico modo per fare veramente i soldi è fare il gioco pesante buttarsi a capofitto nella grande attività criminale che all’epoca erano soprattutto traffico di sigarette  traffico di droga che inizia in quel periodo traffico d’armi e appalti e comunque per impadronirsi di queste attività si  devono imporre come unico gruppo di potere e per arrivare a questo devono schiacciare distruggere quello esistente

l’omicidio di Simeone è anche un atto simbolico e soprattutto è un segnale forte lanciato a Cutolo e ai clan napoletani che da anni controllano il traffico delle sigarette e della droga oltre a altre attività i Bardellino praticamente uccidendo Simeone hanno voluto tracciare una linea di confine e quindi escludere i cutoliani dalle zone di loro appartenenza dal loro paese e dai paesi vicini però sanno benissimo che questo a loro non basta che se hanno voluto affermare il predominio sul loro territorio non è stato per rimanersene fermi lì è stato solo il primo passo per avere sotto controllo una base da cui poi espandersi e facendo questo da questo momento in poi saranno costretti a scontrarsi in continuazione con Cutolo e i suoi alleati in una guerra logorante senza fine mentre se vogliono veramente fare il grande salto diventare loro il nuovo centro del potere e della ricchezza allora devono agire subito e radicalmente devono lanciarsi subito in una strada senza ritorno che li porterà o a annientare i rivali e a prendersi tutto o a essere annientati loro e scomparire per sempre

i loro nomi cominciavano già a circolare mi ricordo bene che quando si parlava di loro che allora avevano vent’anni o poco più tutti dicevano la stessa cosa sono figli di nessuno cioè dei sottoproletari dei miserabili se ne parlava con disprezzo non tanto per le loro azioni ma proprio per le loro origini poi invece quando il gruppo inizia a diventare potente l’atteggiamento cambia rapidamente e cominciano a essere guardati con un certo rispetto e considerazione faccio l’esempio nella zona dove abito la composizione è questa famiglie di agricoltori come la mia qualche famiglia di commercianti qualche impiegato e nella strada di fianco c’è un dottore che diventerà poi presidente dell’Usl questo dottore appartiene alle cosiddette persone perbene sono ricchi la moglie è insegnante e hanno due figlie femmine che vengono a scuola con me nel famoso pullmino e che parlando dei muschilli li definiscono come dei rozzi degli animali delle bestie il rifiuto della società ma destino vuole che una decina d’anni dopo proprio il loro padre verrà inquisito per traffici con il clan e perchè si fregava le protesi meccaniche e le vendeva alle cliniche invece di darle ai pazienti

loro sono dunque praticamente  costretti a compiere il grande salto e lo compiono con un’azione che deve essere spettacolare perchè deve restare indimenticabile il luogo scelto per l’attacco è il cuore del nemico il luogo sacro dei cutoliani il Circolo dei Cacciatori che si trova proprio al centro del paese di Cutolo il luogo dove si riuniscono la domenica mattina dopo la messa gli affiliati di maggior spicco del clan e dove nessuno si sarebbe mai aspettato che mettessero piede gente di un altro paese il piano era stato architettato da Antonio Bardellino e minuziosamente preparato era stato affittato un pullmino preparate le armi e i panini come per una gita domenicale in piena regola col pullmino partono in una decina Antonio Bardellino e il fratello Salvatore  non Ernesto quello che poi è diventato sindaco perchè si cacava sotto poi Mario Iovine non suo fratello Mimmo che pure lui si cacava sotto e poi i killer come Sandokan il Cocchiere il Fuggiasco e il Bassotto che è un parente dei Bardellino cioè tutti quelli che saranno poi il gruppo dirigente del nuovo clan

arrivano in quel paese parcheggiano normalmente il pullmino tutti scendono con le loro borse come se dovessero andare a fare una scampagnata arrivano nella piazza principale del paese proprio di fronte al Circolo dei Cacciatori dove ci sta tutta sta gente seduta fuori ai tavolini come dappertutto la domenica mattina nei paesi del sud loro scendono da questo pullmino arrivano là davanti si fermano e di colpo tutti insieme estraggono i kalashnikov i mitra le pistole e cominciano a sparare all’impazzata crivellando di colpi tutti quelli che sono lì cutoliani o gente qualsiasi che non c’entrava niente fanno un massacro una vera strage ne uccidono quattordici o quindici e decine di feriti continuano a sparare quelli non hanno neanche il tempo di reagire e poi tranquillamente in mezzo alle urla e alla confusione ritornano calmi e sicuri al pullmino risalgono e se ne ritornano via come se nulla fosse

il giorno dopo nel mio paese cominciarono a apparire sui muri scritte dove si vedeva la sigla NCO con sotto un teschio perchè Cutolo aveva chiamato il suo gruppo la Nuova Camorra Organizzata e queste scritte si vedevano un po’ dappertutto sulle serrande come sul muro di fronte alla chiesa e naturalmente in paese non si parlava d’altro a casa mia per esempio mia madre e la vicina di casa che parlano continuamente di tutto quello che accade nel paese nel commentare l’episodio esprimono sgomento per la strage però comunque ne parlano con molta enfasi soprattutto la vicina di casa perchè mia madre è la classica donna timorata di dio che non esce mai di casa ne parlano quasi con ammirazione perchè quelli sono comunque persone del paese che hanno avuto il coraggio di andare fino a là di andare a compiere questa strage  incredibile

la vicina di casa il giorno stesso sapeva già tutti i particolari della strage eppure è anche lei una donna di casa marito postino in pensione due figli da mantenere all’università una donna insomma che vive per casa e chiesa però anche lei come tutti d’altronde nel paese sa chi è stato sa perchè l’hanno fatto sa quando l’hanno fatto sa come si è svolta l’azione poi sicuramente c’ha ricamato un po’ sopra come tutti te ne accorgi ascoltando tre o quattro persone diverse la storia è la stessa però cambiano i dettagli per esempio parli con uno e ti racconta che Sandokan aveva nelle mani due pistole un coltello in bocca poi quando ha scaricato le pistole le ha buttate via e ha impugnato il coltello per continuare a uccidere invece un altro ti racconta che Mario Iovine  scende dal pullmino con un mitra enorme tipo un marine da un elicottero americano e fa da solo una strage micidiale cioè cambiano i dettagli ma la sostanza rimane quella

poche ore dopo la strage in paese già tutti sanno chi l’ha compiuta da chi è composto il gruppo di fuoco non è che bisogna aspettare i rapporti della polizia trasmessi dalla televisione o dai giornali per sapere chi sono perchè come sempre c’è telecapèra capèra era la parrucchiera che faceva i capelli in casa alle donne e che faceva circolare le notizie quando non c’era la radio la televisione da sempre  telecapèra è il tamtam continuo di voci che ti arrivano attraverso i tuoi vicini di casa attraverso le voci che girano per il paese che ti fanno sapere tutto di tutti e qualsiasi cosa è stata fatta e poi in questa occasione il dottore di cui parlavo è stato una buona dimostrazione dell’atteggiamento delle cosiddette persone perbene nei confronti del clan cioè se all’inizio li disprezzano per la loro origine  miserabile in un secondo tempo iniziano a temerli per la loro intelligenza e abilità nel sapersi fare strada senza scrupoli e per la loro notevole potenza di fuoco poi in una terza fase si rendono conto che con quelle persone potrebbe essere molto utile stabilire dei rapporti perchè potrebbe significare dei buoni guadagni come poi ha fatto quel dottore

allora c’è questo ragazzino che ero io che in quel periodo è praticamente solo completamente solo vive la sua condizione di figlio di famiglia contadina che viene visto dai genitori come una speranza una promessa come una rivincita nei confronti della società cioè lui deve essere quello che studia che si prende un titolo di studio che si laurea e che non dovrà più lavorare nei campi quindi viene mandato a Aversa cosa che da una parte gli fa piacere perchè non si ritrova nel suo paese dove normalmente i ragazzini già a sette anni stanno in mezzo alla strada e devono per forza sviluppare furbizia e cattiveria che è una cosa dura perchè un bambino può essere più cattivo di quanto potrà esserlo a vent’anni perchè lo fa senza rendersene conto quindi lui che era stato educato a essere piuttosto gentile e educato avrebbe rischiato di diventare il bersaglio preferito degli altri ragazzi quindi quando a undici anni viene mandato a studiare a Aversa la cosa gli fa piacere perchè comunque lì in paese non ha rapporti non ha amicizie visto che ha passato la sua infanzia chiuso in casa con cinque sorelle e una madre ipercattolica iperconservatrice

la scuola dove va fino alle scuole medie è un istituto cattolico di suore quindi un luogo dove circolano un certo tipo di messaggi che poi però pensandoci dopo si rende conto come erano falsi pure quei messaggi perchè mentre cercavano di insegnarti l’amore la pace e cose del genere pure quelle stesse persone non ignoravano comunque ciò che succedeva intorno non ne parlavano mai apertamente un po’ per paura un po’ perchè forse si erano abituate anche loro a quel clima di violenza a quel clima di sangue che scorre e così se lo spiegavano forse l’avevano già vissuto prima quel clima per storie personali per cose più piccole per stronzate ma quando poi diventa una situazione generale abituale la cosa non se la spiegano più nel migliore dei casi o anche l’accettano nel peggiore dei casi quando poi non cercano pure di approfittarne di avere anche loro rapporti con i detentori del potere per ottenere dei vantaggi

ma a Aversa tutto non è rosa perchè lui si trova a avere due tipi di nemici che gli danno fastidio che gli rendono la vita un tormento da una parte ci stanno i ragazzi di Aversa che non lo accettano non lo tollerano perchè lo considerano un contadino lo vedono come un diverso sono gli anni in cui è di moda tutto quello che è Benetton e tutti lì si vestono da Benneton tutti quelli della sua classe a Aversa abitano tutti nella stessa strada che si chiama via Ettore Corcione una strada di avvocati medici ingegneri e tutti quanti si vestono allo stesso modo e cioè il novanta per cento con jeans e tee-shirt Benetton  il restante dieci per cento cerca di imitarli e c’è in questa classe di trenta ragazzi un solo stronzo che invece va a scuola con i pantaloni con le pinces la camicia il maglioncino e perfino il cappotto d’inverno e lui da allora odia Benetton ha sempre odiato Benetton da allora

e per di più durante il primo anno di scuola media la sua professoressa di italiano Minimo una volta parlando in classe della moda dei giovani ha spiegato che i jeans sono un capo di abbigliamento magnifico perchè pratico e comodo che si può indossare tutti i giorni e in tutte le occasioni mentre quelli che ancora portano i pantaloni classici sono dei meschini perchè si illudono di essere superiori rispetto a quelli che portano i jeans mentre in effetti sono solo dei meschini mentre parla lui si guarda intorno è seduto al primo banco e vede che tutti i ragazzi e le ragazze hanno i jeans c’è solo lui che ha i pantaloni classici con le pinces e si sente una merda completa additato praticamente dalla professoressa Minimo una cattolica di sinistra nevrotica magrissima con degli enormi occhiali che voleva sempre sembrare moderna e informatissima

loro del paese i ragazzi e le ragazze di Aversa li consideravano delle merde li facevano sentire degli esclusi e arrivavano perfino a tirargli dietro sacchetti d’immondizia quando se ne ripartivano col pullmino e altre cose del genere quando poi in effetti tra il suo paese e Aversa ci solo sono dieci chilometri non è che ci sia una differenza tipo da Trento alla Calabria ma oltre ai ragazzi di Aversa per lui c’era anche un secondo gruppo di nemici cioè proprio i ragazzi del paese i compaesani che venivano con lui a Aversa c'erano pochi come lui che venivano da famiglie contadine economicamente non molto agiate invece la maggior parte erano figli delle cosiddette persone perbene che mandano i figli a Aversa oltre che per una questione di metterli in un ambiente migliore anche per dargli la possibilità di iscriversi alle scuole superiori dato che in quel periodo le scuole medie del paese erano tipo Arancia meccanica cioè ragazzi che insultavano gli insegnanti buttavano le sedie dalle finestre e cose del genere con scarse possibilità di apprendere qualcosa

sul pullmino c’è Gianni quello che gli aveva spiegato chi aveva ucciso Simeone e perchè e ci sono i figli dei boss del clan in particolare i due figli di Ernesto Bardellino il suo rapporto con loro è pessimo per il loro modo di comportarsi hanno un modo di fare che non è semplicemente arrogante è da picchiarli sistematicamente e la cosa che gli dà più fastidio è il sistema di sudditanza che hanno creato e che hanno imposto a tutti i ragazzi che viaggiano col pullmino per cui quelli che non vogliono piegarsi e che non vogliono avere problemi non parlano e se vengono infastiditi a meno che non si arrivi alle mani cercano di non reagire cioè lui per esempio se nel pullmino lo infastidiscono lo offendono  lui non parla non reagisce soltanto se gli mettono le mani addosso reagisce e questo perchè non vuole avere problemi perchè così gli hanno insegnato sua madre suo padre il prete e tutti quanti gli hanno insegnato così

 


Indice Precedente Successiva