7. Dichiarazione
DEL DOTTOR CARUSO TERRIBILMENTE EMOZIONATO DOPO UNA GIORNATA COSI' TRANQUILLA E SERENA

Erano le 22 circa quando ho sentito suonare il telefono vado a rispondere e sento una voce flebile che mi dice sono io. Sono arrivato alla stazione Principe senza che nessuno se ne sia accorto. Adesso prendo un taxi e vengo da te. Così ha raccontato come ha appreso la notizia il dottor Caruso. Prima di congedarsi mi ha detto avvisa l'avvocato che venga da te. Io però sono subito sceso al portone di casa. Poco dopo è arrivato un taxi. Lui è sceso barcollava un po' aveva la barba lunghissima e occhiali scuri. Siamo saliti a casa. Io che sono astemio mi sono bevuto due bicchierini lui ne ha bevuti tre. Poi mi ha detto mettimi un po' a posto non voglio presentarmi così da mia moglie e dalle mie bambine. Mentre cercavo di tagliargli la barba è arrivato l'avvocato. Si è abbracciato con lui e poco dopo tutti e tre siamo andati a casa sua. Da via della Libertà dove abito io al Forte di San Giuliano vi è meno di un chilometro. Mi è sembrato un tragitto lunghissimo.

Quando siamo arrivati è stata una scena indescrivibile. Le bambine e la moglie lo hanno quasi soffocato e lo hanno bagnato di lacrime. Lui parlava pochissimo. Sembra che nel pomeriggio di ieri i rapitori gli abbiano fatto bere qualcosa dicendogli è un calmante. Ma dopo avere bevuto si è sentito molto debole e si è addormentato. Per quanto tempo ha dormito non è assolutamente in grado di dirlo. Ricorda soltanto di essersi svegliato sul fondo di un veicolo forse un'automobile. Le braccia e le gambe erano libere ma due cerotti uno sulla bocca l'altro sugli occhi gli impedivano di parlare e vedere. Sembra poi che una persona seduta accanto a lui gli abbia detto non muoverti ti stiamo trasportando.

Dopo poco il veicolo si è fermato. Due persone l'hanno preso uno per i piedi l'altro per le braccia e l'hanno portato di peso su una panchina. Una persona gli ha quindi tolto i cerotti e si è poi allontanata. Una volta liberato è rimasto intontito ancora per qualche minuto. Poi si è guardato attorno. I primi minuti di libertà avevano un gusto strano di paura e di gioia insieme. Ancora incredulo si è guardato attorno le case gli alberi il sole. Poi ha fatto l'inventario di ciò che aveva in tasca. Un biglietto di prima classe Milano-Genova. Rimasto seduto sulla panchina ancora per qualche tempo poi ha chiesto scusi dove mi trovo. Milano è stata la risposta di un passante leggermente sorpreso dall'insolita richiesta. Lui si è alzato ha fermato un taxi di passaggio e si è fatto portare alla stazione centrale.

Ha preso il direttissimo delle 19,45 ed è arrivato fino a Genova stazione Principe alle 21,46. Il magistrato aveva la barba lunga e un grosso paio di occhiali neri. Nessuno lo ha riconosciuto. Una volta a Genova ha telefonato al suo amico e medico legale dottor Caruso. Erano circa le 22 ha detto il dottore quando ho sentito suonare il telefono. Vado a rispondere e sento una voce flebile che mi dice sono io. Chi ha urlato il medico. Io. Dove sei ha urlato Caruso. Sono arrivato alla stazione Principe senza che nessuno se ne sia accorto. Ieri dopo aver mangiato saranno state le 13 o le 14 la porta della stanzetta si aprì. Entrarono due o forse tre persone che io non vidi perché Poco prima mi avevano messo un nastro adesivo agli occhi e un altro alla bocca.

A un certo punto uno dei miei carcerieri mi ha invitato a bere un calmante. Ho bevuto ma doveva essere droga. Mi sono subito addormentato e era di sicuro mattina avanzata o di primo pomeriggio a quel che mi è parso. Dopo avere bevuto quella roba mi sono sentito mancare. Sono sprofondato nel sonno. Quando mi sono svegliato sentivo di essere di nuovo dentro a un furgone simile a quello nel quale mi ero trovato al momento del rapimento. Sentivo abbordare le curve sentivo la strada di asfalto e quella di acciottolato. Non potevo vedere né parlare. Avevo un cerotto sugli occhi e un altro cerotto sulla bocca. Qualcuno mi prese per un braccio e mi disse vieni. Mi alzai e mi accorsi che avevo le gambe libere.

Mi fecero scendere dal veicolo e sentii l'aria aperta per la prima volta sul mio viso dopo 35 giorni. Qualcuno mi guidava in un posto umido. Capii che sotto i piedi pestavo l'erba. Siedi disse il mio accompagnatore. Sedetti e mi sentii strappare i cerotti sulla bocca e sugli occhi. Quando riuscii a vedere bene il mio accompagnatore mi aveva già voltato le spalle e stava salendo sul furgone. Non ho potuto vederlo in faccia. 11 furgone partì a tutta velocità. Mi guardai intorno. Ero seduto su una panchina di marmo di un giardino pubblico poco frequentato. In lontananza distinsi un passante. Avevo paura che fosse un mio sorvegliante e non lo chiamai.

Passò un uomo più anziano. Mi feci coraggio e lo abbordai. Chiesi per cortesia che posto è questo. Dove siamo. E' porta Ticinese a Milano signore. Si sente poco bene domandò il passante. Sto benissimo grazie gli risposi. Il mio carceriere accompagnatore mi aveva consegnato qualcosa. Ho guardato e mi sono trovato in mano il biglietto di prima classe del treno Milano-Genova. Mi sono palpato in tasca. Mi avevano rimesso il mio portafogli con tutti i miei soldi. Non volevo curiosi intorno. Avevo tanta paura. Avevo e ho ancora paura. Ho camminato senza farmi scorgere fino a un posteggio di taxi. Mi sono fatto portare alla stazione Centrale di Milano. Sono salito sul direttissimo e senza dare nell'occhio sono arrivato a Genova.

Appena l'ho visto ho sentito un tuffo al cuore ha raccontato. Mi si sono piegate le gambe ma anche lui non stava meglio. Abbiamo avuto ambedue un collasso. Tenendoci l'uno con l'altro siamo saliti in casa. Io sono astemio anche lui non è un grosso bevitore. Abbiamo mandato giù un paio di whisky. Quando si è ripreso ha chiesto un rasoio. Aveva la barba lunga. Si è rasato e è rimasto solo con i baffi che aveva al momento del sequestro. A quell'ora sempre secondo l'avvocato lui non aveva ancora telefonato alla moglie. Intanto a casa Caruso era arrivato l'avvocato. Con l'auto del legale una 128 lui ha raggiunto via al Forte di San Giuliano un chilometro in linea d'aria 5 minuti d'auto anche nei momenti di traffico maggiore.

Era ancora nella cosiddetta prigione del popolo verso le 14 di ieri. A quell'ora uno dei carcerieri gli ha detto di prendere una bevanda. E' un calmante le servirà visto che le cose andranno ancora per le lunghe ha detto lo sconosciuto. Lui ha bevuto. Un attimo dopo si è addormentato. Evidentemente aveva ingerito un sonnifero. Si sarebbe svegliato molto tempo dopo. Era su un mezzo in movimento secondo il racconto dell'avvocato. Era talmente intontito che non è riuscito nemmeno a capire se fosse sul fondo del portabagagli di un'auto o nel cassone di un furgoncino.

Un unico fatto ricorda bene aveva bocca e occhi stretti da cerotti. Mani e braccia in compenso erano libere. Gli autisti del mezzo si sono resi conto subito che aveva ripreso i sensi. Lo hanno consigliato di non muoversi assolutamente nel suo stesso interesse così prosegue il racconto del medico. E lui ha ubbidito. E' rimasto immobile fino a quando il mezzo non si è fermato. Pochi attimi dopo si è trovato seduto su una panchina alla periferia di una città. Ve lo avevano accompagnato e seduto i due giovani. Lui così intontito non ce l'avrebbe fatta da solo.

Intorno non c'era nessuno. Non era ancora notte. I due giovani gli hanno tolto i cerotti. Si sono girati sempre secondo il racconto del dottor Caruso e mentre stavano già tornando verso il mezzo gli hanno ordinato di non muoversi per qualche minuto e di non chiedere aiuto. Poi il mezzo è scomparso senza che lui potesse vedere in volto i giovani che lo avevano accompagnato. Solo allora si è accorto di avere in mano un biglietto ferroviario di prima classe da Milano a Genova. In tasca aveva un paio di occhiali neri e la stessa somma di denaro che portava al momento del sequestro.

Non ce l'ha fatta a muoversi subito dice ancora il medico. E' rimasto come inebetito sulla panchina. Nessuno avrebbe notato quell'uomo che sedeva come abbandonato. Alla fine si sarebbe sollevato pesantemente. A un passante avrebbe chiesto dove si trovava. A Porta Ticinese sarebbe stata la risposta. Porta Ticinese è quasi nel cuore della città. A piedi barcollando il magistrato avrebbe raggiunto una stazione di taxi. L'autista non lo ha riconosciuto come non lo hanno riconosciuto nonostante la barba lunga e gli abiti sdruciti i tanti passeggeri che andavano e venivano all'interno della stazione centrale. E' salito sul primo treno per Genova. Un viaggio di un paio d'ore fino alla stazione Principe.

Non sa nemmeno dire a che ora è arrivato a Genova. Comunque alle 22 precise il telefono ha squillato in casa del dottor Caruso medico legale del tribunale di Genova suo amico da molti anni. Ha risposto il professionista. Sono io vienimi a prendere si è sentito dire. Ho avuto un attimo di blocco un vero e proprio choc ha raccontato poi il medico. Lui se ne è accorto. Lascia perdere vengo io a casa tua. Tu pensa a chiamare l'avvocato. Ho riattaccato e ho fatto quello che mi aveva detto. Nemmeno 5 minuti dopo era già a casa mia. Il dottore stava attendendo sul portone di casa in via della Libertà 5 in pieno centro di Genova.

Il medico ha poi dichiarato che gli è apparso in buone condizioni aveva. solo la barba leggermente lunga a pizzo. Ambedue hanno avuto un leggero malore. Sono saliti nell'appartamento del dottore dove pur essendo astemi hanno bevuto alcuni whisky. Poi lui si è rasato conservando solo un lungo paio di baffi. Quindi con la 128 dell'avvocato che nel frattempo era giunto sono andati nella sua abitazione in via al Forte di San Giuliano. In questo breve periodo di tempo lui ha solo dichiarato mi hanno mollato a Milano. Ho preso il treno e sono tornato a Genova. Secondo il resoconto fatto dal dottor Caruso era stato caricato stamane su un camioncino dopo che gli era stata fatta bere una bevanda che lo aveva intontito. Sul camioncino gli erano stati applicati dei cerotti alla bocca e agli occhi.

Il camioncino ha viaggiato molto a lungo anche se il prigioniero non è stato in grado di valutare la distanza percorsa. A un certo punto l'automezzo si è fermato. Lui è stato fatto scendere. Di peso poiché aveva gambe e braccia intorpidite essendo stato legato a lungo. Gli sono stati tolti i cerotti e gli è stato consegnato un biglietto ferroviario con l'invito di attendere qualche minuto prima di muoversi. Quando ha deciso di rimettersi in movimento ha chiesto a un passante dove si trovasse. Gli è stato risposto che si trovava a Milano in Porta Ticinese. Ha notato che il biglietto di prima classe era per la linea Milano-Genova. In tasca aveva ancora i soldi che teneva con sé il giorno in cui era stato rapito. Ha preso un taxi e si è fatto portare alla stazione prendendo il primo treno per Genova.

Appena sceso dalla stazione Principe non ha telefonato a casa ma a un amico di famiglia il dottor Caruso un medico legale suo intimo. Gli ha detto sono io sono tornato tra poco arrivo non dire niente a nessuno prendo un taxi. Erano le 22 circa. Il medico abita in via della Libertà poco distante e lui è arrivato dopo qualche minuto. Ero più emozionato di lui ha raccontato il dottor Caruso non sapevo che cosa fare. Non era in buone condizioni fisiche. Si vedeva. Anzi direi che era in pessime condizioni. Barcollava. Non trovava le parole adatte. Sono astemio ma sono corso a prendere una bottiglia di whisky e l'ho bevuto anch'io con lui. L'ho rianimato si è ripreso. Poi l'ho portato al bagno e l'ho sbarbato io stesso con la gillette. Mi ha chiesto di poter telefonare all'avvocato lo abbiamo aspettato e insieme l'abbiamo accompagnato a casa con la mia auto.

Lo hanno rilasciato oggi pomeriggio. Gli è stato somministrato un calmante. Almeno così gli hanno detto. Ma era uno strano intruglio una pozione di qualcosa che l'ha fatto subito cadere in un torpore profondo. Qualche minuto prima gli avevano detto che le cose sarebbero andate per le lunghe che comunque non doveva allarmarsi. Si è sentito prendere da un forte sonno. Ha fatto appena in tempo a accorgersi di essere stato trasferito all'esterno della prigione e depositato nel fondo di un automezzo ma non sa se un camioncino o un'automobile. Quando si è risvegliato si è sentito libero nelle mani. Aveva però ancora i bavagli alla bocca e agli occhi fissati con cerotti.

E' stato avvertito di non muoversi che era suo interesse non muoversi. Era intontito. Lo hanno scaricato a braccia dalla vettura e fatto sedere su una panchina. Gli hanno tolto i cerotti e si sono allontanati. Ha visto per un attimo i suoi accompagnatori ma solo di spalle. L'intontimento continuava. Ha trovato un biglietto ferroviario lo ha letto ha capito di essere in una periferia metropolitana. Ha chiesto a un passante dove era. Gli ha risposto che era a Porta Ticinese. Ha così saputo di essere a Milano. Non ha detto a nessuno chi era nessuno lo ha riconosciuto.

Sono stato la prima persona a vederlo. E' arrivato alla stazione ferroviaria di Genova Principe dopo le ventidue. Veniva da Milano. Mi ha telefonato. Pronto sei tu. Sono io. Chi. Ma sono io non mi riconosci. Il dottore continua. Ho gridato. Dove sei. Sono alla stazione Principe prendo un taxi. E' arrivato a casa mia quindici minuti dopo. Aveva la barba lunga ma il suo aspetto mi è sembrato buono. Anche lui mi ha confermato di star bene ha aggiunto soltanto di avere perso cinque chili. Gli ho dato dei cardiotonici e poi un grosso bicchiere di whisky.

Il racconto è stato in parte riportato poi dal medico che è uscito commosso dall'appartamento e ha fatto questa dichiarazione. Lui è arrivato a casa sua alle 22,15 perciò penso che abbia preso il diretto delle 19,45 da Milano centrale. Ecco quello che mi ha raccontato. Oggi mi hanno dato una bevanda forse un calmante o un sonnifero. Mi hanno avvertito che le cose sarebbero andate un po' per le lunghe che ci voleva del tempo e pazienza. Ho sentito una vampata di calore poi mi sono addormentato. Mi sono svegliato sul fondo di un furgone forse una macchina.

Avevo le braccia e le gambe libere però mi avevano tappato la bocca e gli occhi con pezzi di cerotto. Quando sono sceso le gambe non mi hanno retto qualcuno mi ha tenuto in piedi mi ha accompagnato fino a una panchina. Ho sentito dell'aria sul viso. Mi hanno fatto sedere poi mi hanno tolto il bendaggio. Per qualche secondo sono rimasto intontito poi mi sono voltato e ho visto una figura d'uomo forse un giovane. Camminava rapidamente verso un furgone o un'auto che è ripartita subito. Prima di andarsene però mi aveva messo tra le mani un cartoncino. L'ho guardato e mi sono accorto che era un biglietto di prima classe Milano-Genova. Allora ho capito in che città fossi ma non sapevo in che zona.

Frugando in tasca ho trovato i miei soldi tutti quelli che avevo quando mi hanno rapito. Ho chiesto a un passante dove eravamo mi ha risposto che eravamo dalle parti di Porta Ticinese. Ho preso un taxi e mi sono fatto condurre alla stazione ho guardato l'orologio e ho aspettato brevemente il treno. Poi sono salito sono andato dal controllore per essere più sicuro che il treno andasse veramente a Genova. In tasca mi avevano anche messo un paio di occhiali da sole. Temevo che qualcuno mi riconoscesse e li ho inforcati. Ho cercato un posto tranquillo e ho fatto finta di dormire.

Mi sono svegliato sul fondo di un furgoncino. Non era un'auto non c'erano i sedili posteriori. Sta tranquillo mi ha detto una voce ne va della tua vita. Nel tuo interesse non muoverti. Il tragitto che ho coscienza di avere percorso è durato un quarto d'ora 20 minuti. Non so dire quanto avessimo viaggiato prima. Non vedevo niente. A un certo punto sono stato fatto scendere. Mi hanno fatto sedere e mi hanno detto che ero su una panchina. Conta fino a cento mi hanno ingiunto poi togliti i cerotti. Prendi un mezzo e vai alla stazione di Milano. In tasca ti abbiamo messo un biglietto del treno. Ho fatto quello che mi dicevano. Quando mi sono tolto i cerotti ho visto che ero in un parco alla periferia di Milano.

Ho chiesto che zona fosse. Ho frugato in tasca e ho trovato tutti i soldi che avevo al momento in cui ero partito. 5.000 lire più qualche spicciolo. In più un biglietto di prima classe da Milano a Genova. C'erano anche un paio di occhiali da sole. Me li sono messi. Avevo la barba lunga. Avevo l'orologio ma non ho pensato di guardare che ora fosse. Nessuno mi ha riconosciuto. Ho preso un taxi e sono andato alla stazione centrale. Dall'indicazione sul binario ho trovato il treno per Genova. L'ho preso. Anche sul treno non mi ha riconosciuto nessuno. Sono sceso alla stazione Principe. Temevo telefonando a casa di creare trambusto. Ho comprato un gettone e da una cabina ho chiamato il dottor Caruso. Sono io gli ho detto. Chi mi ha risposto Caruso. lo ho replicato e ho aggiunto aspettami sto venendo da te.

Il dottor Caruso che abita in via della Libertà 5/2 ci ha dichiarato. Sono stato io a vederlo per primo in libertà. Veniva da Milano. Una voce al telefono poco dopo le 22,30 mi ha detto pronto sei tu. Sono io. Chi io ho chiesto meravigliato. Ma sono io non mi riconosci. A sentire quella voce prosegue il medico legale sono quasi svenuto. Mi sono sentito mancare. Ho gridato dove sei. Poi ho aggiunto ti vengo a prendere. C'è stato un attimo di silenzio. Lui ha aggiunto no vengo io da te in taxi. Sono stati minuti di attesa interminabile. Non osavo neppure telefonare alla moglie nel timore che fosse tutto un terribile inganno. Ma lui è arrivato circa un quarto d'ora dopo. Aveva la barba lunga ci siamo abbracciati. Il suo aspetto mi è sembrato in complesso buono anche se era un po' stravolto. Ha detto quasi scherzando di avere perduto 5 chili.

Io gli ho subito dato dei cardiotonici e gli ho fatto bere un sorso di whisky. Poi mi ha chiesto di raderlo. L'ho fatto. Quando ho poi visto che si era in parte ripreso siamo usciti insieme e siamo andati in via al Forte di San Giuliano. Non posso descrivere la scena di commozione e gioia alla quale ho assistito quando lui ha suonato il campanello e sua moglie ha aperto la porta. Tutti gli sono corsi incontro e lo hanno abbracciato e baciato a lungo. Infine la porta si è chiusa. Lui è rimasto in camera sua e non l'ho più visto. Durante il viaggio in auto verso casa sua mi ha solo aggiunto che nel tragitto da Milano a Genova nessuno lo aveva riconosciuto anche perché si era messo un paio di occhiali scuri e non aveva parlato con nessuno. Aveva comprato un giornale.

Mi fecero uscire dalla stanzetta e tenendomi per le braccia mi accompagnarono a un automezzo ha raccontato. Non posso dire se era una vettura o un furgoncino piccolo. Mi sistemarono sul fondo nello spazio tra i sedili. Prima però mi fecero bere da un bicchiere. Fai quello che ti diciamo e non muoverti. Ne va della tua vita mi intimò uno. In quella bevanda c'era certamente della droga. Una volta bevuto mi sentii intorpidito non mi reggevo sulle gambe non riuscivo a pensare. L'auto o il furgoncino compie un percorso sulla cui lunghezza non sa pronunciarsi e si ferma. E' ancora capace di rendersi conto di quello che sta accadendo la sua memoria è confusa. In due lo afferrano uno per le braccia l'altro per le gambe e lo scaricano a terra di peso. Lo fanno sedere sulla panchina.

Lei ricorda il luogo. So soltanto che era un parco solitario. Chi mi aiutò a sedere sulla panchina mi disse ora conta fino a cento dopo togliti i cerotti dagli occhi e dalla bocca e vattene dove vuoi. Feci esattamente quel che mi avevano ordinato. Non mi fu difficile perché mi avevano lasciato le mani libere. Ma mi costò fatica. Ero sotto l'effetto di una droga e continuavo a muovermi con lentezza. Una volta libero e solo mi alzai dalla panchina avviandomi lungo un viale. Incontrai una persona. Gli chiesi dove mi trovavo in che città. Ma a Milano rispose molto stupito il passante. E aggiunse vicino a Porta Ticinese.

Sono circa le 17. Mettendo le mani in tasca trova un biglietto di prima classe da Milano a Genova gli stessi soldi che aveva la sera in cui fu rapito 5.000 lire e qualche spicciolo e gli occhiali neri. Cammina per qualche centinaio di metri finché trova un taxi. Si fa portare alla stazione centrale di Milano sale sul direttissimo per Genova. L'orario di partenza lo ha visto sulla segnalazione al binario. Il viaggio dura due ore. Il treno arriva da Milano alle ore 22 destinazione la stazione Principe. Appena arrivato chiama un suo amico il medico legale Caruso. La telefonata è questa. Pronto casa Caruso. C'è il dottore. Sono io. Chi. Io. Tu. Ma è uno scherzo. No sono proprio io non mi senti dalla voce. Vieni a prendermi sono alla stazione Principe vicino all'edicola dei giornali nell'atrio fra le due rampe di scale.

Il medico lo va a prendere alla stazione lo accompagna in auto a casa sua. Lo rinfranca con un paio di whisky gli rade la barba gli dà una camicia pulita. Poi su suo invito chiama al telefono l'avvocato. In casa del dottore e insieme all'avvocato rimane una ventina di minuti. Poi viene accompagnato in auto a casa. Bisogna sospendere il colloquio anche per consentire che sia sottoposto a una nuova visita medica. Ha perso 5 chili ha il volto sciupato ma le sue condizioni generali di salute sono abbastanza buone. Dice ancora grazie a tutti mi sembra di essere nato ora. stata una esperienza che non dimenticherò mai.

Il dottor Caruso è stata la prima persona che lui ha incontrato a Genova. Come è successo. Mi trovavo a casa erano circa le 10 le 22 mi pare. Sento una telefonata vado a rispondere dice sono io. Ma chi io. Io. Ma come tu. Sì sono io sto venendo di corsa da te. Sono rimasto emozionantissimo logicamente. Lei dove abita. Io abito in via della Libertà numero 5 e siccome sono il suo medico probabilmente mi ha telefonato per quello. Sto venendo con un taxi ha detto quindi sono sceso giù lo ho aspettato è venuto da me. Siamo saliti su e si è ripulito. Io l'ho un po' rianimato si è lavato abbiamo bevuto il whisky. Poi lui mi ha detto accompagnami a casa e nel frattempo mi ha detto avverti anche l'avvocato. E' venuto poco dopo e siamo andati a casa sua.

Fisicamente come gli si è presentato. In buone condizioni direi. Un po' dimagrito con la barbetta. Gliel'ha tagliata lei. Mi ha chiesto di fargli la barba e io non so con che risultato ho cercato di fargli la barba. Poi l'ho accompagnato a casa con la macchina dell'avvocato e poi l'ho lasciato in pasto agli altri. Che impressione le ha fatto appena l'ha visto. L'ho trovato un po' dimagrito ma in buone condizioni tutto sommato in buone condizioni. E il suo carattere. Sempre lo stesso. Non è che ho trovato delle sostanziali modifiche. Cosa gli ha detto. Mi ha detto mi hanno lasciato e sono venuto da te perché sei il mio medico.

E dove l'hanno lasciato glielo ha detto. Mi pare che mi abbia detto a Milano perché sa nell'emozione a un certo momento non sono sicuro di quello che mi ha detto comunque mi pare che mi abbia detto mi hanno lasciato a Milano. Da Milano a Genova come è venuto. In treno. Come ha fatto. Ah questo non lo so. E' venuto in treno e da Principe mi ha telefonato. Non saprei altro perché mi sono emozionato tantissimo anch'io. Francamente mi sono terribilmente emozionato perché mi aspettavo tutto fuorché questa telefonata all'inizio della settimana una giornata tranquilla una giornata serena così.


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