Nono capitolo



L'assemblea


Compagni i contenuti che sono emersi dalla lotta della Fiat sono innanzi tutto l'autonomia operaia cioè gli operai che scavalcano ogni tipo di mediazione sindacale. Che hanno organizzato autonomamente le forme di lotta che hanno stabilito autonomamente gli obiettivi. E su questo hanno cominciato a costruire l'organizzazione autonoma che gli permette di portare avanti la lotta. Teniamo presente che questa è la quinta settimana di lotta alla Fiat. I contenuti emersi da questa lotta sono soprattutto la richiesta operaia di unificazione vale a dire richiesta di aumenti salariali uguali per tutti. E richiesta del superamento delle divisioni per categorie e per paga di posto che il padrone e il sindacato avevano introdotto nella struttura del salario.

C'è stato un continuo tentativo sindacale di spegnere di circoscrivere e isolare questa lotta. Che si è articolato prima in trattative a livello di reparto e officina finché siamo arrivati all'accordo bidone dell'altro giorno riguardante tutta la Fiat. L'accordo bidone ha sviluppato a livello aziendale quelli che erano i tentativi fatti a livello di officina. Vale a dire aumenti discriminati sulle strutture del salario che lo mantengono inalterato. Vale a dire quasi tutti gli aumenti nella parte variabile del salario paga di posto eccetera. Inoltre la richiesta della seconda categoria per tutti fatta dagli operai ha dato come risultato l'introduzione da parte sindacale della terza categoria super. Una categoria fasulla che non è altro che l'aumento di 17 lire camuffato sotto la voce di categoria e che ha fatto aumentare da 5 a 6 le categorie preesistenti.

Compagni appare chiaro che la classe operaia Fiat ha dovunque rifiutato l'accordo bidone del sindacato. La lotta è proseguita si sono aperte nuove lotte e sono continuate quelle iniziate precedentemente. Ora dobbiamo avere una certa capacità di previsione nel valutare quelli che saranno ulteriori strumenti che il padrone userà per spegnere questa lotta e soprattutto per mistificarne il contenuto. Accenniamo qui a alcune di queste misure: le rappresaglie la serrata della Fiat le ferie anticipate l'anticipo delle trattative e degli accordi contrattuali e via dicendo. E si tratterà in questa assemblea anche di fare una valutazione di quello che significano queste lotte in vista dei contratti nazionali. L'ultimo punto dell'ordine del giorno riguarda lo sciopero generale indetto dai sindacati per giovedì prossimo. Possiamo dare subito inizio alla discussione.

Io vorrei dire noi abbiamo visto che con 45 giorni di lotta 17 lire le abbiamo avute. Non sappiamo che farcene però le abbiamo avute. Se non facevamo 45 giorni di sciopero neanche questo pigliavamo. Continuando cosí potremo giocare anche un grosso ruolo sui contratti nazionali. Perché l'organizzazione che creeremo adesso in questi giorni avrà la sua importanza quando si tratterà degli scioperi per il contratto. Poi c'è un'altra cosa che volevo dire. E' importante forzare la mano in questi giorni con la lotta perché Agnelli è stato colto impreparato e non ha ancora avuto il tempo di farsi la scorta. A ottobre qualunque cretino sapeva che facevamo sciopero. Magari una settimana 15 giorni 20 giorni. E lo sapeva anche Agnelli che non è cretino e cosí si sarebbero preparati le scorte.

Se noi tiriamo troppo la corda se adesso ci ha minacciato di mandarci sotto cassa integrazione però non ci ha mandato invece a ottobre chiude i cancelli e ci manda a casa perché se ne strafrega di noi. Adesso è il momento che il mercato richiede maggiormente la produzione. E' il momento che Agnelli ha maggior bisogno di noi e è questo il momento per colpire. Uniamoci compagni io non so se qui ci sia qualcuno della mia officina non me ne frega se c'è qualche ruffiano. Ma io stanotte ho tappezzato i gabinetti con manifestini. Se qualcuno non è andato ancora a leggerli vada a leggerli. La lotta Fiat deve diventare il Vietnam per i padroni in Italia. Applausi.

Sentite compagni. Ieri a noi ci hanno dato delle lettere cioè lettere di sospensione. Stamattina abbiamo trovato dodici licenziamenti io ho la lettera in tasca ve la faccio vedere. In relazione ai gravi fatti emersi a Suo carico il giorno 24 c.m. e a Lei già contestati con la presente Le comunichiamo il Suo licenziamento a norma dell'articolo 38 lettera b del vigente contratto nazionale di lavoro. Voglia pertanto provvedere al ritiro dei Suoi documenti di lavoro e delle residue spettanze presso i nostri Uffici Amministrativi a decorrere dal, giorno 9 luglio 1969. Distinti saluti. Adesso noi tutti quanti dell'officina 25 siamo d'accordo che se non si entra tutti quanti a lavorare compresi i dodici licenziati ecco stanno entrando qui adesso anche gli altri che hanno avuto la lettera allora si continua lo sciopero.

Però c'è un fatto. Fuori ho trovato un sindacalista qui all'Università e per poco insomma sono venuti gli altri a portarmi via perché volevo litigare per il fatto che gli ho detto: Voglio venirti incontro io a te, Tu sei sindacalista e va bene. Noi ti abbiamo proposto le nostre condizioni le cinquanta lire. Però ha detto lui quando avete fatto lo sciopero a oltranza tutti insieme non mi avete chiamato. Ma non c'era bisogno di chiamarti perché le cose ce le facciamo da noi. Avete sbagliato dice lui. Ma adesso sti dodici licenziamenti come si fa? Allora lui ha detto che non lo sa. Te lo dico io come si fa. Tu sei sindacalista allora chiama tutti gli operai Fiat a fare sciopero a oltranza tutti insieme. Perché almeno quando ci sono i licenziamenti lo fate fare voi lo sciopero o no? O come si fa? Lui non mi ha risposto.

Ora io dicevo se a un certo punto io mi prendo la responsabilità della lotta di tutta la mia officina allora tutte le altre officine devono contribuire allo sciopero insieme a noi. Io sono andato alla 24 a chiedere di contribuire allo sciopero. Mi hanno detto: No perché ce lo impone il Psiup. Allora sto cazzo del Psiup, sta cacando il cazzo. In tutti i modi siamo arrivati a questo se non si entra noi licenziati in fabbrica perlomeno l'officina dove lavoro io non attacco a lavorare. Prolungati applausi. Compagni adesso il signor Agnelli si piglia il potere di fare dodici licenziamenti domani non ne fa dieci ma ne fa cinquecento. Ne fa mille ne fa duemila e ci butta tutti fuori. Ma il padrone non è lui. Siamo noi operai. Se noi in fabbrica guadagniamo centomila lire mensili il signor Agnelli ogni mese guadagna duecento miliardi col nostro sangue e siamo noi che buttiamo il sangue. Scioperiamo dentro e fuori scioperiamo. Applausi.

Io vorrei parlare dello sciopero di giovedí. Sappiamo che questo sciopero è proclamato dai sindacati per tentare di recuperare la forza delle nostre lotte. Ma questo sciopero per gli sfratti o per qualunque cosa sia dobbiamo cercare di sfruttarlo a modo nostro non dobbiamo lasciarne l'iniziativa ai sindacati. Allora si tratta di portare il nostro sciopero la nostra lotta all'esterno e per questo di organizzarci. In questi tre giorni che abbiamo cerchiamo di organizzarci tra noi squadra per squadra reparto per reparto officina per officina. E cerchiamo di formare un corteo abbastanza grande per ottenere se non con le parole con la forza ciò che vogliamo. Applausi.

Compagni gli operai non andranno in piazza per esprimere lí il loro sdegno sempre controllato nell'ambito del partito e del sindacato. Ma ci andranno perché sono stufi di questo stato di cose e pretendono di dire quello che vogliono. Pretendono di colpire non solo Agnelli ma anche i partiti pseudorivoluzionari e le loro linee mistificatrici. Fragorosi applausi. Compagni qualcuno potrebbe avere dei dubbi sui rischi sul fatto che al corteo potrebbero accadere degli scontri gravi. Ma noi si dice subito che il corteo non è un corteo provocatorio ma che ha il compito di spiegare alla città la lotta della fabbrica. Fare sapere quello che è successo nelle officine da piú di un mese e perché. E che tutti i giornali hanno fatto di tutto per non parlarne. Con questo dobbiamo far sapere a tutta Torino che noi non ci fermeremo né alle venti né alle trenta lire. Vogliamo quello che abbiamo chiesto e ce lo debbono dare. Applausi.

Voce dall'assemblea: Voglio fare una proposta agli operai che si propongono di scendere in sciopero di mettere fra le rivendicazioni anche la riassunzione degli operai che sono stati licenziati. Primo bisogna rispondere a Agnelli che le lotte alla Fiat non si castrano con 17 lire di aumento. Secondo che non si castrano nemmeno col licenziamento delle avanguardie operaie. Tutti gli operai in questo momento debbono sapere che la risposta unitaria a questi atti di rappresaglia non è tanto un modo di difendere il compagno schiacciato. Ma è un modo di colpire proprio il padrone nel potere. E' un modo di dire che noi non lottiamo tanto per l'operaio licenziato quanto lottiamo per tutto un sistema che c'è attualmente nella fabbrica a Torino. Noi diciamo apertamente che il licenziamento non lo ammettiamo. Ripetuti applausi.

Compagni io vorrei soltanto avvisare i compagni qui presenti che alla Mirafiori la lotta continua e che martedí alle cinque e mezza entra in sciopero la 56 sulle solite richieste fatte dalla 54 e dalle altre officine lire 50 piú lire 50 e la categoria. Noi presentiamo le richieste lunedí mattina dandogli 24 ore di tempo soltanto. Siccome entrano in sciopero anche il collaudo e la 19 noi cercheremo di entrare in sciopero lo stesso giorno. Per chi non lo sa se c'è qualcuno della 56 qui si dia da fare per collegarsi con gli altri perché noi lo stiamo facendo. Ci hanno preso per dei coglioni perché non siamo mai scesi in sciopero adesso speriamo di poter fare qualcosa anche noi. Ho finito.

Compagni sembra che dal primo luglio il pane costerà venti lire in piú le sigarette cinquanta. I giornali sono già aumentati i padroni di casa vogliono aumentare i fitti e ci sbattono fuori. Tutto aumenta qualsiasi prodotto anche le auto della Fiat sono aumentate. E noi diciassette lire l'ora. Ma a noi diciassette lire non ci servono a niente quando tutto aumenta. A noi non ce ne frega niente dell'aumento, del premio di produzione. Ho sentito che attualmente saremo pagati in economia perché non si fa produzione. Perché non si producono giornalmente tante macchine quante stabilite dalla direzione. E ho chiesto il perché. Mi è stato detto: Perché voi lavorate a cottimo. Ma questo cottimo a me chi me lo ha proposto? Nessuno. Io non ne so niente e come me nessuno dei lavoratori. Sono stati i famosi intermediari fra gli operai e i padroni sono stati i sindacati. Noi vogliamo quello che abbiamo chiesto con la forza.

Mi è stato detto che adesso ci dobbiamo accontentare di queste diciassette lire se vogliamo arrivare a un preciso scopo di contratto. Il famoso contratto che si dovrà firmare a ottobre. Carta straccia perché non lo firmiamo noi. Ci hanno fatto capire di stare calmi ma non è possibile abbiamo delle necessità abbiamo bisogno dei soldi. E li dobbiamo avere e nessuno ci deve mettere il bastone tra le ruote. Hanno detto che la seconda categoria non è possibile dopo sei mesi di assunzione perché altrimenti il padrone se ne andrebbe in fallimento. Ma è proprio quello che noi vogliamo chi se ne frega se il padrone va in fallimento lui e la sua fabbrica di merda. Applausi.

Compagni la situazione di Torino e provincia è lo smacco del padrone. La Fiat ci fa vivere la Fiat ci fa morire alle catene. Fuori dalla fabbrica vuoi l'alloggio poi lavori alla Fiat camera e tinello fa 30.000 lire al mese piú le spese luce eccetera. Sfruttati in fabbrica e fuori. Lavoro all'officina 25 che sembra un carcere una cella addirittura che ci si trovano le zozzure di tutte le qualità. Produzione alla Fiat: mancano dieci operai e alla fine si fa sempre quella produzione. Chi soffre? Noi. Viaggi ancora piú cari. Chi soffre? Noi. Nessuno si interessa e noi soffriamo siamo democraticamente schiavi del padrone.

Lottiamo con le buone con le cattive ma lottiamo senza esclusione di colpi. Abbiamo trattenute dal 10 per cento al 12 per cento circa. Come si fa? Dobbiamo lottare lottare lottare per avere piú soldi e meno lavoro. Bisogna abolire il capitalismo e essere trattati da uomini e non da bestie da soma. Il capitalismo è un sistema marcio e disfatto. Nessuno ne può piú. I giovani lo respingono anche i giovani studenti borghesi che vediamo qui fra noi. E tutti gli operai sanno di quante sofferenze e di quanta ingiustizia si è ingrassato. Aderite aderite alla lotta compagni non fatevi illudere dal padrone non fatevi illudere dai sindacati. Applausi.

Compagni ho sentito prima che c'è stato il compagno Emilio che l'hanno menato. Ho sentito il giorno prima da un fascista che lavora con mia moglie che il signor Agnelli ha offerto un pacchetto di milioni affinché i fascisti provocassero tutti i gruppi che vanno vicino alle porte. Pensavo che era solo un'allusione ma sapendo ora che hanno menato a Emilio penso che si stia attuando questo. Noi sappiamo che hanno menato Emilio e che ne meneranno altri. Comunque il fatto piú bello è questo che Agnelli ha finito di usare la sua tattica la sua tattica cosí detta moderna e democratica. Prima aveva i tirapiedi dei sindacati che ora sono saltati completamente. Ormai non ci sono piú non sanno cosa farsene non gli servono piú.

Allora cerca di usare la maniera forte cioè l'ultima tappa del capitale. Cioè quando succede una batosta uno cerca prima con le buone. Poi quando vede che non ce la fa piú prende le varie squadre d'azione che ci sono. Comunque le prenda pure. Succederà quello che succederà. Noi rispondiamo a Agnelli che non è tanto le lotte che stiamo facendo che rafforzano la nostra volontà ma è anche lui stesso che ci ha fatto capire che è alle corde. Perciò dico questo che qualunque cosa farà lui ormai non può fermare la volontà degli operai. Non può illudersi lui lo sa benissimo ormai. Gli operai si stanno facendo un'altra mentalità hanno capito quello che devono fare. Saranno pochi saranno un'avanguardia comunque l'importante è questo. Non parlo per esperienza sentita da altri. In quattro anni sono cambiato al massimo prima avevo una mentalità per cosí dire piccolo borghese credevo che con le buone si ottenesse tutto.

Oggi sono diciamo cosí rivoluzionario. Ci chiamano cosí o cinesi non lo sanno nemmeno loro. Comunque volevo dire ci saranno delle provocazioni a proposito del corteo ma noi il corteo lo facciamo lo stesso. Dico che ormai nessuno ci può fermare. E poi c'è un'altra cosa. Il partito comunista noi lo critichiamo non cosí per criticarlo. E' logico che la rivoluzione non si farà né domani né dopodomani ma io penso questo che ormai la mentalità dell'operaio è troppo avanzata e il partito cerca di rallentarla. E' logico che bisogna andare passo per passo però alla fine dei conti quando c'è la base quando c'è la massa che spinge di sotto cioè dice che tutto è uno schifo in modo dirompente il partito continua ancora a rallentare il sindacato fa lo stesso.

Poi continuano a dire il sindacato apolitico come ha accennato prima un compagno. Ma io rispondo: Ma ci volete prendere proprio per il culo? Credete proprio che siamo ancora dei cretini da credere che il sindacato possa essere apolitico? Ma tanto loro adesso sono fregati in pieno anche loro. Sono dei mercenari e come mercenari saranno trattati. Perciò continuate cosí voi sindacati. Fatevi dare pure i soldi dai padroni finché siete in tempo. Poi vedremo al massimo ve la faremo noi la cassa da morto. Applausi. Agnelli è alle corde il capitalismo in fase di sviluppo è alle corde tutti i nostri nemici sono alle corde. Perciò continuiamo con la lotta e non ci fermeremo mai mai. Questo lo sappia Agnelli e tutti i suoi bacarozzi. Lunghi applausi.

Compagni come voi tutti sapete alla Fiat ogni giorno la percentuale di assenze è altissima. E' gente che non ce la fa più a tenere dietro ai ritmi di lavoro massacranti imposti dai padroni. E' gente che resta a casa per conservare la propria esistenza fisica. E' una continua fuga dal lavoro produttivo. Si parla di diritto alla salute di lotte contro la nocività. Ma non si dice che l'unica questione è che il lavoro è nocivo. L'immigrazione di giovani dal sud da parte della Fiat è andata avanti negli ultimi mesi a ritmo crescente. Dati i forti autolicenziamenti di operai che non vogliono piú saperne dei ritmi Fiat e dati i licenziamenti degli operai che fanno troppe assenze. Tutto questo fa comodo alla Fiat perché i nuovi assunti hanno salari piú bassi per i primi quattro anni di sfruttamento nella fabbrica.

A questo va aggiunto il circolo vizioso che porta via quasi tutto il salario. I giovani immigrati che fanno la spola fra una trattoria e un affittacamere. I risparmi per pagare i debiti dello spostamento al nord e per mandare il vaglia al sud erano possibili sei o sette anni fa. Il salario reale della Fiat è andato indietro in questi anni. Perciò lo sciopero che abbiamo fatto per Battipaglia come Battipaglia nel sud è stata la fine della politica meridionalista della Dc e del Pci dello Stato e dei monopoli quello sciopero è stata l'occasione per uno sciopero politico contro la pianificazione Fiat e statale.

Per quanto riguarda questo sciopero di giovedí non sono i sindacati che si sono accorti che gli operai non ne possono piú degli affitti. Ma sono stati gli operai con questi atti di ribellione al di fuori di ogni linea sindacale e politica a dimostrare che ne hanno fin sopra i capelli degli aumenti del costo della vita degli affitti. E che a un certo punto non possono piú essere soddisfatti dello stipendio di fame che oggi si prende. Noi chiediamo il salario garantito chiediamo di essere pagati sempre secondo le nostre necessità sia quando lavoriamo sia quando siamo disoccupati. Applausi.

Compagni adesso dopo tutte queste settimane di sciopero in cui abbiamo messo in ginocchio il padrone tutti ci dicono di non esagerare. Ce lo dicono i sindacalisti in fabbrica ce lo dicono i giornali fuori. Che se va avanti cosí ci sarà la crisi che dobbiamo stare attenti perché tutta questa produzione in meno rovina l'economia dell'Italia. E poi tutti staremo peggio ci sarà disoccupazione e fame. Ma a me non mi sembra che le cose stanno proprio cosí. Lasciamo anche da parte che come ha detto il compagno prima se l'economia dei padroni va in fallimento a noi non ci frega proprio niente. Anzi ci fa molto piacere.

Questo è verissimo ma c'è un'altra cosa. E' che a noi non ci frega niente anche perché tanto lo sappiamo che qua finché non cambia tutto siamo sempre noi a stare peggio. Non siamo stati sempre noi a pagare il prezzo piú alto di tutte le lotte? Compagni io sono di Salerno ho fatto tutti i lavori nel sud come nel nord e una cosa ho capito: Che l'operaio ha solo due possibilità o un lavoro massacrante quando le cose vanno bene o la disoccupazione e la fame quando vanno male. Io non so bene quale delle due cose è peggio. Ma tanto non è che l'operaio se la può decidere è il padrone sempre che gliela decide.

E' inutile allora che quando ci incazziamo perché non ne possiamo piú ci vengono a pregare di tornare a lavorare. Che ci vengono a fare la morale che siamo un solo paese un solo interesse generale che ognuno c'ha la sua funzione e il suo dovere e queste cose qua. Con quella vecchia storia che lo stomaco non può mangiare se le braccia non lavorano e allora tutto il corpo muore. E cosí ci pregano e ci minacciano di tornare a lavorare perché se no sarà il peggio anche per noi. Ma le cose non stanno cosí perché come ho detto prima noi tanto finché il potere ce l'hanno loro noi con loro moriamo sempre e in ogni caso sia che lavoriamo sia che no.

E in quel tranello non ci caschiamo piú perché proprio non siamo lo stesso corpo noi e loro. Non abbiamo niente in comune siamo due mondi diversi siamo nemici e basta noi e loro. La forza piú grande che noi abbiamo è proprio questo fatto di esserci convinti finalmente che col lavoro dei padroni e con lo Stato dei padroni noi non abbiamo proprio nessun i interesse in comune. Ma anzi abbiamo tutti interessi contro. Tutti i nostri obiettivi materiali sono contro questa economia sono contro questo sviluppo sono contro l'interesse generale che è quello dello Stato dei padroni. Adesso ci dicono che la Fiat fa una fabbrica in Russia a Togliattigrad e che dovremmo andarcene lí tutti per imparare a lavorare come si lavora nel comunismo.

E che cazzo ci frega a noi se anche in Russia gli operai sono sfruttati e se li sfrutta lo Stato socialista invece del padrone capitalista. Vuol dire che quello non è comunismo ma è qualcosa che non va bene. E infatti mi sembra che si preoccupano piú della produzione e di andare sulla luna anche loro invece che del benessere della gente. Perché il benessere viene prima di tutto dal farci lavorare meno. E' per questo che noi adesso diciamo no ai padroni spaventati che ci chiedono di aiutarli nella loro produzione. Che ci spiegano che dobbiamo partecipare perché è anche nell'interesse di noi tutti.

Diciamo no alle riforme per cui ci vogliono fare lottare il partito e il sindacato. Perché abbiamo capito che quelle riforme servono solo a migliorare il sistema con cui i padroni ci sfruttano. Che ci frega di essere sfruttati meglio con un po' di case un po' di medicine o un po' di scuole in piú. Tutto questo migliora solo lo Stato migliora l'interesse generale migliora lo sviluppo. Ma i nostri obiettivi sono contro lo sviluppo sono contro l'interesse generale sono nostri e basta. I nostri obiettivi cioè gli interessi materiali della classe operaia sono il nemico mortale del capitalismo e dei suoi interessi.

Noi abbiamo cominciato questa grande lotta chiedendo piú soldi e meno lavoro. Adesso sappiamo che questa è una parola d'ordine che capovolge che manda per aria tutti i progetti dei padroni tutto il piano del capitale. E adesso noi dobbiamo passare dalla lotta per il salario alla lotta per il potere. Compagni rifiutiamo il lavoro. Vogliamo tutto il potere vogliamo tutta la ricchezza. Sarà una lotta lunga di anni con successi e insuccessi con sconfitte e avanzate. Ma questa è la lotta che noi dobbiamo adesso cominciare una lotta a fondo dura e violenta. Dobbiamo lottare perché non ci sia più il lavoro. Dobbiamo lottare per la distruzione violenta del capitale. Dobbiamo lottare contro uno Stato fondato sul lavoro. Diciamo: Sí alla violenza operaia.

Perché siamo noi proletari del sud noi operai massa questa enorme massa di operai noi centocinquantamila operai della Fiat che abbiamo costruito lo sviluppo del capitale e di questo suo Stato. Siamo noi che abbiamo creato tutta la ricchezza che c'è e di cui non ci lasciano che le briciole. Abbiamo creato tutta questa ricchezza crepando di lavoro alla Fiat o crepando di fame nel sud. E adesso noi che siamo la grande maggioranza del proletariato non ne abbiamo piú voglia di lavorare e di crepare per lo sviluppo del capitale e di questo suo Stato. Non ne possiamo piú di mantenere tutti sti porci.

E allora diciamo che è ora di finirla con questi porci che tutta questa enorme ricchezza che noi produciamo qua e nel mondo poi oltre tutto non sanno che sprecarla e distruggerla. La sprecano per costruire migliaia di bombe atomiche o per andare sulla luna. Distruggono perfino la frutta tonnellate di pesche e di pere perché ce ne sono troppe e allora hanno poco valore. Perché tutto deve avere un prezzo per loro tutto deve avere un valore che è l'unica cosa che a loro interessa non i prodotti che senza valore per loro non possono esistere. Per loro non possono servire alla gente che non ne ha da mangiare. Con tutta questa ricchezza che c'è la gente invece potrebbe non piú morire di fame potrebbe non piú lavorare. Allora prendiamoci noi tutta questa ricchezza allora prendiamoci tutto.

Ma stiamo impazzendo? I padroni ci fanno lavorare come bestie e poi distruggono la ricchezza che noi abbiamo prodotto. Ma è ora di farla finita con questa gente qua. E' ora che gli facciamo il culo a tutti questi porci finalmente che li facciamo fuori tutti e ce ne liberiamo per sempre. Stato e padroni fate attenzione è la guerra è la lotta finale. Andiamo avanti compagni andiamo avanti come a Battipaglia bruciamo tutto spazziamo via queste canaglie spazziamo via questa repubblica. Lunghissimi applausi.

Martedí 1 luglio: Compagni operai di Rivalta dopo le fermate interne della scorsa settimana ieri molti operai hanno ripreso a lavorare. Questo non significa che tutto sia finito e che sia tornata la normalità. La ragione fondamentale di questa pausa nella lotta è lo sciopero generale proclamato per giovedí dai sindacati. Infatti molti operai hanno smesso di lottare ieri rinviando tutto a giovedí. Questo è pericoloso perché gli operai si stanno organizzando nella fabbrica dove sono piú forti mentre lo sciopero di giovedí tende a rompere questa organizzazione e a concludere tutto in un solo giorno. Ma i sindacati si illudono, che tutto finisca perché gli operai sapranno utilizzare anche questa occasione per rafforzare la loro lotta e i loro obiettivi. Lo sciopero va fatto come continuazione della grande lotta che gli operai della Fiat portano avanti da 45 giorni.

Lo sciopero va fatto non per chiudere le lotte come vuole il sindacato e far passare l'accordo bidone a tutti i costi ma deve essere usato dagli operai per rafforzare la lotta sugli obiettivi che sono sempre gli stessi. Lo sciopero di giovedí è stato indetto dai sindacati esclusivamente sul problema della casa. Ma il problema degli affitti non deve venire diviso dal problema della lotta in fabbrica. E' con queste lotte non andando a piagnucolare dal prefetto che si costruisce una vera forza operaia. Compagni operai giovedí mattina tutti davanti alla fabbrica in assemblea per discutere come proseguire la lotta nei giorni seguenti. Al pomeriggio corteo degli operai di tutta la Fiat che partirà da Mirafiori alle ore 15 dalla porta 2 in corso Tazzoli.

Mercoledí 2 luglio: La lotta oggi continua con le fermate a Rivalta e all'officina 13 del Lingotto e sta per riprendere alle linee. I sindacati hanno minacciato di non firmare l'accordo quell'accordo bidone che gli operai hanno già rifiutato continuando la lotta se i licenziamenti della scorsa settimana non fossero stati revocati. Pur di offrire ai sindacati ormai completamente sputtanati un'occasione per inserirsi di nuovo nel gioco la direzione ha subito revocato i licenziamenti. Senza che venisse dichiarata. nemmeno un'ora di sciopero cosa che non era mai accaduta prima negli ultimi vent'anni.

Il tentativo di intimidazione è stato completato dall'apparizione improvvisa della polizia e dei carabinieri davanti ai cancelli della Mirafiori. Come se la loro vista potesse bloccare la nostra lotta. Anche domani durante il corteo non ci lasceremo certo intimidire dalla polizia. Se il padrone crede di poter usare la polizia per bloccare la nostra lotta provi un po' a farla entrare in fabbrica per costringerci a lavorare nelle officine dove di volta in volta decidiamo di scioperare.


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